Coro di reazioni nella politica italiana in campagna elettorale alle parole del presidente russo Putin. Per Meloni, Tajani, Calenda sono la dimostrazione di una grande debolezza. Per Letta è chiaro da che parte stare: quella dell’Europa e dell’Ucraina. Le preoccupazioni di Di Maio e le rassicurazioni di Salvini

Un discorso rimandato, dalla sera di ieri alla mattina di oggi (ora italiana), in cui Vladimir Putin ha annunciato la mobilitazione parziale dei riservisti, e poi la rivendicazione dei referendum nelle regioni occupate, il cui esito appare scontato, ulteriore segnale della volontà di andare fino in fondo nel conflitto con l’Ucraina, senza alcuna considerazione per i contraccolpi per il presente e il futuro della Russia. Le reazioni del mondo politico italiano non si sono fatte attendere.

Ne ha parlato questa mattina Giorgia Meloni ai microfoni di Rtl: “La mia impressione è che (Putin, ndr) dimostra una grandissima difficoltà in Ucraina, è un discorso che tradisce debolezza, una mossa abbastanza disperata”. “La mossa di Putin” di una mobilitazione parziale e sui referendum, ha aggiunto, “dimostra la difficoltà della Russia”, anche “perché evidentemente le sanzioni funzionano”. Sul tema sanzioni, la leader di Fratelli d’Italia che vede sempre più vicino Palazzo Chigi, ha poi spezzato una lancia a favore della posizione di Salvini, almeno in parte. “Salvini dice un’altra cosa che condivido, cioè che servono delle compensazioni. Se vogliamo continuare, come bisogna fare senza se e senza ma, a difendere l’Ucraina abbiamo anche bisogno di aiutare le nazioni più colpite dalle sanzioni”. E poi una preoccupazione: “Ora bisogna stare attenti ed essere compatti, perché quando uno è nervoso le conseguenze possono essere di ogni genere, quindi adesso serve lucidita’, compattezza e anche diplomazia”.

L’annuncio di Putin di richiamare 300mila riservisti non è una buona notizia , ha detto Matteo Salvini rispondendo a margine di un evento elettorale a Rivoli, nel torinese. Il leader della Lega era stato intervistato in mattinata su Radio24, e interrogato sul rapporto della Lega con Russia Unita aveva specificato che la guerra cambia tutto. “Quando scoppia una guerra, quando uno scatena una guerra passa dalla parte del torto, Io l’ultima volta che sono andato a Mosca sono andato da ministro”.

“Saranno referendum farsa”, “Putin è in difficoltà, si è trovato un popolo che si è opposto all’invasione ed Europa e Occidente uniti a difendere il diritto internazionale e la democrazia”. “Per FI la stella polare sono Occidente, Nato, Usa, Ue e questa posizione non cambia, come scritto nel programma di centrodestra”, “se ci fosse qualcosa da parte di un governo di centrodestra contro l’Europa o l’Occidente non potremmo far parte di un governo, ma io escludo che da parte delle altre forze del centrodestra possa esserci una scelta di questo tipo: c’e’ un programma scritto nero su bianco”, ha detto Antonio Tajani, coordinatore di di FI, a Radio anch’io su Radio 1.

“Io credo che l’Italia non debba minimamente cedere ai ricatti di Putin e della Russia”, ha detto il leader del Pd da Milano. “L’Italia non deve essere ambigua, dobbiamo togliere qualsiasi margine di ambiguità nel nostro Paese su questo tema. Noi siamo perché l’Italia sia assolutamente ferma insieme all’Europa nel respingere il ricatto gravissimo da parte di Putin”.

Come per Meloni, così per Calenda le parole di Putin sono una dichiarazione di debolezza. “Bisogna fermare Putin perché il prossimo Paese occupato rischia di essere un paese Nato, ma senza andare a una escalation”, ha detto Calenda a Oggi è un altro giorno su RaiUno. “La dichiarazione di oggi manifesta una grandissima debolezza da parte di Putin. Ora dobbiamo tenere i nervi saldi, non sostenere l’escalation ma continuare a sostenere l’Ucraina fino ad una tregua permanente”, ha aggiunto il leader di Azione.
Le parole Di Putin sono “preoccupanti” ma sono anche “un grande segnale debolezza. Temo che possano impattare ulteriormente sul prezzo del gas e sull’economia”. Quindi “da un lato bisogna continuare a proseguire la pace, nel solco delle Nazioni unite, dall’altra l’Ue deve reagire con il tetto massimo al prezzo del gas”, ha detto il ministro degli Esteri e leader Di Ic Luigi Di Maio al Corriere tv, a cui hanno fatto eco le parole – critiche – di Matteo Renzi nei confronti del ministro degli esteri uscente.

Dopo il discorso di Putin “penso che sia una situazione molto difficile e molto seria perché abbiamo tensioni sempre più forti in Ucraina, una situazione nel sud-est asiatico complessa, un crescente estremismo in Afghanistan, in Africa e in altri territori del pianeta, e perché abbiamo un’Europa in cui la mancanza di leadership si fa sentire”, ha detto il leader di Italia Viva a margine di un incontro in Confcommercio a Milano. “Del resto – ha proseguito Renzi – i nostri geni hanno mandato a casa Draghi premiato come statista dell’anno, che volete che possiamo fare da questi populisti che puntano più al risultato elettorale che non al risultato del Paese? Penso che qualunque governo verrà dovrà avere una politica estera autorevole e il più possibile condivisa e in questo senso pensare che Luigi di Maio non sarà più ministro degli esteri è già un piccolo passo in avanti per il Paese”.

Condividi tramite