“L’organo che sarebbe auspicabile fosse creato coinvolgerebbe tutti gli utenti, sarebbe al loro servizio, assolvendo principalmente a due compiti”, spiega Ruben Razzante, docente di diritto dell’Informazione, “il monitoraggio costante dei contenuti e una ‘conciliazione’ volta a risolvere le controversie evitando lungaggini che generalmente tolgono credibilità alle informazioni ancorché rettificate”

Un organo che faccia ordine nel mare magnum della rete, che ristabilisca la veridicità delle informazione laddove si ravvisino errori o inesattezze e che elimini eventuali inesattezze in tempi utili. Evitando procedure farraginose. Uno strumento, insomma, a totale disposizione degli utenti. Sono stati tanti, negli anni, i tentativi di istituire un giurì per la correttezza dell’informazione. A ben guardare, tuttavia, nessuna proposta di legge è mai stata discussa in aula. Ma c’è chi, ora più che mai, ritiene questo giurì assolutamente indispensabile. E ha rilanciato l’idea, che ha già peraltro accolto il placet dei vertici nazionali dell’Ordine dei Giornalisti. La proposta arriva da Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione all’Università Cattolica, fondatore del portare dirittodellinformazione.it e membro della task force contro le fake news sul covid nei governi Conte II e Draghi.

Razzante, l’esigenza di creare un organo che abbia le caratteristiche di ciò che lei ha rilanciato esiste da diversi anni. Tutte le proposte di legge, però, non sono mai state discusse. Cosa può cambiare nella prossima legislatura?

In effetti di questo problema se ne parla da almeno vent’anni, ossia da ben prima che l’informazione in rete si diffondesse a questa velocità e che il web assumesse una presenza così pervasiva. Ed ecco perché se l’esigenza era valida lustri fa, ora è un’urgenza. Nei famosi cento giorni del prossimo governo il giurì per la corretta informazione sarebbe auspicabile prendesse forma.

Pino Pisicchio, più volte deputato (e collaboratore di Formiche.net) avanzò una proposta di legge nel 2013 in questo senso. 

Sì, così come ne venne avanzata un’altra nel 2018. Proprio perché Pisicchio, già nel 2013, si rese conto che il giurì sarebbe stato un “luogo” nel quale dirimere le controversie figlie di false informazioni (o informazioni fuorvianti) sul web, evitando di passare dai vari organismi di disciplina.

Sarebbero dunque coinvolti solo coloro che appartengono a una “categoria”?

No, ed è questo se vogliamo, un ulteriore punto di forza. L’organo che sarebbe auspicabile fosse creato coinvolgerebbe tutti gli utenti, sarebbe al loro servizio, assolvendo principalmente a due compiti: il monitoraggio costante dei contenuti e una “conciliazione” volta a risolvere le controversie evitando lungaggini che generalmente tolgono credibilità alle informazioni ancorché rettificate.

Nella sua idea quale potrebbe essere la composizione dell’organismo?

Potrebbe essere composto da cinque o al massimo da una decina di persone, selezionate a seguito di un bando per titoli. Dovrebbero senz’altro farne parte giornalisti, docenti, giuristi ed esperti della produzione di notizie sul web.

Si tratterebbe di un organismo che avrebbe giurisdizione esclusivamente in rete?

Senz’altro a farla da padrone sarebbero i contenuti prodotti e diffusi in rete. Per massimizzare l’efficacia del giurì sarebbe auspicabile stipulare un accordo anche con le piattaforme. Presidiando i social si renderebbe quel mondo meno tossico.

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