La Cina reagisce criticando la nuova fornitura di armi che l’amministrazione Biden invierà a Taiwan. Washington intende (in modo bipartisan) rafforzare Taipei per rendere le dinamiche dell’annessione pensate da Xi meno praticabili

La Cina ha minacciato pesanti ritorsioni davanti all’annuncio della vendita di armi americane a Taiwan per un valore di 1,1 miliardi di dollari. Le tensioni tra Washington e Pechino, e Taipei, non finisco, e lo status quo dell’isola continua a modificarsi.

L’amministrazione Biden ha approvato un pacchetto di forniture militari che comprende 355 milioni di dollari per missili aria-mare Harpoon e 85 milioni di dollari per missili aria-aria Sidewinder, ha annunciato il dipartimento di Stato. Ma la parte più consistente della vendita riguarda il supporto logistico — valore 655 milioni di dollari — per il programma radar di sorveglianza di Taiwan, che fornisce avvisi di difesa aerea. I sistemi sono diventati più importanti in quanto la Cina ha intensificato le esercitazioni militari vicino a Taiwan — una delle varie modifiche allo status quo che hanno caratterizzato la reazione di Pechino alla visita, a inizio agosto, della Speaker statunitense Nancy Pelosi.

Secondo Washington l’attrezzatura è necessaria a Taiwan per “mantenere una sufficiente capacità di autodifesa” a Taiwan. È la giustificazione con cui l’amministrazione ha notificato la vendita al Congresso, dopo la chiusura dei lavori di venerdì. A Capitol Hill non ci sono opposizioni sostanziali: la difesa di Taiwan, che è parte anche del macro-tema che riguarda il confronto con la Cina, è una priorità bipartisan. Tra i sistemi in arrivo, armi simili a quelle che gli Usa hanno fornito all’Ucraina per difendersi dall’invasione russa: ed è come se sia Washington che Taipei stiano in parte mettendo in atto gli insegnamenti ricevuti dalla crisi imposta da Mosca a Kiev — sebbene i due dossier abbiamo delle caratteristiche diverse.

L’amministrazione ha dichiarato che gli accordi sono conformi alla politica statunitense su Taipei, la One China. Ha inoltre esortato Pechino “a cessare le pressioni militari, diplomatiche ed economiche contro Taiwan e ad impegnarsi invece in un dialogo significativo con Taiwan”. La vendita rappresenta un tassello nel rinforzo di Taiwan, che nel corso degli ultimi tre decenni ha visto via via allargarsi il gap di spesa (e di capacità) militare con la Cina.

L’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che la vendita di armi “mette gravemente a rischio le relazioni tra Cina e Stati Uniti e la pace e la stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan”. La Cina “adotterà con determinazione le contromisure legittime e necessarie alla luce dell’evoluzione della situazione”.

Laura Rosenberger, direttore senior della Casa Bianca per la Cina e Taiwan, ha risposto che mentre la Cina “continua ad aumentare la pressione su Taiwan, anche attraverso una maggiore presenza militare aerea e marittima intorno a Taiwan, e si impegna in tentativi di cambiare lo status quo nello Stretto di Taiwan, gli Usa stanno fornendo a Taiwan ciò di cui ha bisogno per mantenere le sue capacità di autodifesa”.

L’acrimonia e la retorica stridente tra Stati Uniti e Cina su Taiwan sono aumentate notevolmente dopo la visita di Pelosi, ed è sembrato che la Cina cercasse l’occasione per alzare il livello dell’ingaggio e dello scontro, è automaticamente modificare a proprio vantaggio (e con aggressività) quello status quo. Dopo il viaggio di Pelosi a Taipei ci sono state almeno altre due visite del Congresso e diverse visite di governatori di Stati americani, tutte condannate dalla Cina.

Giovedì, l’esercito di Taiwan ha dichiarato di aver abbattuto un drone che si muoveva sopra uno dei suoi avamposti insulari appena al largo della costa cinese, nelle Kinmen. La vicenda rappresenta un incidente irrituale, che aveva avuto già dei precedenti simili il giorno prima, quando Taiwan aveva dichiarato di aver messo in guardia dai droni che si libravano sopra tre delle isole che amministra al largo della costa della città portuale cinese di Xiamen.

La Cina rivendica Taiwan come proprio territorio, da annettere con la forza se necessario. Pechino ha interrotto anche i contatti informali dopo l’elezione di Tsai Ing-wen, indipendentista, a presidente di Taiwan nel 2016. Per il leader Xi Jinping, che riceverà un terzo terzo mandato dal congresso plenario del Partito Comunista Cinese che ci sarà tra poche settimane, è semplicemente inaccettabile l’esistenza della Repubblica di Cina. Il Partito/Stato non può concepire — per strategia e per narrazione — la presenza di due Cine.

L’amministrazione di Tsai ha invece spinto per un rafforzamento delle relazioni internazionali di Taiwan, cercando di rendere queste legami che conferiscano a Taipei autorità — complicando le dinamiche di annessione progettate da Pechino. Contemporaneamente, la presidente taiwanese ha aumentato il budget militare. Il prossimo anno Taipei prevede di incrementare del 12,9% la spesa per la difesa.

Gli Stati Uniti hanno definito le esercitazioni cinesi di agosto come una grave, eccessiva reazione e hanno risposto facendo navigare due incrociatori con missili guidati attraverso lo Stretto, che la Cina individua come sue acque sovrane. Il ministero della Difesa di Taiwan ha ringraziato per l’annuncio della vendita di armi, aggiungendo che le recenti attività “provocatorie” della Cina rappresentano una seria minaccia e che la vendita aiuterà il Paese a far fronte alla pressione militare cinese. “Allo stesso tempo, aiutano il nostro Paese a rafforzare le sue capacità di difesa complessive e a mantenere congiuntamente la sicurezza e la pace dello Stretto di Taiwan e della regione indo-pacifica”.


In questi giorni, l’isola centrale taiwanese è stata circondata dalle manovre protettive della flotta giapponese. Il partito di Tsai ha anche annunciato che il governo di Taipei intende dotarsi di quattro droni da perlustrazione Sea Guardian statunitensi e che le discussioni su questa commessa stanno procedendo. Un contratto preliminare sarebbe stato firmato il 24 agosto.

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