Sarebbe perciò necessario che la politica, ed in particolare il governo che uscirà vincente dalle prossime elezioni del 25 settembre, iniziasse a svolgere in questa direzione un’azione di moral suasion nei confronti di tutto il sistema bancario, che, peraltro, ha retto molto bene sia alle passate crisi finanziarie che a quelle della pandemia e della guerra. La riflessione di Riccardo Pedrizzi

Il prezzo del metano è arrivato al record di 295 euro il Megawattora e la luce è andata oltre 605 euro. Dagli hotel alle lavanderie, dalle aziende chimiche alla ristorazione sono stati già annullati i margini di un anno e nulla fa prevedere che la situazione andrà ad alleggerirsi…anzi. Per questo ci si aspetta un sostegno importante da parte di tutto il sistema bancario anche perché causa inflazione la Bce dovrà ridurre il pompaggio di liquidità, i nuovi mutui costeranno di più, ed anche quelli già accesi a un tasso variabile subiranno aumenti.

L’Eurirs è in calo di 72 punti base all’1,83% ma le banche sono lente nel seguire la discesa; ci sarà lo tsunami delle bollette e migliaia di aziende rischiano di chiudere. Occorre pertanto una grande disponibilità al servizio della comunità locale e nazionale da parte delle banche
So bene che le banche sono imprese come tutte le altre e come tali devono produrre utili non solo per assicurare il buon andamento aziendale, per remunerare adeguatamente il capitale (e quindi i risparmiatori che hanno investito in esse), per essere in grado di affrontare la competizione, che spesso è internazionale, ma sono anche imprese che svolgono un servizio alle famiglie ed alle imprese ed a tutela delle realtà territoriali locali e nazionali.

In effetti contribuiscono allo sviluppo della comunità, rappresentando un fattore di coesione sociale. Per tale motivo il profitto non può essere l’unico obiettivo delle proprie attività. A questo ruolo, che è di carattere economico, sociale, culturale e solidaristico non sembra negli ultimi tempi abbia assolto una parte del nostro sistema bancario, se è vero che, a differenza di famiglie di imprese, soprattutto le PMI, che, durante tutto il periodo della pandemia e poi della guerra russo-ucraina, non se la sono passata bene, ha conseguito profitti che non avevano mai visto, nemmeno prima della crisi pandemica.

Infatti dall’analisi dei bilanci al 31/12/2021 risulta chiaramente che sia le grandi banche che quelle medio-piccole e persino le cosiddette banche di prossimità hanno registrato consistenti aumenti dei loro utili, che per i primi dieci istituti hanno raggiunto gli 8,5 miliardi di euro con notevoli incrementi rispetto all’anno precedente: Banca Intesa è passato dai 3.277 milioni a 4.185 milioni di euro; Unicredit ha raggiunto da meno 2.785 milioni a più 1.540 milioni di euro; banco Bpm è andato da 20 milioni a 569; Mediobanca da 411 a 526. milioni; Bper da 237 milioni a 525; Credem da 202 a 352; Crédit Agricole da 206 a 346 persino Monte dei Paschi di Siena è salito da meno 1687 a più 310. milioni; la Popolare di Sondrio da 107 a 269 milioni. E potremmo continuare ancora con altri istituti di credito, avendo tutti beneficiato della forte ripresa economica nazionale; del favorevole spread sui Btp, dovuto all’immissione di forte liquidità da parte della Bce; alle garanzie statali sui prestiti alle imprese che hanno consentito il rientro delle posizioni moratorie.

Anche per il corrente anno l’andamento per le banche è rimasto positivo, mentre a causa dell’inflazione che ha falcidiato stipendi, salari e pensioni e dall’aumento di tutte le materie prime dall’energia agli alimentari la situazione di famiglie e imprese è ulteriormente peggiorata. Nei primi sei mesi di quest’anno, infatti, gli utili delle banche risultano ancora in crescita, perfino rispetto all’anno 2021, che era stato eccezionale. se si esaminano i bilanci dei sette maggiori istituti italiani.

Ad esempio vediamo che Unicredit ha registrato un più 16,9%, arrivando a chiudere con 2.092 milioni di euro (è il miglior risultato degli ultimi 10 anni); Bper con più 176% è arrivato a 1.384 milioni; popolare di Sondrio +21,3%; Banco BPM ha fatto +6,3, arrivando a 384 milioni, che rappresentano il miglior risultato di sempre. Persino le piccole realtà fanno registrare progressi: il gruppo Sella chiude con 61,5 milioni rispetto ai 34,5 dello stesso periodo dell’anno precedente; la Cassa di Risparmio di Ravenna a 17,5 milioni di euro con più 56,48%. Anche le holding delle Bcc chiudono in forti utili la Bcc Iccrea fa un utile di 683,3 milioni rispetto ai 405 dell’anno precedente e il Gruppo Cassa Centrale arriva ad un utile netto di 446 milioni rispetto ai 306 dello stesso periodo del 2021.

Da questi alti profitti ne è derivata una remunerazione del capitale con dividendi ai soci delle banche a livello record. Solo Intesa Sanpaolo ha distribuito 1.633 milioni di euro rispetto agli 850 del 2021 (addirittura si è ricomprato recentemente 51 milioni di proprie azioni raggiungendo con l’acquisto di complessivi 430 milioni di azioni, pari a 738 milioni di euro, circa il in 2,6% ed è in campo per arrivare a 3,4 miliardi del proprio capitale sociale) ed Unicredit 1.305 rispetto ai 323 dell’anno precedente e recentemente è stata autorizzata dalla BCE ad un riacquisto di azioni proprie fino a un miliardo di euro e conta di arrivare a raccogliere 2,6 miliardi.

I fattori che hanno determinato questi risultati così brillanti sono stati innanzitutto: la notevole contrazione dei costi di gestione con la chiusura di migliaia di sportelli (in 10 anni quasi 12.000 da 32.881 a 21. 650) che lasciano sguarniti 3.000 comuni. Si tratta di una vera e propria desertificazione di quasi il 40% delle nostre realtà comunali. Poi il taglio del personale che ha visto una diminuzione dell’8% con una perdita di 24.000 posti di lavoro ed altri 5008 lasceranno prossimamente. Inoltre sono aumentate tutte le spese fisse dei conti correnti, come ha rilevato la stessa Banca d’Italia e il più grande sindacato di bancari, la Fabi.

Si sono innalzati i tassi di interesse sugli affidamenti, in particolare sugli sconfinamenti transitori e si è pressoché azzerata la remunerazione dei depositi. Peraltro continuano ad emergere pratiche commerciali scorrette come quelle, ad esempio che condizionano l’erogazione di un mutuo o altro finanziamento alle sottoscrizione di costose polizze assicurative o come quelle che subordinano la concessione del mutuo all’apertura ed alla tenuta di un costoso conto corrente.

Sarebbe perciò necessario che la politica, ed in particolare il governo che uscirà vincente dalle prossime elezioni del 25 settembre, iniziasse a svolgere in questa direzione un’azione di moral suasion nei confronti di tutto il sistema bancario, che, peraltro, ha retto molto bene sia alle passate crisi finanziarie che a quelle della pandemia e della guerra.

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