Il direttore della Luiss School of Government: “È una questione profonda, che entra nei meccanismi di governo dei singoli Stati sovrani. Con le sanzioni c’è il rischio che Orban abbracci la Russia”

Autocrazia elettorale, minaccia sistemica ai valori fondanti dell’Unione Europea. Il rapporto del Parlamento Europeo parla chiaro. Per Viktor Orbán devono essere applicate tutte le misure previste dall’articolo 7 dei trattati europei. Fratelli d’Italia vota contro, unitamente alla Lega. Forza Italia vota a favore. Non solo, Silvio Berlusconi mette in chiaro un concetto: “O il prossimo Governo sarà ancorato all’Ue, oppure noi saremo fuori”. Dopo, il caos. Per vederci un po’ più chiaro, abbiamo chiesto un’opinione a Giovanni Orsina, storico e direttore della Luiss School of Government.

Questa presa di posizione in Europa pone un problema nella coalizione di centrodestra. Come impatterà dal punto di vista elettorale?

Gli elettori in questo momento sono concentrati su altro, mi sembra. Per cui non penso che sposterà più di tanto. Magari Forza Italia si renderà più ‘appetibile’ per un certo tipo di elettorato ma, comunque, la presa di posizione di Berlusconi risulta alquanto tardiva, tanto più che i legami di Lega e Fratelli d’Italia con Orbán sono noti non da ieri. Il problema più che altro è culturale.

Forse ancora peggio, dunque.

Senz’altro il voto ‘disgiunto’ ci ha consegnato due punti di vista assai diversi sul ruolo dell’Europa. Ossia su quanto l’Unione possa porre condizioni ai singoli stati nazionali.

Sul ruolo dell’Europa, quindi, il centrodestra rischia di spaccarsi?

Sono temi complessi e altamente politici: qui stiamo parlando di democrazia, non di rispetto dei vincoli di bilancio. È una questione profonda, che entra nei meccanismi di governo dei singoli stati sovrani. Preso atto delle diverse posizioni dei partiti della coalizione, e senza assolutamente minimizzare i contrasti, che sono reali e seri, non è detto che non sia possibile trovare una soluzione di compromesso.

Con questo voto però si dà l’idea di una coalizione sfilacciata.

Questo senz’altro. Ma soprattutto, il voto restituisce l’immagine di una coalizione solidamente ancorata a destra.

Lei, se fosse stato al loro posto, come avrebbe votato?

FdI e Lega non potevano votare contro l’Ungheria, proprio per l’idea che hanno del rapporto fra Unione Europea e sovranità nazionale. Forse però si sarebbero potute astenere: per non pregiudicare troppo l’indirizzo politico di un futuro governo di centrodestra sul versante sovranazionale e per lasciare maggiore spazio al compromesso.

C’è il rischio, applicando sanzioni a Orban, di consegnare a Putin un alleato strategico nel cuore dell’Europa?

Il rapporto tra l’Ungheria e l’Unione Europea è senz’altro logorato. Quel rischio dunque c’è sicuro. Dopodiché, Orbán non sembra avere più di tanto bisogno delle spinte europee, in quella direzione.

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