Il giornalista politico de La Stampa: “I leader dei partiti italiani si sono trovati a dover inseguire l’attualità, cavalcando la questione Ucraina”. Sulla leader di FdI: “Noi italiani, che seguiamo da vicino e conosciamo il percorso che ha fatto Giorgia Meloni sappiamo bene che sta facendo di tutto per smarcarsi dal passato ingombrante. Ma il problema sollevato dai colleghi esteri esiste”

Dalla prospettiva londinese, il caleidoscopio sulla campagna elettorale italiana restituisce l’immagine di caos variopinto che si appresta al silenzio prima delle urne. Marcello Sorgi, notista politico e già direttore de La Stampa osserva gli ultimi scontri tra i leader dei partiti con un lieve disgusto, ma senza troppa preoccupazione. Mentre sulle parole di Putin e sulla volontà dichiarata dallo zar di richiamare trecentomila riservisti si addensa più di un interrogativo.

Il Cremlino ordina la mobilitazione di forze militari e invoca l’atomica. Joe Biden parla di violazioni ai principi dell’Onu. Come si presenta la nuova fase dell’aggressione russa all’Ucraina?

Su Putin mi pare sia opinione diffusa che sia sempre più in difficoltà. Sennò non si spiegherebbe l’appello lanciato ai riservisti. Tanto più che sarà un’operazione tutt’altro che facile da portare avanti. I referendum per l’annessione dei territori al controllo del Cremlino sono evidentemente una farsa per corroborare la narrazione legata alla minaccia occidentale. D’altra parte, però, dalle parole del presidente russo emerge un altro dato: al momento non c’è alcuno spazio per la trattativa.

Da Pechino è stato lanciato l’appello alla tregua e al ritorno al dialogo. Nelle parole di Xi Jinping, aleggia ancora un residuo di ambiguità. Lei come la vede?

La Cina ha assunto per la prima volta, pur nell’ambiguità, una posizione sbilanciata contro Putin. Siamo passati, dunque, da un’ambiguità che sotto sotto era favorevole al presidente russo e alla sua politica a parole che quanto meno auspicano un cessate il fuoco. Probabilmente queste ultime figlie del fatto che anche Xi Jinping è in difficoltà economica e la strategia dello ‘zero Covid’ ha costi molto alti.

Sull’atteggiamento nei confronti della Russia si sta giocando l’ultimo miglio di campagna elettorale con scambi di accuse tra il segretario del Pd, Enrico Letta e la leader di FdI, Giorgia Meloni. 

I leader dei partiti italiani si sono trovati a dover inseguire l’attualità, cavalcando la questione Ucraina. Putin è riuscito in qualche modo a oscurare ogni altro messaggio di propaganda. Questo ha costretto i segretari dei partiti a cambiare tattica, dovendosi occupare di un tema che non è di interesse per la stragrande maggioranza dell’elettorato e che quindi rischia di allontanare le persone dall’appuntamento elettorale.

Il tema delle sanzioni continua a essere divisivo. 

Draghi parlando all’assemblea generale delle Nazioni Unite è stato molto chiaro su questo punto: le sanzioni vanno mantenute e deve essere stabilito un prezzo massimo al gas. Letta e Meloni, anche su questo, si barcamenano scambiandosi accuse abbastanza penose.

A proposito di Meloni, qual è la percezione che si ha all’estero e come reagiranno i mercati qualora il centrodestra dovesse affermarsi?

La questione è duplice. Sul versante dei mercati è Meloni stessa a essere ben attenta a non percorrere strade insidiose che porterebbero a picchi di spread e a crolli delle borse.

E sulla percezione?

Parlando con i colleghi anglosassoni, colgo lo stupore. Cioè le persone all’estero si stupiscono di come in Italia sia tutto sommato normale il fatto che una leader, figlia della cultura che traghettò il Paese verso il Fascismo, possa diventare premier. Nell’anno dell’anniversario della Marcia su Roma.

Ricadiamo sempre sul pericolo fascista. 

Noi italiani, che seguiamo da vicino e conosciamo il percorso che ha fatto Giorgia Meloni sappiamo bene che sta facendo di tutto per smarcarsi dal quel passato. E, qualora dovesse diventare primo ministro, farà di tutto per accreditarsi in Europa e allinearsi ai dettami della Comunità. Tuttavia, il problema sollevato dai nostri colleghi stranieri, è reale. E si evince anche dalla biografia di Meloni.

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