Per la prima volta il Pontefice si è pronunciato con preoccupazione per la repressione nel Paese centramericano, senza però parlare dei religiosi arrestati nelle ultime settimane. Nessun commento invece sul regime di Nicolás Maduro

“Seguo da vicino con preoccupazione e dolore la situazione creatasi in Nicaragua, che coinvolge persone e istituzioni. Vorrei esprimere la mia convinzione e il mio auspicio che per mezzo di un dialogo aperto e sincero si possano ancora trovare le basi per una convivenza rispettosa e pacifica. Chiediamo al Signore che ispiri nei cuori di tutti tale concreta volontà”.

Con queste parole, pronunciate all’Angelus, papa Francesco ha rotto il silenzio sulla repressione del regime di Daniel Ortega in Nicaragua contro rappresentanti della Chiesa locale. È la prima volta che il Pontefice parla di questa situazione, cominciata anni fa (qui l’articolo di Formiche.net), e intensificatasi negli ultimi mesi con l’arresto di molti sacerdoti e la chiusura di emittenti radio cattoliche. Tra gli arresti più eclatanti c’è quello di Rolando José Álvarez, vescovo di Matagualpa, noto critico di Ortega.

Il card. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) ha inviato una lettera a mons. Carlos Enrique Herrera Gutierrez, vescovo di Jinotega e presidente della Conferenza Episcopale del Nicaragua, nella quale dice: “Con sgomento e incredulità riceviamo notizie delle dure persecuzioni che il popolo di Dio e i suoi pastori stanno subendo a motivo della fedeltà al Vangelo della giustizia e della pace”. Ha aggiunto che è stato chiesto “ai responsabili politici di garantire la libertà di culto e di opinione non solo agli esponenti della Chiesa cattolica, ma a tutti cittadini […] La nostra vicinanza e la nostra solidarietà all’Episcopato e all’intera Chiesa nicaraguense”.

“Ultimamente abbiamo appreso dell’arresto di mons. Rolando Jose Alvarez, vescovo di Matagalpa, insieme ad altre persone, tra cui sacerdoti, seminaristi e laici – ha sottolineato il card. Zuppi -. Si tratta di un atto gravissimo, che non ci lascia insensibili e che ci induce a tenere alta l’attenzione su quanto accade a questi nostri fratelli nella fede”. “La nostra preghiera e la nostra costante attenzione agli eventi che li riguardano in questo momento di particolare sofferenza”, ha concluso il cardinale.

Poco si parla invece della crisi sociale e umanitaria, e delle violazioni dei diritti umani in Venezuela. Papa Francesco ha nominato il reverendo Gerardo Ernesto Salas Arjona nuovo vescovo di Acarigua-Araure in Venezuela. Nato a Bailadores, nello stato Merida, nel 1966, ha svolto gli studi di Filosofia e Teologia nel seminario maggiore di Merida, ottenendo la licenza in Teologia all’Istituto di Liturgia Pastorale Santa Giustina di Padova. È stato parroco di Espiritu Santo a Ejido, di San Buenaventura a Matriz, di Santiago Apostol a La Punta, di San Miguel Arcangel a El Llano e di Nuestra Senora del Rosario a Merida; e professore e direttore accademico nel seminario maggiore arcidiocesano San Buenaventura. Dal 2016 è stato sottosegretario della Conferenza Episcopale Venezuelana.

A luglio, mons. Ignacio Ceffalia, incaricato d’affari della nunziatura in Venezuela, ha letto il messaggio del Pontefice in occasione dell’inaugurazione della II Assemblea Nazionale Pastorale. “Il Santo Padre saluta con affetto agli organizzatori, così come ai partecipanti, e gli incoraggia a sforzarsi perché in ogni parrocchia, con la spinta dello Spirito Santo, si risponda con creatività alle sfide del tempo attuale, dando un significativo contributo perché i cristiani possano camminare e lavorare insieme con la consapevolezza che la Chiesa è ‘sinodale’ e deve essere sempre ‘in uscita’, in modo che tutti si sentano coinvolti nella missione del Signore”.

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