Troppo digiuno formativo in materia politica ha ingrossato le schiere dei puritani, come quelle dell’antipolitica, dell’astensionismo, della chiusura in un privato individualista, razzista e meschino. Certo il quadro presente non brilla affatto, scrive Rocco D’Ambrosio, ma ciascuno di noi può fare qualcosa…

Cosa c’entra un movimento religioso inglese (XVI-XVII sec) con la politica italiana? Molto; a partire dal fatto che i puritani, all’epoca, erano coloro che vivevano “secondo principî morali e religiosi più rigidi: il che dimostra come questa severità fosse l’aspetto del movimento che richiamò, e richiama, più fortemente l’attenzione degli estranei” (Treccani on line). Quelli nostrani – anche chiamati “duri e puri” – non ammettono errori, credono che la politica sia il regno della sintesi perfetta tra teoria e azione, della bacchetta magica che risolve tutti i problemi e, se sono religiosi, si spingono anche a pensare che la politica possa conformarsi perfettamente al credo religioso e tradurlo in legge.

Troppo digiuno formativo in materia politica ha ingrossato le schiere dei puritani, come quelle dell’antipolitica, dell’astensionismo, della chiusura in un privato individualista, razzista e meschino. Certo il quadro presente non brilla affatto: basti pensare allo scarso impegno di tutti i parlamentari nell’elaborare una seria e costituzionale legge elettorale, come anche allo squallore politico mostrato nella rielezione di Mattarella e poi nella sfiducia a Draghi. Tutto ciò non invoglia a partecipare al voto.

Ma perché non dovremmo andare a votare: perché (quasi tutti) i politici sono cinici, attaccati a se stessi, al potere e a interessi come l’edera al muro? Motivazione troppo debole. Se cosi fosse non dovremmo andare più a lavorare, o divertirci, mandare i piccoli a scuola e i giovani all’università, o frequentare istituzioni culturali, religiose, sportive. I problemi umani, etici e tecnici che presenta la politica italiana sono, grosso modo, gli stessi che presentano le altre istituzioni. Se la politica è “sporca” (non del tutto), lo sono, in parte, anche le famiglie, la scuola, l’università, la pubblica amministrazione, i media, la cultura, il mondo sportivo e via dicendo. Ovunque ci sono corrotti, ladri, impostori, ego stratosferici, cinici, razzisti e individualisti; ma anche tanta brava gente matura, proba e competente. Se ci impegniamo in queste aggregazioni per renderle migliori, lo stesso dobbiamo fare in politica, nel senso più ampio e nei contesti più diversi che il termine “politica” intende. Iniziando col voto.

Ma non ci sono solo i puritani che non vogliono “sporcarsi le mani”, nemmeno col voto; ci sono anche i puritani del “come noi non c’è nessuno”. Sono quelli che hanno da dire su tutto e su tutti, che non si alleano, non dialogano, non collaborano con nessuno. Sono perfetti: puri e santi come loro non c’è nessuno. Pontificano da giornali e cattedre, sempre alla ricerca dell’ottimo che è nemico del bene; dimenticando che la politica (come ogni realtà umana) è il campo del bene possibile non di quello perfetto. Spesso ho il forte dubbio che questo comportamento abbia un po’ favorito – pur non volendolo – la crescita di quei leader ed elettorati individualisti, cinici, affaristi e razzisti, di cui oggi ci lamentiamo.

Una parola sulle alleanze politiche. Qui la confusione regna sovrana: ego colossali si aggirano in cerca di voti da divorare, profeti della prima come dell’ultima ora sanno già tutto, prevedono già tutto e hanno la soluzione per tutto. Non fa male ricordare che le alleanze non si fanno con la puzza sotto al naso, né col puritanesimo intellettualoide. Le alleanze, come la politica, devono avere due solidi fondamenti: principi e strategie, teorie e azione, contenuti e programmi, politics and policies, direbbero gli anglosassoni. I primi sono i fondamenti (etici e costituzionali), i secondi sono le scelte concrete, sempre frutto di dialogo e mediazione, discernimento etico e studio della situazione. Si media sui secondi, ma si tengono fermi i primi; le “agende” hanno valore se contengono gli uni e gli altri. La politica, diceva La Pira, è l’arte di “meditare intorno ai problemi sociali ed apportare ad essi la nostra collaborazione di pensiero e di opere”.

Non andremo a votare “turandoci il naso” o con una sensazione di nausea, ma con scienza e coscienza, direbbe l’etica medica. In altri termini con un grande senso di responsabilità, che si può fortificare, in questo mese, prima di tutto capendo meglio la legge elettorale con cui votiamo (il Rosatellum), discutendo tra amici e in piccoli gruppi su contenuti e programmi dei partiti e dei candidati, approfondendo su cosa sta distruggendo alcune democrazie, in Europa e nel mondo, per evitare di cascare negli stessi baratri.

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