L’adesione all’Unione Europea e all’Alleanza Atlantica. È fondamentale che chiunque si insedi abbia ben presente che l’interesse nazionale coincide anche con quello europeo. E sulla Cina e la Russia…

Che politica estera seguirà il prossimo governo italiano? Alla fine  della campagna elettorale – in cui si è parlato molto poco di politica estera, anche se gli ultimi avvenimenti internazionali hanno mostrato che essa è parte integrante di quella interna – cerchiamo di tracciare qualche priorità per il prossimo esecutivo indispensabile per consentire all’Italia di muoversi nel mondo in maniera il più possibile autorevole ed efficace.

Innanzitutto, ci sono due pilastri che dovrebbero essere considerati scontati: la nostra adesione incondizionata all’Unione Europea e all’Alleanza Atlantica con gli Stati Uniti come alleato fondamentale. Per una potenza di livello medio come l’Italia, non è possibile giocare un ruolo di primo piano in ambito internazionale al di fuori di queste organizzazioni, che sono vitali per la nostra sicurezza nazionale, sia a livello economico che difensivo. Abbiamo davanti ai nostri occhi l’esempio del Regno Unito, la cui economia sta attraversando un momento di profonda difficoltà nel gestire la fase post-Brexit a cui si sono sommate gli effetti della pandemia e della guerra in Ucraina. Spinte anti-europeiste o anti-atlantiste sarebbero controproducenti perché renderebbero il nostro Paese più isolato rispetto al resto dell’Occidente e con strumenti insufficienti per rispondere alle grandi sfide di oggi. In altre parole, è fondamentale che chiunque governo si insedi abbia ben presente che l’interesse nazionale coincide anche con quello europeo, e che siamo noi stessi parte di quella “Europa” che spesso nel dibattito politico viene indicata come un’entità esterna e troppo lontana da noi.

In secondo luogo, servirà un atteggiamento maggiormente assertivo e propositivo in regioni che coinvolgono direttamente il nostro interesse nazionale, soprattutto quella del Mediterraneo e dei Balcani occidentali. Approfondire dialogo e cooperazione con i Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo (dal Marocco all’Egitto, dalla Tunisia alla Libia) può essere funzionale alla nostra economia, sia a livello energetico ma anche per creare una maggiore integrazione commerciale e produttiva nell’ambito dei processi di “reshoring” di cui tanto si parla oggi, e per aumentare la nostra sicurezza gestendo in maniera più aperta e partecipata i flussi migratori. In parallelo, la regione dei Balcani occidentali presenta numerose opportunità che possono aiutarci ad esercitare un ruolo di leader nell’Adriatico e nello Ionio: per questo dovremmo accompagnare e favorire il processo di adesione di questi Paesi all’Ue, facendo in modo che non vengano superati dalla Ucraina nella marcia di avvicinamento alla Unione Europea non fosse altro perché molti di essi, come ad esempio l’Albania, stanno aspettando già da diversi anni

Per quanto riguarda le relazioni con attori più “ingombranti”, come Russia e Cina, servirà invece maggiore cautela. La fermezza con Mosca andrà mantenuta di concerto con gli altri alleati occidentali  fino a quando Putin non accetterà di porre in essere un cessate il fuoco duraturo e di intavolare trattative con l’Ucraina sulla base del rispetto dell’integrità territoriale del Paese invaso. Mentre Pechino resterà un partner cruciale a livello economico: senza bisogno di proclami relativi alla nostra partecipazione alla Nuova Via della Seta dobbiamo renderci conto che non si può rinunciare ad intrattenere rapporti commerciali  con la Cina, seppure in un contesto di crescenti tensioni internazionali che dovranno essere tenute quanto più basse possibile.

Insomma, l’Italia potrà continuare a giocare un ruolo in Europa e nel mondo solo “giocando” insieme agli altri attori all’interno dell’attuale sistema internazionale ed avendo come stella polare l’interesse nazionale. Riforme del sistema multilaterale saranno molto difficili da portare a termine, per questo un cambiamento delle regole del gioco sarà possibile solo se il processo partirà da dentro il sistema. Ci sono sfide epocali da vincere, su tutte quella del cambiamento climatico e della crisi energetica, che non possono essere superate correndo in solitaria.

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