Il viceministro uscente al Mise: “Proprio per il contesto nel quale il governo si troverà a fare la legge di bilancio, a mio parere, occorre evitare scelte avventate e rassicurare da un lato il Paese e dall’altro i mercati internazionali”

Le stime sul Pil parlano di un rallentamento. Nel 2023 la crescita si fermerebbe allo 0,6%, contro il 3,3% dell’anno in corso. “Ma se la Russia interrompesse di getto le forniture energetiche la crescita si azzererebbe senz’altro”. Gilberto Pichetto Fratin, viceministro uscente al Mise (in quota Forza Italia) prospetta uno scenario non facile nel quale il prossimo esecutivo si dovrà muovere per compilare la Finanziaria. I fattori in campo sono diversi, ma a fare la parte del leone sarà, come è tristemente noto, la farà l’emergenza energetica. Per affrontare questo problema, tiene a sottolineare Pichetto, “non si parte da zero”.

Il prossimo esecutivo dovrà studiare senz’altro misure per mitigare l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese. Come ci si muoverà?

Penso essenzialmente su due fronti. Da un lato un ‘piano famiglie’ che riduca gli impatti energetici e dall’altro il versante produttivo. Misure che in qualche modo prendono le mosse dell’ultimo Dl Aiuti. Per calmierare i prezzi immaginiamo un tetto fino a tre kilowattora. Sarà senz’altro un onere per lo stato far fronte a questi rincari, ma è una misura necessaria anche sotto il profilo sociale, oltre ad avere come effetto uno stimolo alla razionalizzazione dei consumi.

E per il mondo produttivo?

Penso che sia arrivato il momento di interrompere la politica dei bonus a spot e di mettere in campo misure efficaci nel lungo termine. Il credito d’imposta, ad esempio, andrebbe esteso e ampliato. A ogni modo le misure da inserire nella finanziaria saranno oggetto di una profonda discussione e condivisione tra i soggetti che compongono la maggioranza.

Dove trovare le risorse?

Un primo passo sarebbe quello di sospendere l’erogazione del reddito di cittadinanza a coloro che rifiutano anche solo la prima offerta di lavoro. Questo sarebbe un primo, sensibile, passo avanti.

Le stime di crescita sul nostro Paese per il prossimo anno non sono particolarmente lusinghiere. 

Nel primo semestre del 2022 il sistema produttivo del Paese ha retto, tant’è che la nota di aggiornamento al Def è stata in rialzo rispetto alle stime iniziali che sancivano una crescita al 3,1%. Il prossimo anno le stime parlano di una crescita dello 0,6%. Questo rallentamento è imputabile per lo più alla crisi energetica e, se la Russia chiuderà le forniture definitivamente, potrebbe ridursi ancora molto. Le variabili sono tantissime.

Questo riduce lo spazio di manovra del prossimo esecutivo.

Certamente. Lo spazio di manovra sarà assolutamente esiguo. Ma proprio per il contesto nel quale il governo si troverà a fare la legge di bilancio, a mio parere, occorre evitare scelte avventate e rassicurare da un lato il Paese e dall’altro i mercati internazionali. Questo deve essere il momento delle rassicurazioni.

Da viceministro al Mise lei stava seguendo diversi tavoli piuttosto importanti. Quali devono essere le priorità, in questo senso, per il governo che verrà?

Senz’altro ci siamo concentrati molto su due versanti: l’automotive e la chimica. Il primo è un settore che sta ‘cambiando pelle’ e subendo una grande transizione che deve essere accompagnata e seguita con attenzione. Per la Chimica vale più o meno lo stesso ragionamento. Fermo restando che, tra le priorità, ci sarà da riprendere il mano la questione legata al protocollo di Marghera dal quale dipende tanta parte della Chimica di base italiana.

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