Il caso della spia russa infiltrata a Napoli porta alla ribalta il pericolo delle operazioni di spionaggio nel nostro Paese. Ma per Alberto Pagani, capogruppo Pd in commissione Difesa, in vista delle elezioni la vera minaccia è l’offensiva di disinformazione e propaganda messa in atto da Mosca sui social

In queste giornate di campagna elettorale il caso della spia russa infiltrata nel comando Nato di Napoli ha riacceso i riflettori sulle attività clandestine condotte da Mosca nel nostro Paese e in Occidente. A preoccupare in particolare c’è la possibilità che il Cremlino indirizzi le proprie operazioni di disinformazione e propaganda per cercare di influenzare il voto in Italia, come già dimostrato per altri appuntamenti elettorali in diversi Paesi europei e negli Usa. L’analisi con Alberto Pagani, capogruppo del Partito democratico in commissione Difesa della Camera.

Onorevole Pagani, in questa campagna elettorale ha fatto irruzione il tema dello spionaggio russo. Cosa ne pensa?

Purtroppo temo che parlarne non sposti un voto, perché gli elettori hanno altre preoccupazioni. Il costo del gas è andato alle stelle e arrivano bollette insostenibili alle famiglie ed alle imprese. Questo produrrà l’aumento generalizzato dei prezzi, perché il costo dell’energia incide sulla produzione di qualsiasi bene o servizio, e si scarica sul consumatore finale. Le persone sono arrabbiate per effetti di cui spesso non conoscono le cause, che non collegano direttamente a questioni geopolitiche complesse, che riguardano la Russia. Figuriamoci se lo spionaggio russo preoccupa realmente l’elettorato, la maggior parte degli elettori è talmente abituato a guardare fiction in tv che nemmeno credono che sia una cosa vera. Invece lo è.

Ma c’è una relazione tra intelligence, guerra in Ucraina e crisi energetica?

Certo che c’è, ma non arriva o non interessa all’opinione pubblica. Le elezioni sono influenzate da ciò che agisce sulla sfera emotiva delle persone, sulle loro paure, sul risentimento o sulla rabbia, non dalle analisi e dai ragionamenti. Quella parte dell’elettorato che approfondisce di più, o legge i programmi, probabilmente ha già un’opinione politica definita. Chi decide all’ultimo, sulla base di impressioni e sentimenti, non è molto interessato a capire quali sono le cause dei problemi, e spesso crede al più imbroglione, che gli dice di avere in tasca la soluzione, anche se non è vero. Il caro bollette non si risolve con una magia, ma con una politica estera ed energetica che costruisce alternative alla dipendenza dalle forniture russe. Quello che stava facendo Draghi, prima che dei politici irresponsabili ed incompetenti togliessero la fiducia al Governo, a danno degli italiani. Purtroppo nella realtà non esistono soluzioni miracolose, la politica deve studiare e conoscere i problemi complessi, per poterli affrontare.

L’intelligence serve proprio per questo…

Giusto, in sostanza serve a conoscere, per decidere. La politica ha sempre bisogno di sapere quello che accade e quello che potrà accadere nel futuro. A volte le informazioni importanti sono sotto gli occhi di tutti, altre volte sono tenute nascoste, e l’intelligence ha il compito di scoprirle. Poi deve analizzarle e interpretarle, per comprendere come stanno realmente le cose, perché nulla è ciò che appare. Spesso le apparenze ingannano e portano a commettere errori. Con una buona intelligence la politica può prendere decisioni a ragion veduta, anziché brancolare nel buio e decidere alla cieca, confidando nella buona sorte. Lo spionaggio è uno strumento che serve a questo scopo, e non c’entra nulla con la campagna elettorale. Tutti i Paesi spiano gli altri, per procurarsi le informazioni che ritengono necessarie. Scoprire adesso che anche in Italia ci sono nascoste spie russe sotto copertura è davvero ridicolo, perché è una presenza scontata. L’Italia fa parte della Nato, ha un’importanza strategica nel Mediterraneo, e le spie russe ci sono fin dai tempi della Guerra Fredda.

