Il presidente Biden ha firmato il pacchetto che stanzia 52,7 miliardi di dollari di sussidi per la produzione e la ricerca di semiconduttori statunitensi. Secondo gli esperti di Cnas e Csis la mossa di Washington è una novità resasi necessaria dalla sfida cinese. Per il successo saranno fondamentali gli alleati, a partire dall’Europa

Nella giornata di martedì il presidente statunitense Joe Biden ha firmato un disegno di legge bipartisan (chiamato Chips and Science Act of 2022) per stanziare 52,7 miliardi di dollari di sussidi per la produzione e la ricerca di semiconduttori statunitensi. L’obiettivo è favorire il reshoring delle aziende statunitensi e aumentare la competitività dell’intero settore, anche per fronteggiare gli sforzi scientifici e tecnologici della Cina. Il colosso asiatico ha infatti esercitato pressioni contro il disegno di legge, con l’ambasciata cinese a Washington che ha affermato che la Cina “si oppone fermamente” alla legge, che secondo lei ricorda una “mentalità da guerra fredda”.

GLI STANZIAMENTI

Il pacchetto vale come detto 52,7 miliardi di dollari, messi sul piatto dall’amministrazione Biden per la ricerca, lo sviluppo, la produzione e lo sviluppo della forza lavoro americani. Ci sono 39 miliardi di dollari in incentivi alla produzione, inclusi 2 miliardi di dollari per i chip legacy utilizzati nelle automobili e nei sistemi di difesa; 13,2 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo e sviluppo della forza lavoro; 500 milioni di dollari per fornire attività internazionali di sicurezza della tecnologia delle comunicazioni dell’informazione e della catena di approvvigionamento dei semiconduttori. Sono previsti inoltre un credito d’imposta sugli investimenti del 25% per le spese in conto capitale per la produzione di semiconduttori e relative apparecchiature e uno stanziamento da 1,5 miliardi di dollari per la promozione e l’implementazione di tecnologie wireless che utilizzano reti di accesso radio aperte e interoperabili.

L’URGENZA DEL PACCHETTO

L’America ha inventato i semiconduttori, ma oggi produce circa il 10% della fornitura mondiale (nessuno dei chip più avanzati) e dipende dall’Asia orientale per il 75% della produzione globale. Il CHIPS and Science Act è pensato per sbloccare centinaia di miliardi di investimenti in semiconduttori nel settore privato in tutto il Paese, inclusa la produzione essenziale per la difesa nazionale e i settori critici. “Questi fondi sono inoltre dotati di forti barriere, assicurando che i destinatari non costruiscano determinate strutture in Cina e in altri Paesi a rischio e impedendo alle società di utilizzare i fondi dei contribuenti per riacquisti di azioni e dividendi degli azionisti”, ha sottolineato la Casa Bianca.

LA SVOLTA INDUSTRIALE

Con il provvedimento, la politica industriale non è più un tabù a Washington, ha dichiarato Emily Kilcrease, direttrice del programma Energia, economia e sicurezza del Center for a New American Security. “Il legislatore ha posto importanti vincoli ai 52 miliardi di dollari di sussidi per i chip, tra cui forti restrizioni sugli investimenti che le aziende beneficiarie dei sussidi possono effettuare in Cina”, ha commentato invitando a tenere d’occhio il tema dei controlli sugli investimenti in uscita. “Nel corso del prossimo anno, sia da parte del Congresso sia da parte della Casa Bianca, ci si attendono ulteriori interventi in materia”.

IL RISCHIO CINESE

Ha parlato di “svolta” anche Scott Kennedy, esperto di Cina ed economia del Center for Strategic and International Studies. “Non perché gli Stati Uniti non abbiano mai praticato una politica industriale prima d’ora”, ha spiegato ricordando che il primo sviluppo dei semiconduttori e di Internet è stato in gran parte dovuto al sostegno del Pentagono. “Sembra però che stia iniziando una nuova era in cui il sostegno del governo per rafforzare la competitività delle industrie, per ragioni commerciali, di sicurezza nazionale, di salute pubblica e di ambiente, sarà considerato più necessario e normale che in passato”. Ma attenzione. “All’alba di una nuova era, è importante definire bene sia gli obiettivi sia gli strumenti della politica industriale, in modo che sia efficace e coerente con gli impegni internazionali. Altrimenti, questo cambiamento lascerà l’economia statunitense in condizioni peggiori rispetto al passato”, ha evidenziato l’esperto mettendo in guardia gli Stati Uniti da tentazioni cinesi di capitalismo di Stato.

IL COMMENTO DI BLINKEN

Il provvedimento “è un passo importante per preparare ulteriormente la nostra economia per il XXI secolo e rafforzare la nostra diplomazia regionale della catena di approvvigionamento, anche attraverso il Consiglio per il commercio e la tecnologia tra Stati Uniti e Unione europea, il Quadro economico indo-pacifico e il Partenariato delle Americhe per la prosperità economica”, ha dichiarato Antony Blinken, segretario di Stato.

IL RUOLO DI ALLEATI E PARTNER

Infatti, come sottolineato da Carisa Nietsche, esperta della programma Sicurezza transatlantica presso il think tank Center for a New American Security, una componente fondamentale dell’attuazione del Chips and Science Act of 2022 “sarà il modo in cui gli Stati Uniti si coordineranno con i loro alleati e partner. È impossibile per un solo Paese raggiungere l’autosufficienza nella produzione di chip”, ha spiegato. “Nel caso dei semiconduttori, il friendshoring, ovvero il basare le catene di approvvigionamento in Paesi partner fidati, è una necessità per costruire catene di approvvigionamento resilienti”. Il friendshoring nella catena del valore dei semiconduttori “sarà necessario per salvaguardare la competitività economica e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dell’Europa. Mentre l’Unione Europea lavora per l’approvazione dell’European Chips Act, gli Stati Uniti devono coordinarsi con i loro partner e alleati europei per garantire la complementarietà delle catene di fornitura attraverso l’Atlantico”.

(Foto: Twitter @POTUS)

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