La Speaker della Camera Pelosi porta la linea politica dei democratici americani in Armenia. L’appoggio supera la linea moderata del dipartimento di Stato, più equilibrato con l’Azerbaigian (pensando anche alla Turchia)

Il presidente della Camera dei Rappresentanti statunitense, Nancy Pelosi, domenica ha condannato con forza gli attacchi “illegali” dell’Azerbaigian al confine con l’Armenia, approfittando di una visita all’alleato russo per promettere il sostegno americano alla sua sovranità.

Pelosi ha presentato il suo viaggio in Armenia come un tentativo di rafforzare il sostegno a quello che ha definito un faro di democrazia. Parlando nell’antica città di Yerevan, Pelosi ha detto che il suo viaggio ha avuto un significato in seguito agli “attacchi illegali e mortali dell’Azerbaigian sul territorio armeno” che hanno scatenato scontri di confine in cui sono rimaste uccise più di 200 persone.

“Condanniamo fermamente questi attacchi”, ha detto parlando con accanto lo speaker del parlamento armeno, Alen Simonyan, che la scorsa settimana ha espresso insoddisfazione per la risposta dell’alleanza militare guidata dalla Russia alla richiesta di aiuto. Pelosi, che ha fatto arrabbiare la Cina con un viaggio a Taiwan il mese scorso, ha detto che è chiaro che gli scontri al confine sono stati innescati dagli assalti azeri all’Armenia e che la cronologia del conflitto dovrebbe essere chiarita.

I combattimenti “sono stati iniziati dagli azeri e questo deve essere riconosciuto”, ha detto Pelosi.

Le osservazioni della Pelosi hanno attirato un rimprovero insolitamente forte da parte di Baku, che ha affermato che l’autrice sta mettendo in pericolo la pace nel Caucaso. “Le accuse infondate e ingiuste rivolte dalla Pelosi all’Azerbaigian sono inaccettabili”, ha dichiarato il ministero degli Esteri in un comunicato.

“Si tratta di un grave colpo agli sforzi per normalizzare le relazioni tra Armenia e Azerbaigian”, ha aggiunto il ministero, che ha definito le affermazioni di Pelosi “propaganda armena”.

Un’attribuzione di colpa così definitiva per il conflitto va oltre le dichiarazioni pubbliche del dipartimento di Stato americano. Il segretario di Stato, Antony Blinken, ha espresso preoccupazione per gli scontri e ha invitato alla calma, ma non ha attribuito colpe.

L’Armenia ha dichiarato che l’Azerbaigian ha bombardato almeno sei insediamenti armeni all’interno del confine poco dopo la mezzanotte del 13 settembre, attaccando infrastrutture civili e militari con droni e armi di grosso calibro. Erevan ha affermato che si è trattato di un’aggressione non provocata.

L’Azerbaigian, sostenuto dalla Turchia, respinge queste affermazioni. Baku sostiene che le unità di sabotaggio armene hanno cercato di minare le posizioni azere, spingendo i soldati a rispondere. L’Armenia sostiene che si tratta di disinformazione azera.

La Russia, che ha ripetutamente condannato la visita di Pelosi a Taiwan, considera il Caucaso come la propria sfera d’influenza e si oppone a quella che considera un’ingerenza degli Stati Uniti nella regione. Mosca è concentrata sulla guerra in Ucraina e teme che questa possa essere percepita come una debolezza dai suoi avversari, mentre si è innescato il più grande confronto con l’Occidente dai tempi della Guerra Fredda.

La Russia è il principale alleato militare dell’Armenia, ha una base militare nel nord dell’Armenia e si occupa di controllare il deconflicting lungo la linea di contatto nel Nagorno-Karabakh, per il quale Armenia e Azerbaigian hanno combattuto una guerra nel 2020. Un ruolo quest’ultimo contestato da Baku.

Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato venerdì che la Russia dispone di risorse sufficienti per mediare nel conflitto: una presa di posizione che dimostra l’interesse russo a non sembrare indebolita dall’impegno ucraino. Gli ultimi combattimenti sono terminati dopo un cessate il fuoco mediato dalla Russia. Ma dopo gli appelli di aiuto, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare a guida russa di ex repubbliche sovietiche che include l’Armenia ma non l’Azerbaigian, ha deciso martedì di inviare una missione di monitoraggio.

Il presidente del Parlamento armeno Simonyan si è detto insoddisfatto della risposta, paragonando la CSTO a una pistola che non spara proiettili. Parlando accanto a Pelosi, il deputato democratico americano, Frank Pallone, ha detto che gli Stati Uniti vogliono fare tutto il possibile per sostenere maggiormente la sicurezza dell’Armenia.

Washington, ha detto Pelosi, sta ascoltando l’Armenia sulle sue esigenze di difesa e ha affermato che Capitol Hill vuole aiutare e sostenere l’Armenia in quella che ha definito una lotta globale tra democrazia e autocrazia.

“Dovremmo usare la nostra influenza per dimostrare che la democrazia e la sovranità armena sono una priorità”, ha detto Pelosi. “La rivoluzione di velluto è stata acclamata a livello globale”.

Il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, è salito al potere nel 2018 dopo le proteste antigovernative denominate “rivoluzione di velluto”.

Pelosi ha detto che è interessante che l’Armenia sia rimasta delusa dalla risposta della Russia. “È interessante che siano rimasti delusi dal fatto di aver ottenuto degli investigatori e non una protezione da questa relazione e vedremo cosa succederà in seguito”, ha detto.

A Washington le lobby pro-armene stanno lavorando per far aumentare il sostengo statunitense a Yerevan anche giocando sulla possibilità che questa possa contribuirete a sganciare il Paese dalla sfera russa. A rischio ci sono le relazioni con la Turchia, che considera gli azeri alleati fraterni.

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