La vicenda di Adela, la spia russa entrata nella base Nato di Napoli, però sembra davvero presa dalla trama di un film…

Pare un’operazione clandestina ben riuscita. Questa donna aveva infiltrato un circolo del Lions Club, frequentato dai militari americani, diventandone la segretaria, conquistando la fiducia dei suoi target, e ne aveva pure sedotto qualcuno. Probabilmente è riuscita ad ottenere informazioni che le servivano, prima di rientrare in Russia. Che dire? Chapeau. Il Kgb aveva una lunga e consolidata esperienza in questo senso. Vicino a Mosca c’è una scuola specifica dove le agenti preposte a questo compito apprendono tutti i trucchi per sedurre le loro potenziali fonti di informazioni, che possono essere funzionari di ambasciata, militari, politici. Il ricatto sessuale o economico è sempre stato utilizzato per compromettere e manipolare le vittime. Gli agenti della Stasi, nella vecchia DDR, erano specializzati nel cosiddetto “metodo Romeo”: in questo caso i seduttori erano uomini e le vittime in genere erano le segretarie impiegate presso istituzioni sensibili, che lavoravano a stretto contatto con ambasciatori, alti funzionari pubblici o uomini politici, e potevano spiarli, trafugare documenti, o rivelare informazioni riservate.

Come mai questa storia esce fuori proprio durante la campagna elettorale?

Non lo so, ma con le elezioni italiane non c’entra nulla, perché si tratta di spionaggio militare, ai danni della Nato. Ovviamente questo non significa che l’intelligence russa non sia impegnata anche nelle elezioni politiche di uno dei principali Paesi europei, alleati della Nato, nel momento in cui si combatte una guerra in Ucraina. È ovvio che lo sia, e direi che è anche strategicamente giusto, dal loro punto di vista, tentare di condizionare l’esito delle elezioni italiane, per avere un Governo amico. Se l’Italia romperà la coesione europea e dell’alleanza atlantica, soprattutto sul tema della fornitura di armi all’Ucraina e delle sanzioni, Putin potrà brindare ancora

Quando è caduto il governo Draghi in effetti in Russia è probabile che abbiano festeggiato…

È certo, non è solamente probabile. I russi utilizzano i mezzi di cui dispongono per sostenere nel mondo i progetti politici che sono più funzionali ai loro interessi strategici: indebolire l’Occidente e creare divisioni nell’Unione europea e nell’Alleanza Atlantica. La fine anticipata del Governo Draghi è stata senza dubbio un sollievo per Putin, perché l’Italia aveva contribuito concretamente a contrastare l’invasione dell’Ucraina, con sanzioni economiche e forniture militari. Io considero naturale che i russi giochino la loro partita, con ogni mezzo, che possano spiare, infiltrare agenti, influenzare, corrompere. Perseguono il loro interesse nazionale, e mi stupirei molto del contrario.

In che modo, dunque, i russi cercano di condizionare l’esito delle elezioni?

Utilizzando gli strumenti di cui si sono dotati in questi anni. Uno dei più efficaci è la fabbrica dei troll, la Internet Research Agency, un esercito ombra di psico-guerrieri che combatte quotidianamente la guerra dell’informazione sulla rete. Sono impiegati che utilizzano troll e bot per diffondere capillarmente sui social network i contenuti propagandistici che vogliono al Cremlino, producendo migliaia di contenuti al giorno, al fine di manipolare l’opinione pubblica. Diffondono bufale, spargono semi-verità ingannevoli, producono contenuti divisivi, materiale propagandistico, e interagiscono con gli utenti, aggrediscono, intimoriscono, insultano, avvelenano il dibattito. Il loro lavoro poi è potenziato, moltiplicato per mille, dalle macchine, i cosiddetti bot, che riproducono e diffondono automaticamente questi contenuti diretti a manipolare l’opinione pubblica. Dietro questa azienda c’è l’oligarca Evgenij Prigozhin, lo stesso dell’esercito mercenario privato Wagner Group, detto lo chef di Putin perché si è arricchito con la ristorazione, ed ha investito il denaro guadagnato grazie ai suoi protettori in attività utili a sdebitarsi con chi lo ha aiutato.

Chi coordina queste attività di disinformazione?

La guerra dell’informazione russa basata sui social media coinvolge tre tipologie di attori: statali, come gli uffici preposti del Governo, militari e dei servizi segreti; quelli quasi statali, che sono i media come RT, Sputnik, o la comunicazione di Gazprom, che sono quelli che vengono definiti State-affiliatede actors; e quelli che non sono affiliati allo Stato ma operano comunque sotto la guida indiretta del Cremlino, come la già citata Internet Research Agency, ma anche attivisti freelance, i bloggers o gli hackers. La cosa importante che emerge però è che questa attività, che proviene da diverse fonti informative, o disinformative, è pianificata e coordinata in modo mirabilmente sistematico e molto ben organizzato, come numerose analisi di intelligence e documenti Nato dimostrano chiaramente.

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