Il nuovo Sovrano britannico suggella l’inizio del suo regno con un solenne giuramento: “Nella devozione della Regina, prometto di servire la Costituzione della nostra nazione finché sarò in vita. Sarò al vostro servizio con lealtà, rispetto e amore”. Carlo III convince e commuove. Il commento di Gianfranco DAnna e il video integrale

Continuità dell’esempio della Regina, fedeltà alla Costituzione, progresso del Regno. Re Carlo ricomincia da questi tre snodi principali ed è acclamato e baciato dalla folla.

Il tono profondo e commosso delle parole hanno un fulcro evidente e convincente, Elisabetta II, l’esempio di dedizione al Paese da seguire e la continuità da osservare, ed un contesto sottinteso. Quello della storia dello sviluppo socio economico del Regno Unito al quale Re Carlo si rivolge per la prima volta da Sovrano dopo aver studiato per oltre 50 anni, sotto la guida dell’ineguagliabile modello materno, come rappresentare con imparzialità l’unità costituzionale e le prerogative del parlamento.

Ma il vero battesimo dell’ex Principe di Galles che verrà proclamato ufficialmente Re solo oggi, durante una cerimonia a St. James Palace, é avvenuto fra la gente con uno spontaneo, ma plateale: “Maestà la posso baciare?” che segna la compiuta trasfigurazione del nuovo Re, all’inizio del bagno di folla che accoglie affettuosamente, con molte lacrime e parole commosse per la scomparsa della Regina, il neo Sovrano britannico all’ingresso di Buckingham Palace. Un incipit regale e insieme popolare per Re Carlo che rappresenta il termometro dei sentimenti degli inglesi verso l’erede della Regina della loro vita.

Un termometro sotto i pervasivi obiettivi delle tv di tutto il mondo che ha misurato istantaneamente l’empatia dell’opinione pubblica  più di ogni retorica o apologetica considerazione storico istituzionale su una  successione obiettivamente delicata e con un enorme iniziale dislivello comparativo rispetto ai 70 anni di regno elisabettiano.

Assieme al bacio sulla guancia di una giovane donna si sono verificati diversi baci sulle mani di un Re Carlo commosso, ma sicuro di sé, che ha salutato guardando negli occhi tutti da vicino, stretto vigorosamente un migliaio di mani, risposto alle condoglianze e ringraziato quanti gli rivolgevano parole di incoraggiamento.

Emblematica anche l’immagine di Carlo III e della Regina consorte Camilla che varcano quasi in punta di piedi il cancello e l’ingresso di Buckingham Palace.

Nel primo discorso alla nazione il nuovo Sovrano britannico inizia con un solenne giuramento: “Nella devozione della Regina, oggi prometto di servire la Costituzione della nostra nazione finche sarò in vita nel Regno Unito e dovunque voi viviate. Sarò al vostro servizio con lealtà, rispetto e amore”, e mentre Carlo parla volteggia, come un riflesso condizionato, la suggestione che nella storia della monarchia inglese molto più che i Re hanno sempre e comunque primeggiato le Regine, a cominciare da Elisabetta I, la regina Vittoria ed Elisabetta II, la Regina della Storia!

Il nuovo sovrano, come i retori latini che sostenevano che l’oratoria è come una fiamma che per risplendere deve essere alimentata, utilizza per illuminare l’avvio del suo Regno la luce splendente della madre Elisabetta, la stella polare che ha incardinato per almeno altre tre generazioni la monarchia britannica. Come ricorda Re Carlo, citando con orgoglio il figlio e prossimo successore William del quale preannuncia la nomina dinastica a Principe di Galles.

Il Sovrano cita, e in sostanza perdona, il figlio Harry e si dice certo che ai funerali della Regina Elisabetta tutta la famiglia sarà presente e unita. Amorevole soprattutto il riferimento a Camilla, la Regina consorte, ma a questo punto è mancato un accenno, anche di sfuggita, alla madre dei suoi figli, la defunta Principessa Diana morta tragicamente in un incidente stradale a Parigi nell’agosto del 1997.

Una lacuna che prevedibilmente non sarà perdonata a Carlo III, che rischia di iniziare a regnare con il fantasma di Diana sulle prime pagine degli implacabili giornali popolari britannici. God save the King.

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