I riverberi italiani dopo il caso del voto in Ue contro Orban a cui non hanno partecipato Lega e FdI. Il parlamentare azzurro precisa: “Il programma della coalizione prevede di stare dentro Ue e Nato: non c’è nessun dubbio, non c’è nessun tentennamento”

Non c’è nessun dubbio, non c’è nessun tentennamento da parte del centrodestra italiano su Nato e Ue. Lo dice a Formiche.net il parlamentare di Forza Italia Andrea Mandelli, a proposito del caso scoppiato attorno al voto europeo sul governo Orban, a cui Lega e Fdi non hanno aderito. “Siamo per l’Europa, siamo con la Nato e condanniamo l’invasione russa in Ucraina: i nostri leader, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni e i moderati hanno firmato e sottoscritto questo programma”, assicura.

Perché Forza Italia può essere la forza propositiva al centro del centrodestra italiano?

Sicuramente Forza Italia è già il centro del centrodestra. Direi, tradizionalmente, che noi diamo voce proprio ai moderati italiani o a loro coloro che non si riconoscono nella sinistra e nel modo di governare della sinistra. Siamo sempre stati coerenti alle nostre idee, i nostri valori, i nostri programmi. Sicuramente la nostra presenza nella coalizione assicura quella spinta liberale, popolare, moderata, europeista che è indispensabile per governare proprio il nostro Paese. E devo dire che questo è un riconoscimento che ci viene dall’Europa. Basta leggere proprio le parole di Manfred Weber anche nella sua recentissima visita in Italia. Quindi sicuramente noi rappresentiamo nel centro del centrodestra quella forza di stabilità importantissima, quella appunto di riferimento dei moderati che vogliono lavorare, pagare le tasse giuste, avere una vita sicura e avere quindi uno Stato, diciamo più amico e meno e meno meno o proprio più o meno pessimismo.

Silvio Berlusconi ha detto fuori dal governo se sarà antieuropeista a proposito del voto sul governo ungherese. Qual è la sua opinione? La destra è divisa su Viktor Orbàn?

Assolutamente no. Io sono uno degli autori del programma elettorale di centrodestra. Noi lo abbiamo scritto come primo punto, proprio per evitare confusione: siamo per l’Europa, siamo con la Nato e condanniamo l’invasione russa in Ucraina. Il nostro programma è quello, fuori dal quale non c’è nessun’altra riflessione. Questo fa fede perché i nostri leader, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni e i moderati lo hanno firmato e sottoscritto. Quindi non c’è nessun dubbio, non c’è nessun tentennamento.

La visita del presidente Weber a Roma ha sancito anche la consapevolezza del Ppe di aprirsi a, per esempio, un eventuale governo di destra in Italia, visti i timori iniziali?

Noi siamo convintamente nel Ppe. Questo è anche scritto quest’anno nel nostro simbolo con cui ci presentiamo agli elettori. E anche le stesse parole di Mario Draghi durante il meeting di Cl hanno detto con grande chiarezza che questo è un grande Paese che sarà governato sicuramente con autorevolezza nei prossimi mesi con chi verrà dopo di lui. Quindi non vedo davvero quale sia il dubbio.

Ieri il sovranismo, oggi il conservatorismo: la destra italiana ha deciso cosa fare da grande?

Il centrodestra è sempre stato plurale, senza mai cadere in contraddizione negli obiettivi di fondo. Che sono molto chiari: semplificazione fiscale e burocratica, aiuto a chi ha bisogno ma senza cadere nell’assistenzialismo ideologico, che costa molto alla società e allo Stato. E ancora, centralità della persona che vuol dire, per esempio, una scuola orientata al merito e una sanità al valore della prossimità. Su questi punti, nonostante nel centrodestra ci siano storie e sensibilità diverse, ci troviamo perfettamente d’accordo. Siamo persone responsabili e dunque, se ci sono differenze nelle ricette da applicare, troveremo una sintesi.

Il Terzo polo rosicchia voti a Fi?

Quel progetto nasce dalla necessità che avevano alcune persone uscite da altri partiti, in particolare dal Pd, di sopravvivere politicamente. E dall’assoluta inaffidabilità dei suoi presunti leader: non dimentichiamo che Calenda aveva già stretto un accordo con il Pd, salvo poi rimangiarselo dopo una settimana. Ma è lì che torneranno dopo il voto. Perché non ci si inventa liberali in una manciata di giorni. Noi lo siamo da 28 anni. Sono convinto che gli italiani sapranno distinguere.

Condividi tramite