Un’analisi dell’economista ucraino Evgeny Gontmakher spiega perché la Russia ha poco da stare allegra. Industria, servizi e commercio navale arretrano, condannando Mosca alla decrescita. Ma non ci sarà nessun collasso, almeno finché gas, petrolio e governi amici continueranno a fare affari con il Cremlino

Le sanzioni contro la Russia stanno funzionando, annichilendone le finanze e l’industria, un poco alla volta. Qualcosa di già visto in Cina dove, pur senza sanzioni e per fattori molto poco geopolitici, come raccontato da Formiche.net, l’economia sta sprofondando in un torpore, pur senza implodere davvero.

Evgeny Gontmakher, economista ucraino di Leopoli, formatosi all’Università statale di Mosca e in forza all’American Enterprise Institute, ne è convinto, come scrive in una analisi appena pubblicata su Geopolitical intelligence services, dal titolo Appraising Russia’s wartime economy.

PUTIN FA L’INDIANO

Premessa, “sta diventando sempre più difficile valutare lo stato dell’economia russa, perché ci sono sempre meno dati ufficiali. Da aprile 2022, le autorità russe hanno smesso di fornire statistiche commerciali. I dati su esportazioni, importazioni, struttura del deflusso di capitali e bilancia dei pagamenti non sono più pubblicati dal servizio doganale e dalla banca centrale. E i numeri del commercio estero dell’Unione economica eurasiatica non sono più accessibili”, scrive Gontmakher. Per il quale “ovviamente, il vero scopo è nascondere informazioni obiettive sul deterioramento della situazione economica in Russia”.

Ora, cosa mostrano i numeri pubblicamente disponibili? “Il fatturato dei trasporti è diminuito del 5,8% da quando sono entrate in vigore le sanzioni. Il volume del commercio al dettaglio è diminuito di quasi il 10% mentre l’inflazione è salita del 15,9%. I redditi reali della popolazione sono invece diminuiti dello 0,8% nella prima metà del 2022 rispetto alla prima metà del 2021”, mette in chiaro l’economista ucraino.

POTERE DELLE SANZIONI

I numeri dunque raccontano di un effettivo e tangibile ripiegamento dell’economia russa (la stessa banca centrale ha ammesso la perdita di 25 miliardi di dollari di attivi per il sistema del credito dell’ex Urss da quando sono piovute le sanzioni). Ma attenzione a non trarre conclusioni affrettate. “Tali cifre non sono un disastro, sebbene l’economia russa si sia ridotta o, come affermano alcuni funzionari russi, sia entrata in una fase di crescita negativa. Il che può essere spiegato solo dall’introduzione di un intero pacchetto di sanzioni economiche occidentali a febbraio e marzo. In precedenza, l’economia russa era infatti in costante crescita dopo la recessione economica della pandemia di Covid-19. È quindi evidente che le sanzioni imposte dall’Occidente hanno provocato una crisi economica in Russia”.

MOSCA BARCOLLA, MA…

Se quindi l’economia russa effettivamente vacilla sotto i colpi delle sanzioni, la domanda è perché non vada definitivamente knock-out. Gontmakher ha una sua teoria. “In primo luogo, va notato che l’impatto principale delle sanzioni dovrebbe colpire solo nell’autunno e nell’inverno di quest’anno. Questo è il risultato di lunghe trattative sulle sanzioni tra i Paesi occidentali e dei successivi periodi preparatori prima della loro imposizione”.

“In secondo luogo, la Russia riceve ancora fondi molto significativi dalle esportazioni di petrolio e gas. Questo flusso è aumentato anche nei primi mesi di guerra. La Russia ha guadagnato 47 miliardi di dollari dalla vendita di risorse energetiche all’Europa a marzo e ad aprile, i primi due mesi dopo l’inizio dell’operazione speciale in Ucraina. A causa dell’aumento dei prezzi del carburante, le esportazioni hanno portato al Paese il doppio delle entrate rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nonostante il calo delle esportazioni di gas verso i Paesi occidentali di quasi il 28% dall’inizio del 2022”.

MANI AMICHE

Attenzione, perché tra gli alleati della Russia non c’è solo il gas. Ma anche la Turchia, sempre più intima del Cremlino, come sottolinea lo stesso economista. “Nel giugno del 2022, le esportazioni di merci dalla Turchia alla Russia, sono aumentate del 46% su base annua e del 52% rispetto al mese precedente. E Turchia e Russia hanno anche concordato di portare il fatturato commerciale a 100 miliardi di dollari, sviluppando una non banale cooperazione in settori come l’energia, commercio, turismo e agricoltura”. Senza considerare che Ankara è molto vicina dall’ottenere uno sconto sul metano importato.

Tutto questo porta a una conclusione. “Probabilmente non ci sarà alcuna catastrofe economica russa quest’anno o il prossimo. Al contrario, si prevede che prosegua la crescita negativa, che probabilmente riguarderà quasi tutti i settori dell’economia, compreso l’estrazione delle materie prime. L’economia diventerà probabilmente più disfunzionale a causa della grave carenza di investimenti e della mancanza di nuove tecnologie”.

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