“L’esperienza del governo Draghi difficilmente sarà replicabile, non fosse altro perché è stato un governo di unità nazionale. Orban? È stato votato tramite un’elezione democratica. Ma le sue posizioni spesso confliggono con le posizioni rappresentate dal popolarismo europeo”. Intervista a Deborah Bergamini, sottosegretario ai rapporti con il Parlamento

L’esperienza del governo Draghi è difficilmente ripetibile in futuro, dice a Formiche.net Deborah Bergamini, sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, ma un certo tipo di approccio (razionale, pragmatico e operativo) potrà essere molto utile al prossimo esecutivo. Conversazione con l’esponente di Forza Italia.

Dal Cdm via libera all’unanimità al decreto Aiuti ter da 14 miliardi di euro: i conti italiani restano in ordine?

Comunque i conti italiani al momento restano in ordine, perché questi denari sono stati trovati: non abbiamo scelta, dobbiamo farli restare in ordine. È chiaro che stiamo affrontando una situazione drammatica in termini di prospettive e quindi voglio sottolineare la grandissima reattività del governo, e anche di tutte le forze politiche per la verità, rispetto a cercare di tamponare la situazione del caro bollette sia per le imprese sia per le famiglie. Il governo ha agito su due versanti, estendendo il bonus sociale per le famiglie ed estendendo il credito d’imposta anche ad aziende più piccole. Per cui credo che siamo sulla strada giusta e i segnali sono chiari. È ovvio che poi dobbiamo lavorare anche su un fronte di medio termine che richiede una cooperazione a livello europeo e poi chiaramente un programma di riduzione di dipendenza dal gas russo dettagliato oggi dal ministro Cingolani.

C’è un pezzo dell’agenda Draghi che comunque il prossimo governo potrebbe tenere in considerazione?

Credo che l’esperienza del governo Draghi difficilmente sarà replicabile, non fosse altro perché è stato un governo di unità nazionale, dove forze molto eterogenee tra loro si sono impegnate per risolvere di fatto due questioni principali: la pandemia e il Pnrr. Però penso che un certo tipo di approccio spero sarà in continuità anche da parte del prossimo governo.

Ovvero?

Un approccio non ideologico ma estremamente razionale, pragmatico e operativo. Ecco, questo, secondo me dovrebbe essere un po’ il fil rouge del prossimo governo, quale esso sarà. Naturalmente auspico che sarà un governo a forte trazione Forza Italia e di coalizione di centrodestra. Il fattore distintivo è questo, perché nell’attuale fase storica, con le complessità che dobbiamo affrontare anche immediate, non ci possiamo permettere alcuna ideologia né un approccio non di concretezza.

A proposito di concretezza: come si fa a ridurre le tasse alle imprese senza però gravare ancora sulle finanze del Paese?

È chiaro che, in una fase iniziale, ridurre le tasse chiaramente determina minori entrate. Però noi dobbiamo anche avere fiducia nelle capacità del nostro Paese, perché contrariamente allora non dovremmo candidarci neppure a governarlo. Noi portiamo avanti la flat tax non da oggi ma dal 1994, perché ha con sé questi due elementi. A questo cambio di paradigma evidentemente corrisponderanno maggiori entrate, perché si genererà più ricchezza nel sistema economico, avendo meno tasse da pagare. Quindi è una forma di redistribuzione anche quella per conferire maggiore vitalità dell’economia e quindi maggiori introiti per le casse dello Stato. Si tratta di un circolo virtuoso che bisogna avviare. Riteniamo che con le coperture che abbiamo calcolato nel nostro programma rispetteremo l’abbassamento della pressione fiscale. Ma attenzione: alla flat tax si arriva gradualmente, così come alla riduzione del cuneo fiscale. Ricordo che nell’ultimo governo Berlusconi la pressione fiscale scese notevolmente, con i benefici che ci sono stati per l’indotto economico.

Balneari: come superare un’errata interpretazione della direttiva Bolkestein?

La questione dei balneari secondo me soffre di un pregiudizio: che i balneari siano una categoria in qualche maniera favorita. Noi difendiamo un principio che parte dalle coste italiane, cioè dai confini italiani e riteniamo che le liberalizzazioni siano uno strumento assolutamente necessario. Però non pensiamo che all’interno della direttiva Bolkestein siano stati presi in carico tutti gli effetti di quella direttiva. Ora non voglio anche qui entrare troppo nel tecnico, ma quando si parla di concessioni demaniali si parla di beni perché c’è chi parla di spiagge. Credo che lo stesso Bolkestein lo disse, invitato tra l’altro da me alla Camera, che le concessioni demaniali marittime non rientrano nel concetto di direttiva dei servizi. Se fosse stato infatti così, non ci sarebbe una sedimentazione di sentenze, l’una diversa dall’altra, l’una in contrapposizione all’altra, che vanno avanti dal 2006 ad oggi. Questa, quindi, è materia dibattuta: bisogna accettarlo, non c’è una verità assoluta.

Come se ne esce?

Dobbiamo rispettare la sentenza del Consiglio di Stato che è stata emessa alcuni mesi fa e che naturalmente non va incontro a quello che noi difendiamo, ovvero l’italianità delle imprese che usufruiscono di queste concessioni. Però noi riteniamo ci siano ancora margini di negoziazione a livello europeo, perché così come è stata scritta la Bolkestein lascia aperte molte ombre.

C’è concorrenza per i voti liberali, tra Terzo Polo e FI?

Il Terzo Polo nasce come espressione di due esponenti eletti con il Partito Democratico, uno dei due è stato anche segretario del Partito Democratico. Si chiama Terzo Polo perché, dopo aver fatto un accordo con le sinistre, ha cambiato idea, altrimenti sarebbe stato dentro l’alleanza della sinistra, visto che questi erano gli accordi che sono stati presi e poi sono stati stracciati. Quindi, al di là delle parole riformismo o liberalismo, mi risulta molto difficile immaginare che il Terzo Polo possa incarnare una qualunque forma di interesse per l’elettorato moderato liberale e non vedo una grande possibilità di dividerci. Il centrodestra in Italia siamo noi. E il moderatismo, il popolarismo europeo, il liberalismo siamo noi di Forza Italia, e non da oggi. Credo che tutto ciò sia molto chiaro agli elettori italiani.

Viktor Orbàn è stato votato dai cittadini ungheresi, allora perché secondo lei l’Ue lo striglia in questo modo?

Sì, è stato votato tramite un’elezione democratica. Ma le posizioni prese da Orbàn spesso confliggono con le posizioni rappresentate dal popolarismo europeo, dalla visione solidale di costruzione di un’architettura europea occidentalista, atlantista, moderna, per la quale noi, nel Partito Popolare Europeo, tradizionalmente ci battiamo e che fa parte dei nostri convincimenti più radicati come Forza Italia. Quindi è chiaro che questa è una dinamica che è destinata a proseguire.

@FDepalo

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