Nei prossimi giorni una squadra dell’Agenzia internazionale per l’energia nucleare (Onu) farà il punto sui sistemi di sicurezza dell’impianto, che rimane al centro di un feroce conflitto d’informazione tra Kiev e Mosca

È stato programmato per questa settimana l’intervento delle Nazioni Unite a Zaporizhzhia, la regione ucraina che ospita la centrale nucleare più grande d’Europa, diventata il fulcro di una battaglia d’informazione tra invasi e invasori. La comunicazione arriva dal capo dell’Agenzia internazionale per l’energia nucleare (Iaea), Rafael Mariano Grossi, che ha annunciato su Twitter di essere in viaggio assieme al resto dei componenti della neonata Missione di supporto e assistenza.

La missione Iaea valuterà i danni fisici, le condizioni in cui il personale (ucraino) lavora nell’impianto, e la funzionalità dei sistemi di sicurezza e protezione. L’agenzia dell’Onu ha anche comunicato che avrebbe “eseguito attività di salvaguardia urgenti”, un riferimento al controllo del materiale nucleare. È proprio sul rischio di un disastro nucleare (improbabile, secondo gli esperti) che il Cremlino ha giocato nelle ultime settimane, pubblicando materiale pensato per intimorire i cittadini ucraini e i vicini europei.

Quella russa è una “strategia della tensione” che Mosca conduce in parallelo con altre due tipi di attività, secondo le autorità ucraine: i bombardamenti della zona, che oltre ad aver mietuto vittime nei centri abitati attorno alla centrale hanno messo fuori uso la maggior parte degli gli impianti di trasmissione dell’elettricità, e l’attribuzione della responsabilità alle forze armate ucraine. Le parti si sono accusate a vicenda dei bombardamenti avvenuti nelle ultime 24 ore, come già accaduto diverse volte nelle settimane precedenti.

Kiev sospetta che gli invasori utilizzino la centrale come “scudo” per nascondervi armi pesanti e mirino a scollegarla dalla rete ucraina, costringendo i territori occupati a rifornirsi con l’energia russa prodotta in Crimea (in mano al Cremlino dal 2014). Intanto le autorità della regione di Zaporizhzhia, memori del disastro di Chernobyl del 1986, stanno distribuendo compresse di iodio e istruendo la popolazione su come reagire a un eventuale disastro nucleare. Anche al netto dei danni alla centrale, scrivono le autorità russe, i livelli di radiazione sono nella norma.

Preoccupati da un deterioramento delle condizioni di sicurezza, non si contano più i leader globali (tra cui figurano papa Francesco e il premier italiano Mario Draghi) che invocano una demilitarizzazione della centrale. La missione dell’Iaea può fare poco per i bombardamenti, ma perlomeno dovrebbe riuscire a fornire un resoconto ben più attendibile di quello proveniente dal Cremlino. Anche le fonti di Mosca hanno annunciato la partenza degli esperti Iaea, cosa che rafforza le probabilità che la Russia gli conceda l’accesso ai luoghi contesi.

Immagine: profilo Twitter di Rafael Mariano Grossi, Iaea

Condividi tramite