Nel 2021 la raccolta degli imballaggi in plastica ha raggiunto quasi 1 milione e 500mila tonnellate per un riciclo complessivo di oltre un milione di tonnellate. Chi c’era e cosa si è detto alla presentazione del Rapporto di Sostenibilità di Corepla

Secondo uno studio di Ecco, un think tank italiano dedicato alla transizione energetica e al cambiamento climatico, l’Italia è il secondo Paese consumatore di plastica in Europa: nel 2020 ne sono state consumate quasi 6 milioni di tonnellate, che corrispondono a circa 100 chili a testa.

Il 42% di tutta questa plastica viene utilizzato nel settore degli imballaggi. Sempre secondo lo stesso studio, sono tre gli “obiettivi pilastro” su cui costruire le politiche per il raggiungimento della neutralità climatica al 2050 (come ci chiede l’Europa) e abbattere drasticamente l’inquinamento da plastiche: riduzione dei consumi; incremento del riciclo; utilizzo di bioplastiche.

Il Decreto legislativo 116 del 2020, che ha recepito il “Pacchetto Economia Circolare” dell’Unione Europea, prevede, per i rifiuti di imballaggio in plastica, il riciclo del 50% entro il 2025 di quelli immessi al consumo e del 55% entro il 2030. Corepla è il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, con oltre 2mila 500 imprese associate (produttori di materia prima, produttori di imballaggi, utilizzatori, riciclatori). Secondo le previsioni del consorzio, che ha presentato oggi, a Roma, il proprio Rapporto di Sostenibilità 2021, gli obiettivi di riciclo previsti dalla normativa dovrebbero essere ampiamente superati (58,9% al 2022; 62,4% al 2025). Nel 2021, infatti, la raccolta degli imballaggi in plastica ha raggiunto quasi 1 milione 500 mila tonnellate per un riciclo complessivo di oltre un milione di tonnellate.

A fronte di questi che potrebbero sembrare solo dei freddi numeri, vi sono importanti benefici economici e ambientali. Innanzitutto vengono risparmiate 520 mila tonnellate di materia prima vergine, sostituita da materia prima seconda prodotta dal riciclo degli imballaggi, pari a 2 miliardi di bottiglie in Pet da 1 litro. Inoltre viene risparmiata energia primaria da fonti fossili pari a 10 mila 867 GWh, il due e mezzo per cento circa della produzione annua di energia primaria in Italia. E ancora, vengono evitate emissioni in atmosfera per quasi 900 mila tonnellate di CO2, le stesse emissioni prodotte da oltre mille voli andata e ritorno Roma-Tokyo.

“Un risultato, questo, di cui siamo molto soddisfatti – ha dichiarato il presidente di Corepla Giorgio Quagliuolo – frutto della diversificazione produttiva, della partnership con i riciclatori, del potenziamento del mercato intraeuropeo, dello sviluppo di modelli innovativi di riciclo. La nostra filiera rimane un esempio virtuoso di collaborazione positiva con gli enti locali che rappresenta un riferimento a livello nazionale e internazionale di cui il nostro Paese può andare orgoglioso”.

A seguito dell’implementazione dell’Accordo Quadro Anci-Conai, Corepla ha erogato ai Comuni, nel corso del 2021, 383 milioni di euro a fronte della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Una raccolta che coinvolge ormai la quasi totalità dei nostri concittadini (58 milioni e rotti) e dei Comuni (7.583) su tutto il territorio nazionale, grazie alle molteplici iniziative di informazione e sensibilizzazione e alle attività didattiche nelle scuole. La filiera del riciclo (centri di selezione e impianti), inoltre, esercita una costante azione di stimolo alla nascita di nuove imprese, specie nel Mezzogiorno, e alla creazione di nuovi posti di lavoro attraverso l’innovazione tecnologica.

“Gli ottimi risultati raggiunti nella raccolta e nel riciclo degli imballaggi in plastica – ha sottolineato Luca Ruini, presidente del Conai – sono il risultato di un’ottima legge, il “Decreto Ronchi”, che ha avuto il merito di trovare la giusta sintesi tra l’azione congiunta di pubblico e privato, dando vita ad un sistema di consorzi che oggi può vantare il primato in Europa, avendo già raggiunto tutti gli obiettivi di riciclo previsti dalla normativa”.

Ma c’è di più. Ed è un di più che riguarda la produzione di combustibile solido secondario (il Css), “l’alternativa ai combustibili fossili per combattere la crisi energetica all’insegna della sostenibilità ambientale”. Questo combustibile viene prodotto da quelle plastiche presenti nella raccolta differenziata che non possono essere avviate e riciclo, il cosiddetto plasmix. Il suo potere calorifico è analogo a quello dei combustibili fossili tradizionali e può essere usato nei processi di combustione e co-combustione nei cementifici e nelle centrali termoelettriche.

In Italia oltre 40 impianti hanno collaborato con il consorzio nella produzione di Css da plasmix. Gli operatori del settore stimano che la capacità produttiva totale di questo combustibile, da rifiuti di imballaggio in plastica e da altre fonti, superi il milione di tonnellate. Peccato che “il tasso di sostituzione calorica complessivo del comparto cementizio, si legge nel rapporto, non ha superato in Italia il 20,9%, un dato molto lontano dalla media europea del 50%, senza contare che in altri Paesi, come nella vicina Austria, il tasso di sostituzione calorica supera l’80%. Nel comparto delle centrali elettriche italiane è pressoché pari a zero”.

Esistono quindi ampi margini di utilizzo da perseguire, viste anche le conclusioni di recenti studi i quali stimano che “sostituendo 1 tonnellata di carbone con 1 di Css si ottenga un beneficio netto compreso tra 584 e 1289 kg di emissioni di CO2 evitate in una centrale elettrica a carbone o in un cementificio”. Altri benefici ambientali riguardano l’energia elettrica da recupero energetico pari a 91 GWh, come quella di un impianto fotovoltaico grande quanto 204 campi di calcio. E ancora la produzione di 183 GWh di energia termica pari a quella prodotta utilizzando 17,42 milioni di metri cubi di metano. E infine si evita la formazione di oltre 28 discariche di media dimensione (quasi 34 milioni e mezzo di metri cubi).

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