La Russia di Putin subisce la controffensiva ucraina, e per il leader cinese Xi (che in settimana dovrebbe incontrare il presidente russo) non è una buona notizia. Né dal punto di vista dell’immagine, né della narrazione e della strategia. Mosca debole, perdente, può mettere in imbarazzo Pechino (anche se diventerebbe più gestibile) e la partnership di interessi può cambiare rapidamente

L’eco degli arretramenti subiti dalla Russia in Ucraina — per effetto di una controffensiva a Nordest e a Sud — potrebbe arrivare fino in Cina. Siamo nel campo delle speculazioni e delle sovrapposizioni tra dossier differenti, ma allo stesso tempo le concatenazioni danno spazio a certi ragionamenti.

A Pechino osservano con estrema attenzione quello che sta succedendo a Kharkiv e Kherson, come hanno sempre seguito l’evoluzione della campagna russa. E l’arretramento può essere visto come causa di imbarazzi e nervosismo di vario genere.

Su tutto va tenuto conto che il leader Xi Jinping non intende sbagliare nemmeno mezza mossa in vista del Congresso del Partito del 16 ottobre, perché sarà il passaggio fondamentale per una sua ulteriore consacrazione, quando diventerà con il terzo mandato una definitiva guida storica vivente del Paese.

E questa settimana, Xi – in partenza per Kazakistan e Uzbekistan, viaggio con cui porterà la sua presenza al vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) – dovrebbe incontrare proprio Vladimir Putin a Samarcanda (nell’ambito del summit del SCO). Sarà un meeting importante, il primo post-Covid per il cinese in mezzo alle nuove restrizioni che sta ordinando a milioni di concittadini. I due si definiscono amici personali e parte del lavoro internazionale di Xi è stato anche (per interesse) nell’avvicinarsi a Mosca.

Ora se Putin passa come un perdente, per il leader cinese diventa più complicato giustificare tutti i piani di amicizia e cooperazione davanti ai gerarchi del partito.

Non solo, l’arretramento dal fronte ucraino può anche mettere in difficoltà la narrativa del “declino dell’Occidente” che il Partito Comunista Cinese di Xi spinge, sia in patria, sia come vettore di penetrazione strategica internazionale. Mettere in discussione il declino occidentale significa mettere in discussione il cuore della narrazione strategica di Pechino.

Se l’Ucraina avanza però, lo fa grazie all’Occidente — Usa, Ue, Giappone, Corea del Sud — che hanno fornito armi sofisticate ed efficaci a Kiev e l’hanno messa in condizioni di avanzare e far arretrare conseguentemente le forze della Russia.

Di più: oltre a quelle armi, l’Occidente fornisce anche la speranza, il sogno di libertà (che si traduce con l’ingresso in Ue, l’inclusione nella Nato, ma anche con desideri più semplici e quotidiani). È anche questo che dà la forza ai soldati ucraini di combattere. Dall’altra parte il modello russo (che per narrazione, solo per narrazione e interesse, incontra quello cinese) è in difficoltà, con i soldati del Cremlino che sono demotivati, sfiniti e scontenti.

A tutto questo si aggiunge un problema ulteriore: se l’esperienza ucraina funzionerà (è ancora molto presto per dirlo), quello stesso Occidente potrebbe essere più motivato nel fornire supporto a Taiwan. Di farlo adesso — secondo richieste come quelle esposte dal ministro degli  Esteri — creando legami difficili da spezzare e contribuendo a costruire un’identità culturale internazionale per Taipei. Di farlo dopo (col supporto militare e con le misure economiche/commerciali), se il Partito/Stato di Xi, o di chi riceverà la sua eredità, ordinerà un’invasione.

Non è un caso quindi se i recenti incontri russi di Li Zhanshu – intimo di Xi e numero tre del Partito/Stato – passino in forma diversa nelle comunicazioni di Mosca e Pechino. Per il governo russo, il cinese avrebbe fornito supporto all’invasione ucraina: “Vediamo che gli Stati Uniti e i loro alleati della Nato stanno espandendo la loro presenza vicino ai confini russi, minacciando seriamente la sicurezza nazionale e la vita dei cittadini russi. Comprendiamo appieno la necessità di tutte le misure adottate dalla Russia per proteggere i suoi interessi fondamentali, e forniamo la nostra assistenza”. E ancora: “Sulla questione ucraina, vediamo come hanno messo la Russia in una situazione impossibile. In questo caso, la Russia ha fatto una scelta importante e ha risposto con fermezza”.

Ma davvero uno dei principali membri del Politburo del Partito Comunista Cinese ha espresso certe posizioni, esattamente simmetriche a quelle da sempre sostenute dal Cremlino? In precedenza, i funzionari cinesi non avevano mai sostenuto pubblicamente la “necessità” dell’invasione russa, né ammesso che Pechino stesse “fornendo assistenza”. E infatti questo linguaggio di sostegno inequivocabile manca anche nel resoconto cinese degli incontri di Li. Nella versione cinese, non viene citato alcun riferimento all’Ucraina. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, Li ha espresso la volontà della Cina di “continuare a lavorare con la Russia per sostenerci reciprocamente e con fermezza su questioni che riguardano i rispettivi interessi fondamentali e le principali preoccupazioni”.

La distanza è siderale, non solo in termini di linguaggio ma proprio di concetti. La Russia sembra indicare con la sua disinformazione che la Cina è d’accordo con l’invasione ucraina e la supporta. In realtà la Cina continua a non condannare “l’operazione militare speciale” russa, evitando tuttavia qualsiasi genere di espressione che possa rappresentare una forma di supporto. Ed è chiaramente un modo per restare indipendente dal destino in cui Putin s’è infilato.

E anzi, possibile che qualcuno a Pechino gradisca gli effetti di una Russia perdente, indebolita, gestibile. Di contro, per il Partito/Stato una Mosca debilitata o addirittura perdente significherebbe perdere la forza di un alleato finora utile, subendo il rischio di potenziali destabilizzazioni all’interno della leadership russa (e in generale nel Paese).

Il punto adesso sta comunque nel come si muoverà effettivamente la Cina. Se dovesse entrare in difficoltà ancora più complesse, la Russia cercherà un maggiore sostegno da parte di Pechino. Xi sarà costretto a fare qualcosa per quanto ha investito in questa partnership? È anche vero che l’allineamento russo-cinese è basato su questioni di interessi: ciò significa che seppure non è debole, esso può rapidamente cambiare come cambiano gli interessi in gioco.

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