Una fuga convulsa, massacri e demoralizzazione: è un quadro agghiacciante quello che emerge dalla ritirata dell’armata russa. Uno spaccato che evidenzia l’avversione popolare alla guerra di Putin. Da Washington arriva intanto l’ammonimento al presidente russo a non usare atomiche tattiche. La risposta sarebbe consequenziale, ha affermato Biden. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Totale disorganizzazione e demoralizzazione delle truppe: queste le cause principali della ritirata a valanga dell’armata russa sul fronte di Kharkiv e Izyum.

Che i soldati di Mosca non sentano affatto l’invasione dell’Ucraina come la loro guerra, una guerra di popolo, lo provano le numerose lettere scritte a mano dai militari russi, pronte per essere spedite ai familiari, ma anche quelle ricevute da casa e dagli amici. Lettere che abbandonate nel caos provocato dalla controffensiva ucraina sono state trovate assieme a vari documenti e all’intero archivio militare di un reparto di stanza a Izyum.

”È un inferno”. “Sto sperimentando l’esaurimento fisico e morale”. “Ho chiesto di essere congedato per il peggioramento della mia salute e la mancata assistenza medica”. Lo scrivono i soldati ai genitori. E fra le missive ricevute una inizia così: “Ciao, non so chi riceverà questa lettera, ma so che stai attraversando un periodo davvero difficile in questo momento”. La firma è di una ragazza di nome Nastya. In un’altra lettera ricevuta al fronte un ragazzo di nome Leonid scrive: “Penso che la guerra sia qualcosa di molto brutto e spaventoso”.

Lettere accorate, pubblicate dal Washington Post, che evidenziano il netto rigetto dei combattimenti tanto fra i soldati in prima linea quando fra i familiari. Ritraggono il diffuso sentimento di frustrazione di truppe abbattute, alla disperata ricerca di rifugi sicuri e con il morale a pezzi dopo mesi di combattimenti. “Mi rifiuto di fare il mio dovere nell’operazione speciale sul territorio dell’Ucraina a causa della mancanza di giorni di vacanza e dell’esaurimento morale”, ha significativamente scritto un ufficiale che si è identificato come il comandante di un reparto di missili antiaerei della regione di Mosca, rischierato in prima linea in Ucraina. Complessivamente il contenuto delle missive consente di ricostruire i retroscena degli eventi che hanno determinato il convulso ritiro da Kharkiv e Izyum, dove in molti casi le truppe sono fuggite dopo aver a malapena combattuto.

Un’onda d’urto, quella della demoralizzazione dell’armata russa, difficile da contrastare visti gli iniziali proclami di facile conquista dell’Ucraina diffusi dal Cremlino all’inizio dell’invasione. La guerra di Vladimir Putin, come anche a Mosca viene sommessamente definita, sta provocando contraccolpi durissimi alla Russia, non soltanto in termini di perdite di vite umane (circa 50.000 vittime e il triplo di feriti, il bilancio provvisorio dei primi sei mesi di conflitto) e di dissesto economico, ma anche d’immagine nazionale per gli orrori dei massacri che vengono scoperti via via che i russi si ritirano. “Non distogliere lo sguardo dalle immagini che emergono dalle città ucraine liberate come Izyum: questo è il volto dell’occupazione russa. Paesi e città trasformate in fosse comuni”, ha affermato commosso il primo ministro estone Kaja Kallas.

Sul piano militare gli analisti sono cauti. L’Ucraina non ha affatto vinto la guerra, l’ha soltanto incanalata verso la riconquista delle regioni invase. Come conferma Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, “il contrattacco dell’Ucraina contro le truppe russe è stato molto efficace, ma dobbiamo capire che questo non è l’inizio della fine della guerra, dobbiamo essere preparati per il lungo periodo”.

La prospettiva alla quale tutte le proiezioni strategiche si riferiscono, quella del cosiddetto “generale inverno” gioca tuttavia questa volta a svantaggio dei russi che se ne sono storicamente avvalsi contro Napoleone e conto i nazisti. Ghiaccio e temperature polari renderanno difficile soprattutto l’afflusso dei rinforzi di Mosca, molto più lontani dalle basi di rifornimento che non le truppe di Kiev che combattono “in casa” per la liberazione del loro Paese.

Di ritorno dal vertice dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai senza alcun risultato militarmente utile e anzi con un evidente ridimensionamento di immagine e di ruolo nel rapporto con la Cina, Putin secondo l’intelligence statunitense sarebbe tentato dall’uso di bombe atomiche tattiche, a basso impatto, per evitare che la controffensiva ucraina tracimi ben oltre la liberazione del Donbass e della Crimea fino ai confini con la Russia. Un’opzione irresponsabile e scellerata, ha avvertito il presidente statunitense Joe Biden che ha ammonito Putin sull’eventuale “inevitabile risposta consequenziale”. Ipotesi e avvertimenti che mettono i brividi perché in ogni caso, anche se di ridotto potenziale, una bomba atomica tattica provocherebbe un fallout radioattivo che investirebbe le truppe di Mosca e le regioni al confine con l’Ucraina e potrebbe contaminare l’Europa da una parte e la stessa Russia dall’altra.

Intanto come le lettere da Berlino, che durante lo spietato regime nazista denunciavano la tragedia incombente sulla Germania, le parole scritte dagli obychnyye soldaty, i soldati semplici, dalle trincee ucraine sono un colpo al cuore del regime di Putin  giacché rappresentano la fotografia di un sentimento popolare inespresso ma diffuso che nessuna atomica tattica potrà modificare, ma semmai far lievitare e trasformare in rivolta. Una rivoluzione antiregime nella capitale storica della rivoluzione bolscevica.

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