Il programma del Joint strike fighter F-35 continua a crescere, con la richiesta di adesione da parte di sempre più Paesi soprattutto in Europa, con l’Italia a fare da apripista. Nel nostro Paese, intanto, crescono le capacità interforze e multidominio rese possibili dal caccia della Lockheed Martin

È una stagione positiva per il programma americano F-35. Dopo l’annuncio di adesione al Joint strike fighter da parte della Grecia, ora è la Spagna a mostrare interesse per il velivolo. Dei nuovi Paesi che hanno condiviso il programma, oltre che di obiettivi e strategie del caccia di quinta generazione, si è discusso a Crystal City, negli Stati Uniti, dove ogni anno si riuniscono le nazioni partner e le aziende che oltre a Lockheed Martin partecipano alla produzione dell’aereo (Pratt& Whitney, Northrop Grumman, BAE Systems e Rolls Royce). A rappresentare l’Italia c’era il segretario generale della Difesa, Luciano Portolano, che ha partecipato al forum coordinato dal sottosegretario del Pentagono, William A. La Plante.

L’esercitazione di Alghero

Dalla Virginia alla Sardegna, dove gli F-35B italiani a decollo corto e atterraggio verticale sono stati protagonisti dell’esercitazione congiunta di Aeronautica e Marina effettuata ad Alghero. Le manovre seguono quelle di gennaio a Pantelleria e dell’anno scorso su nave Cavour per rafforzare ulteriormente le capacità interforze e multidominio dei caccia. Nel corso delle manovre due F-35B, uno per Forza armata, sono atterrati presso il distaccamento aeroportuale sardo dove hanno effettuato un’attività di rifornimento a terra a motori accesi, in gergo “hot-pit”, da un aereo KC-130J tramite l’utilizzo del sistema Alarp (Air landed aircraft refuelling point). A seguire, i due F-35B hanno condotto una simulazione di Offensive counter air (Oca) contrapposti a due Eurofighter e al sistema di difesa aerea del Poligono sperimentale e di addestramento interforze di Salto di Quirra (Pisq), a protezione dello spazio aereo dell’area contesa.

Cooperazione aero-navale

“Dobbiamo sfruttare ogni opportunità per far crescere insieme le nostre capacità operative”, ha commentato il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, generale Luca Goretti, presente all’esercitazione. Con lui anche il comandante in capo della Squadra navale, ammiraglio Aurelio De Carolis, che ha ricordato come la Marina stia “lavorando in modo molto stretto con l’Aeronautica per sviluppare insieme tattiche e procedure”. Scopo dell’attività è ampliare le capacità della Difesa italiana di proiettare il potere aerospaziale in profondità in tutte le possibili aree di intervento, anche in quegli scenari caratterizzati dalla presenza di basi austere, cioè dotate di piste troppo corte per i caccia convenzionali o dove manca il supporto tecnico e logistico.

La scuola di volo internazionale

Tra l’altro l’isola sarda ospita a Decimomannu l’International flight training school (Ifts). Una scuola di volo avanzato gestita da Leonardo e dall’Aeronautica per la formazione dei piloti militari italiani e stranieri sui velivoli T-346A. “La realtà della Ifts è già operativa, concretizzatasi con l’avvio dei corsi a luglio per i piloti italiani, e con i corsi internazionali che inizieranno a ottobre”, ha spiegato il comandante dell’Arma azzurra, aggiungendo come l’interoperabilità interforze e internazionale sarà l’elemento fondamentale che consentirà di agire con efficacia negli scenari del futuro. “Se abbiamo addestramenti simili – ha concluso Goretti – non abbiamo bisogno di capire come voliamo perché lo facciamo tutti nella stessa maniera, e la stessa cosa la stiamo facendo con la Marina” con gli F-35B.

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