Con una nuova giurisprudenza, il leader nordcoreano ha rinnovato la dottrina nucleare: possibilità di attacchi preventivi e soprattutto definizione di “irreversibile” della dimensione di potenza atomica. Ossia, chiusa la strada (almeno apparentemente) per qualsiasi colloquio sulla denuclearizzazione

Una nuova legge costruita dalla satrapia di Pyongyang permetterà alla Corea del Nord di effettuare un attacco atomico preventivo, e dichiara “irreversibile” status di potenza nucleare del Paese.

Due passaggi che complicano notevolmente eventuali negoziati sulla denuclearizzazione, anche se in realtà sono in stallo da diverso tempo. E adesso si fa più concreata la possibilità che il leader Kim Jong-un possa ordinare di riprendere test nucleari (per la prima volta dal 2017), dando spessore operativo alla nuova giurisprudenza.

Dopo il fallimento dei tentativi di contatto portati avanti dall’ex presidente statunitense Donald Trump – che aveva anche avuto alcuni vertici faccia a faccia con Kim – l’amministrazione di Joe Biden ha cercato di marginalizzare il dossier.

Contemporaneamente, Pyongyang ha manifestato varie fasi di tensione e scontento, tornando a compiere per ora solo test missilistici. Quest’anno il Paese ha condotto un numero di test di armi senza precedenti, lanciando più di 30 missili balistici, tra cui il primo vettore balistico intercontinentale sparato in cinque anni.

La Corea del Nord è politicamente, economicamente e commercialmente isolata da diversi layer di sanzioni, ma il Paese ha mantenuto contatti con la Cina e con altri Paesi.

In questi giorni sono circolate notizie su un possibile invio di armamenti nordcoreane alla Russia, che si trova in difficoltà tecniche sul fronte ucraino. Sempre in questi giorni, è uscita la notizia secondo cui il gruppo APT nordcoreano “Lazarus” (APT38) sta sfruttando i server VMWare Horizon per accedere alle reti aziendali di fornitori di energia negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone.

Lazarus è un attore protagonista di attacchi e minacce cyber sostenuto dallo Stato nordcoreano, e noto per aver condotto campagne di spionaggio, furto di dati e di criptovalute negli ultimi dieci anni, in centinaia di attacchi sofisticati a livello internazionale. Queste nuove informazioni sono parte delle conferme su come sia sul piano militare convenzionale che su quello nucleare, così come sul cyberwarfare, Pyongyang sta ritornando aggressiva.

La nuova legge, approvata giovedì dall’Assemblea Suprema del Popolo, consentirà alla Corea del Nord di effettuare un attacco nucleare preventivo “automaticamente” e “immediatamente per distruggere le forze ostili”, quando un altro Paese rappresenta una minaccia imminente per Pyongyang, ha annunciato l’agenzia ufficiale Korean Central News Agency (KCNA).

Con questa legge, “lo status del nostro Paese come Stato dotato di armi nucleari è diventato irreversibile”, ha dichiarato il Kim. “L’importanza di legiferare in materia di armi nucleari è quella di tracciare una linea di demarcazione irreversibile, in modo che non ci possano essere contrattazioni sulle nostre armi nucleari”, ha detto il leader in un discorso all’assemblea.

Come spesso accade, in certe decisioni e narrazioni del satrapo nordcoreano c’è da leggere anche un messaggio, sia diretto all’interno che pensato per mantenere lo standing internazionale. Kim vuole mantenere la presa sul potere e con la nuova legislazione si garantisce un livello di ingaggio contro il nemico (l’America e i suoi alleati) che è molto apprezzato dai gerarchi più reazionari – che mal digerivano i tentativi di contatto con Washington e con Seul.

Pubblicizzando la nuova dottrina militare, inoltre, Kim cerca anche di trasmettere un segnale all’esterno: si vanta delle capacità raggiunte dal suo Paese, chiede di essere incluso nel gruppo ristretto delle nazioni dotate di deterrente atomico, fissa come obiettivo di un eventuale dialogo un meccanismo simile al controllo degli armamenti – e non quello della denuclearizzazione.

Si tratta di argomentazioni irricevibili a Washington come a Seul o Tokyo, ma sono quelle attorno a cui è andato in tilt il dialogo con Trump. Sebbene il presidente repubblicano fosse personalmente aperto a qualche forma intermedia, per l’amministrazione statunitense non esiste niente di meno che la definitiva rimozione del programma nucleare per permettere a Pyongyang di uscire dal buco degli stati paria.

Biden nelle rare volte che ha affrontato l’argomento durante questi suoi primi due anni di presidenza, si è sempre detto pronto a tornare ai colloqui con Kim in qualsiasi momento o luogo, mentre il presidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol, eletto a maggio, ha dichiarato che il suo Paese avrebbe fornito massicci aiuti economici se Pyongyang avesse iniziato a rinunciare al suo arsenale. Il punto è che Kim ha adesso reso chiare le sue condizioni, e sono inconciliabili con quelle delle controparti.

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