Live su Fox News, Giorgia Meloni speaking. La leader di FdI fa le prove da premier sulla rete più vista negli States e presenta il programma di governo. Economia in salsa Reagan, no a tasse e burocrazia, sostegno incondizionato all’Ucraina e stop al gas russo. Pizzino anche agli alleati?

Non è Pennsylvania Avenue ma un po’ ci assomiglia. Su Fox News c’è Giorgia Meloni. Camicia verde chiaro, alle spalle un giardino separato da una vetrata che ricorda vagamente lo Studio Ovale, la leader di Fratelli d’Italia debutta con Maria Bartiromo, una delle anchorwomen di punta della rete più vista negli States, intervistatrice frequente dell’ex presidente americano Donald Trump.

Parla da premier, Meloni. Aspirante, si intende. “Per me sarebbe un grande onore”, confida, ma guidare il Paese “non è come partecipare a un concorso di bellezza”. Otto minuti di intervista. Un solo scivolone, “no così non se dice”, per il resto slang perfetto e flusso ininterrotto di pensieri a stelle e strisce. La condottiera della destra italiana sciorina il suo programma di governo. Parte dall’economia e parla al pubblico di Fox Business. Non solo gli utenti, ma gli stakeholder. Cioè quel mondo repubblicano che vede in tasse e burocrazia fumo negli occhi.

“La prima cosa che dobbiamo fare è aiutare l’economia reale, le persone che vogliono lavorare senza uno Stato troppo presente. Dobbiamo abbassare le tasse e lasciar loro fare quello che vogliono”, dice Meloni. Che rispolvera in pieno l’alfabeto Reagan. “Libertà è la nostra parola. Le persone devono pensare libero, lavorare libero, fare quel che vogliono. Meno regole e regole più chiare”.

Governare si può, spiega, a patto però che non si prometta la luna. È un mantra che va ripetendo da settimane e che suona un po’ come una tirata d’orecchie ai suoi alleati Silvio Berlusconi e Matteo Salvini e alle loro promesse pantagrueliche, dalle pensioni alle tasse ai bonus. “In campagna elettorale diciamo agli italiani la verità”, tuona su Fox News. “La situazione non è facile, lo sappiamo. C’è una guerra in Europa, l’inflazione, la crisi del gas, dell’elettricità e dei rifornimenti energetici”.

Poteva mancare una stoccata a Bruxelles? Certo che no. Anche se, a ben vedere, è più un buffetto che una stoccata. “La pandemia e la crisi internazionale hanno rivelato la debolezza dell’Europa”, dice Meloni, scagliandosi contro “l’imponente burocrazia” che distoglie l’attenzione da “una strategia per la difesa, per l’energia, per l’industria”. Un passaggio perfino sulle “supply-chain troppo lunghe” che espongono il mercato europeo perché “qualsiasi cosa succeda nel mondo, dalla Cina alla crisi con la Russia, ci indebolisce”.

Dunque il piatto forte: la guerra in Ucraina. È il biglietto da visita atlantista della Meloni, che fin dall’inizio della guerra, dai banchi dell’opposizione, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e sostenuto Volodymyr Zelensky insieme al premier Mario Draghi. Di qui la rivendicazione su Fox News, “l’Ucraina è la punta di un iceberg, di un conflitto che ha come obiettivo la revisione dell’ordine mondiiale, se l’Ucraina cade l’Occidente cade”. Ci prende gusto, Meloni, a prendere le distanze da quella Russia cui pure alcuni suoi compagni di viaggio continuano a strizzare l’occhio. Se Kiev collassa, “gli unici vincitori sono Putin e Xi Jinping, gli europei pagheranno il conto più salato”. L’Italia, rincara, deve “tagliare il gas russo, liberarsi dalla sua dipendenza, diversificare le sue fonti”.

Se non si scagliasse subito dopo contro “l’ideologia ambientalista”, verrebbe quasi il dubbio che sia questa l’ “agenda Draghi” che il centrosinistra reclama un giorno sì e l’altro pure. La chiusura è ad effetto. “L’Occidente conta su di noi, noi vogliamo contare sull’Occidente”. E la ciliegina (elettorale), per Meloni, è l’assist finale di Bartiromo: “Sappiamo che sei una grande amica degli Stati Uniti”.

Condividi tramite