Le interruzioni di corrente sono allo studio del governo Truss per ridurre i consumi. Ciò vorrebbe dire bloccare gran parte delle attività quotidiane, comprese quelle bancarie, mettendo in ulteriore difficoltà i cittadini. Per questo si studiano piani di emergenza e lo spostamento temporaneo dei lavoratori, ma i tempi sono stretti

Questo inverno, a Londra, il segno meno davanti ai numeri potrebbe significare non solo recessione economica. L’inflazione che fa imbizzarrire i prezzi dell’energia è una delle massime priorità del nuovo governo guidato da Lizz Truss, vista l’insostenibilità delle bollette che le famiglie britanniche dovranno affrontare in autunno. Una delle soluzioni per abbattere i costi potrebbe portare l’Esecutivo conservatore a pianificare delle interruzioni della corrente elettrica, tanto nelle case dei cittadini quanto per alcune industrie, banche comprese. “Tutte le aziende, indipendentemente dalle dimensioni, stanno prestando molta attenzione” alla situazione, ha dichiarato Andrew Rogan, direttore dell’associazione di categoria UK Finance che sta facilitando i colloqui congiunti per trovare una soluzione. “Non c’è alcun senso di panico, si stanno solo assicurando che le loro anatre siano in fila”.

Ecco allora che per i grandi istituti finanziari stanno cercando di stilare dei piani di emergenza, che possano essere adottati in tutte le filiali sparse per il mondo. Come scrive Bloomberg, la statunitense JP Morgan li ha già adottati mettendo all’interno delle sedi più grandi dei generatori di riserva o pensando a uno spostamento dei dipendenti da un luogo a un altro. In realtà, ad avere questi generatori, che dovrebbero garantire sufficiente corrente elettrica per circa tre giorni, sono tutte le banche più importanti. Ma potrebbe non essere sufficiente, visto che se ci saranno queste interruzioni forzate non è ancora chiaro quanto dureranno. Per questo, molte banche stanno anche esplorando la zona limitrofa a Londra (dall’Essex al Survey e quant’altro) per cercare nuove strutture.

Non solo. Le idee sul tavolo sono numerose e diverse, perché se è certo che l’onda della crisi energetica arriverà (in parte ha già fatto la sua comparsa), non si conosce ancora con esattezza con quale impeto si abbatterà. Dalle previsioni, sembrerebbe essere un vero e proprio tsunami. Così, si cerca di ridurre quanto più possibile i consumi. I prezzi dell’energia sono quasi sullo stesso livello di quelli degli affitti e le varie società finanziarie stanno installando al loro interno dei contatori intelligenti, che possano segnalare quando le luci rimangono accese o quando l’aria dei condizionatori supera la soglia raccomandata.

I problemi potrebbero non fermarsi alla vita quotidiana in ufficio, ma riguarderebbero l’intera gestione della banca. I rischi interessano infatti i data center per via delle temperature. Se troppo alte o troppo basse, queste potrebbero infatti mettere fuori gioco i vari sistemi, creando dei problemi enormi alle persone. Ne sa qualcosa proprio Londra, che a luglio temeva di veder collassare la propria rete elettrica a causa della grande richiesta per il caldo estremo che ha triturato la Gran Bretagna. Non a caso, ad agosto il governo britannico già pensava alle misure da prendere, compresa l’interruzione delle corse dei treni in particolari orari della giornata e la chiusura degli uffici governativi e delle biblioteche. Situazioni simili si sono viste in California, distrutta dagli incendi, o al contrario in Texas, quando lo scorso inverno le rigide temperature hanno messo fuori gioco la rete elettrica lasciando così al freddo gran parte dei cittadini.

Le soluzioni? Si copiano dagli altri. Per capire come affrontare nel giusto modo la crisi, si guarda a chi con questa realtà ci convive tutti i giorni da ormai diversi anni. Come il Sud Africa, che spesso si ritrova senza corrente. Le banche locali, pertanto, hanno già preso delle precauzioni per permettere l’attività ordinaria. Invest South Africa, ad esempio, è da quattordici anni che ha installato generatori diesel di back-up per proteggere il proprio data center, così che possano rimanere sempre in funzione quando manca la corrente.

Sono tutte ipotesi valide, che possono essere prese per tamponare il problema. Certo è che serve del tempo per capire come rendere questi piani il più funzionali possibile, adattarli alle esigenze e fare in modo che funzionino. Bisogna, insomma, creare una cultura del risparmio non solo economico, ma anche energetico. I tempi sono però serrati e l’inverno è sempre più vicino.

Nel Regno Unito ci sono infrastrutture troppo vecchie, alcune di trenta o quarant’anni, che devono essere modernizzate nonostante l’opposizione che riscontra tale processo. Londra è chiamata a investire di più nella sua rete elettrica e, insieme a lei, tutto il mondo. Per l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), a livello globale vengono spesi 300 miliardi di dollari: dovrebbero essere il doppio per affrontare i problemi delle attuali reti elettriche.

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