Il senatore dem, candidato nel collegio che comprende Piombino: “Il rigassificatore si deve fare perché è una necessità per il Paese. L’accordo con la Snam lo firma Eugenio Giani, non io o Angelo Bonelli. Nel contempo mi aspetto dei vantaggi importanti per una città che ha subito negli anni promesse non mantenute”. Con i 5 Stelle? “Nessun margine di trattativa”

La sua è sempre stata una posizione garbata ma ferma. Andrea Marcucci, senatore uscente del Pd, è candidato all’uninominale del Senato nel collegio Viareggio, Pisa e Livorno. Il suo è il distretto che comprende anche Piombino, città sulla quale infuria la polemica sulla costruzione del rigassificatore. Era inevitabile, dunque, vista la situazione delle bolle speculative e la tensione su questo tema (anche in casa centrodestra), partire proprio da qui. Per il Pd, però, non è così facile uscire dall’impasse dal momento che la scelta delle alleanze ha propeso per l’inclusione di Fratoianni e Bonelli. Da sempre fermamente ostili all’infrastruttura.

Il tema dell’energia e centrale e va affrontato in maniera urgente. Sgomberiamo il campo da equivoci: siete favorevoli o contrari alla realizzazione del rigassificatore a Piombino?
Lo dico anche come candidato nel collegio del Senato che comprende Piombino. Il rigassificatore si deve fare perché è una necessità per il Paese. Nel contempo mi aspetto dei vantaggi importanti per una città che ha subito negli anni promesse non mantenute. Con vantaggi intendo lo sconto del 50% in bolletta come avviene in altre realtà ed un piano di investimenti per il porto di dimensioni tali che siano in grado di garantire il futuro della città.

Su questo punto, avete trovato una quadra anche con i vostri alleati? Più in generale, qual è la vostra idea  sull’energia?
Guardi, a me sembra che il Pd dica la stessa cosa sia a Roma, che a Firenze con il Presidente Giani e la segretaria regionale Bonafè. L’accordo con la Snam lo firma Eugenio Giani, non io o Angelo Bonelli, ed i termini sono già in fase di sottoscrizione, compreso un piano di compensazione stimato in 600 milioni.

Il segretario Letta ha lanciato, anzi rilanciato, l’allarme fascismo qualora dovesse vincere il centrodestra. È un argomento vincente?
Io sono preoccupato dei rapporti con l’Europa di questa destra, del rispetto dei patti, a partire dal Pnrr, e dai vincoli internazionali dell’Italia. Abbiamo una destra più vicina a Mosca che a Bruxelles, con sintonie molto particolari ed allarmanti con leader che non amano troppo l’Europa. In più c’è un problema che si chiama Salvini. Il rapporto del leader della Lega con Putin ha superato il livello di guardia. In più la coalizione della Meloni in Italia mi sembra divisa su tutto, di certo non assicura stabilità.

Su quali temi il centrosinistra ha argomenti più credibili rispetto al centrodestra?
Anche l’esperienza di questi anni dovrebbe consigliare gli elettori che il voto al Pd è una sicurezza per l’Europa, il mercato del lavoro, la sanità territoriale, il sostegno alle imprese ed infine ultimo ma non per importanza per i diritti civili. L’Italia deve evitare in ogni modo salti nel buio, che con la destra, sarebbero quasi scontati. Detto questo non c’è un attacco alla democrazia ma il rischio che i nostri vincoli di appartenenza euro-atlantici siano messi a dura prova.

Pensa che in futuro ci possano essere margini di collaborazione con il Movimento 5 stelle?
So che in politica vale ‘il mai dire mai’, per quanto mi riguarda con Conte e con questo M5S non c’è alcun margine di collaborazione. Come si ricorderà il mio scetticismo verso di loro viene da lontano e non si è mai mitigato. In qualche modo ho previsto in anticipo il loro ritorno alle origini, è dai tempi delle elezioni per il Quirinale, che ho messo in guardia il mio partito

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