L’ex ministro democristiano: “Gli elettori, nonostante i sondaggi, presenteranno un conto salato al centrodestra. Ma, al contempo, addosseranno al terzo polo una grande responsabilità: dovranno traghettare il sistema politico italiano fuori dallo schema bipolare artefatto, in vigore fino a oggi”. E il Pd? “Con Bonelli e Fratoianni ha perso credibilità”

Tra i due manca solo il fatidico sì. Carlo Calenda dopo lo strappo col Pd ha dispiegato le vele verso il terzo polo di fattura renziana. Probabilmente quella che, ab origine, doveva essere la sua collocazione originaria. Non è da biasimare, comunque, il tentativo di correre assieme al Pd, fornendogli una “stampella” liberale. Tutto naufragato al cospetto di Bonelli e Fratoianni. E delle scelte di Enrico Letta “di cui francamente mi stupisco” e che “faranno perdere ai dem molta della credibilità assunta durante la stagione di sostegno al governo Draghi”. Calogero Mannino, ex ministro e punta di diamante della Democrazia Cristiana parla con la voce soave di chi guarda il mare. Dalla sua residenza di Sciacca osserva le onde del Mediterraneo e la tempesta della politica italiana.

Mannino, preferire Verdi e Sinistra Italiana come partner di coalizione è stato un errore da parte del Pd?

Certamente. La scelta di Letta è del tutto incomprensibile. Probabilmente ha subito il richiamo del leninismo d’accatto, ed è andato a tirarsi dentro due elementi che non porteranno nulla di positivo alla coalizione di centrosinistra, rinunciando all’apporto che invece avrebbe potuto dare Azione. Peraltro Letta, durante i mesi di sostegno all’esecutivo di Mario Draghi, aveva acquisito molti consensi e molta credibilità agli occhi dell’elettorato che fa parte del ceto medio che desidera sostanzialmente la stabilità. Adesso, con questi due innesti, rischia di dilapidare questo patrimonio.

Calenda proprio non ci poteva stare con Bonelli e Fratoianni. 

Se Calenda fosse rimasto in quella coalizione sarebbe stato “strozzato”. Sarebbero infatti state spente tutte le pulsioni che hanno dato origine al suo partito. Ha assunto una posizione coerente, andando con Matteo Renzi e Italia Viva.

Benedice l’operazione del terzo polo?

Diciamo che credo fosse l’unico approdo possibile per Calenda. D’altra parte penso che il leader di Azione riconosca i meriti di Matteo Renzi, a partire dall’aver contribuito in maniera sostanziale a creare le condizioni per l’arrivo di Draghi a palazzo Chigi, dopo il pantano del Conte bis. Il fondatore di Italia Viva ha, in questa stagione politica, riscattato i limiti degli ultimi atti del suo governo che l’avevano portato alle dimissioni dopo il referendum. Renzi ha creato un punto al centro anche per il Pd. Ed è per questo che Letta avrebbe dovuto lavorare assieme a Italia Viva.

Tra i due non corre buon sangue. 

Non importa. Alla base di tutto c’è una sgrammaticatura concettuale. Letta sta perseverando nell’errore di costruire un partito di sinistra che voglia includere il centro.

Alla luce di queste considerazioni, che prospettive immagina per il terzo polo?

Si concretizzerà la grande occasione di catalizzare i voti di coloro che voteranno per reazioni alla crisi che ha affossato Draghi. Gli elettori, nonostante i sondaggi, presenteranno un conto salato al centrodestra. Ma, al contempo, addosseranno al terzo polo una grande responsabilità: dovranno traghettare il sistema politico italiano fuori dallo schema bipolare artefatto, in vigore fino a oggi. Uscire, insomma, dalla logica dicotomica forzosa antifascismo-anticomunismo.

Il centrodestra, nonostante i sondaggi lo sanciscano stabilmente in vetta, farà fatica ad avere la maggioranza?

Nel centrodestra Giorgia Meloni è costretta a fare quasi un’opera pia, rimediando agli sproloqui dei suoi due alleati. Non a caso Fratelli d’Italia è l’unico partito in crescita e che sta assorbendo molti dei voti che prima andavano a Lega e Forza Italia. Di Meloni, gli elettori, apprezzano anche il modo costruttivo con il quale si è sempre rapportata con Mario Draghi. Dirò di più: essendo Meloni così forte, gli alleati faranno di tutto per renderle la vita difficile. E su queste debolezze avrà margine di azione il terzo polo.

L’asse Calenda-Renzi riproduce in miniatura lo schema della Dc?

La storia della Democrazia Cristiana è irripetibile, soprattutto per la connotazione e per la caratterizzazione che ha avuto. La Dc era un partito popolare che aveva come base i cattolici. Ora i cattolici non hanno un partito nel quale si riconoscono. Magari, però, nel terzo polo si incontreranno con le correnti laiche e liberali. Nel solco dell’antica tradizione di don Sturzo.

 

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