“Abbiamo vinto la battaglia fatta contro di noi sul cosiddetto voto utile; quel 7,7% è dignitoso e non è un fallimento”.
Intervista alla vicepresidente di Azione, neo deputata del Terzopolo

Il modo diretto di parlare di Carlo Calenda è stata l’arma in più, che ha consentito al Terzo polo di avere una buona performance, visto che si tratta di un’esperienza politica nata praticamente ieri e che comunque ha preso un dignitoso quasi 8%. “C’è chi lo ha considerato un fallimento: assolutamente no. Io lo considero un grandissimo risultato”.

Lo dice a Formiche.net uno dei volti nuovi del Parlamento, Giulia Pastorella, vicepresidente di Azione ed eletta alla Camera nel collegio di Milano con il 23,5% delle preferenze. Direttrice delle relazioni istituzionali con le istituzioni europee di Zoom e consigliera comunale a Milano, nel 2021 ha pubblicato con Editori Laterza “Exit Only, Cosa sbaglia l’Italia sui cervelli in fuga”.

Milano non segue il trend nazionale e registra un buon risultato del Pd e del Terzo polo: come è riuscita Azione, in così poche settimane, a seminare?

Sicuramente è stato più facile su Milano, perché è da sempre un terreno fertile per le offerte riformiste e liberali. Penso sia stato anche un lavoro molto territoriale. Io stessa come candidata sono andata moltissimo in giro, un po’ come si fa alle amministrative, in mercati, piazze, banchetti, e questo ha creato un passaparola e una vicinanza verso un partito che può sembrare invece per temi e per approccio molto lontano. Così abbiamo convinto gli elettori.

In questo senso l’ha aiutata molto la sua esperienza in consiglio comunale a Milano, ovvero questo fil rouge col territorio, come si faceva vent’anni fa?

Sicuramente, è quello che ho sempre detto anche a chi mi chiede se lascerò il consiglio comunale: la mia idea è proprio quella di mantenere un legame con il territorio che la politica aveva completamente perso. Quando i politici vanno a Roma spariscono dal territorio che li ha eletti, per non parlare dei cosiddetti paracadutati da altre regioni. Ciò che ho potuto veicolare in questa campagna elettorale è proprio l’idea di dire “mi conoscete, sapete che mi occupo di questo territorio, e potrei fare da sponda perché tante questioni sono a cavallo tra il nazionale locale”. Porto un esempio dell’area di cui mi occupo, la questione dei servizi civici. Il database delle residenze che ovviamente dipende dal Comune, viene aggiornato rispetto al database della sede in cui si va a votare due volte all’anno, in caso di elezioni, 45 giorni prima delle urne. Il che significa che c’è un gap per chi viene spostato dalla residenza. E dopo questa scadenza si ritrova a dover andare comunque nel proprio vecchio seggio, come è successo a me e a tanti altri. E questo è un problema perché per me ha significato andare in un altro luogo di Milano, per tanti altri significa tornare in un’altra città in cui si viveva prima.

Come ovviarvi?

Questo è un tema che è in capo al Comune, perché ovviamente è il Comune poi che rilascia la scheda elettorale, ma dipende da un database nazionale e da una normativa nazionale e io potrei lavorare su due fronti. Faccio questo esempio perché è il più concreto che mi è capitato in questa elezione, in cui una normativa nazionale ha una ricaduta su un servizio comunale e il cittadino si trova in mezzo a non capire.

Questa riflessione è figlia anche di ciò che ha ripetuto Calenda in campagna elettorale, ovvero l’esigenza di una semplificazione burocratica anche per approcciarsi al Pnrr?

Credo che questo modo diretto di parlare di Calenda sia stata l’arma in più, che ha consentito al Terzo polo di avere un buon risultato. Perché non dimentichiamo che è un’esperienza politica nata praticamente ieri e che comunque ha preso un dignitoso quasi 8%. C’è chi lo ha considerato un fallimento: assolutamente no. Io considero un grandissimo risultato. Certo che ognuno cerca sempre di ambire di più, perché la nostra traiettoria è stata talmente in crescita rapida che sembravano che fossimo lanciati verso, magari, anche la doppia cifra.

Cosa ha pesato?

Nella realtà credo che abbia pesato anche la battaglia fatta contro di noi sul voto utile che ha portato molte persone ad aver paura a votare. Sul Pnrr aggiungo che, come osservato da Calenda, più del 50% degli italiani ritiene che l’operato del governo Draghi e quindi l’implementazione del Pnrr sia positivo. Ma tuttavia hanno votato partiti che propongono esattamente l’opposto, che hanno fatto cadere Draghi e che propongono rinegoziazioni più o meno credibili del Pnrr. E quindi, se da una parte sono d’accordo che quella nostra coerenza su questo tema ci ha dato una forza, dall’altra non sempre le opinioni dei cittadini poi si tramutano in voti. Perché se tutti quelli che erano convinti che Draghi avesse fatto bene avessero votato per noi, saremmo al 50%.

Pensa che il Terzo polo al nord si sia inserito nello storytelling che è stato del Pd e anche per certi versi della Lega?

Bisognerà aspettare i dati definitivi, ma ho intravisto un grafico pubblicato sul sito del Corriere che mostrava i flussi elettorali di chi è andato a votare. E in effetti c’era una grossa parte dal Pd, parliamo dell’11% e poi dalla Lega, e un pochino da Forza Italia. Vuol dire che l’astensione altissima è un’astensione di tipo nuovo, perché alcuni degli astenuti del 2018, questa volta invece sono andati a votare Terzo Polo. Il che significa che però si è si è perso tutta un’altra fetta dell’elettorato che ha deciso di astenersi e che probabilmente ha penalizzato, immagino, la coalizione di centro sinistra.

Al Sud invece però l’impresa non è riuscita, in Puglia sotto il 5%. Quale la motivazione secondo lei? Troppo poco tempo per spiegare cosa è il Terzo polo oppure esiste il dato della questione meridionale legata al Rdc?

Premesso che non sono un’esperta di sud, la mia impressione è sicuramente che le dinamiche di voto al Sud siano diverse da quelle del Nord, ma soprattutto al di là di illazioni su voto di scambio, alcune tematiche sono più sentite in talune aree geografiche. Perché il nostro messaggio funziona al Nord? Perché il Nord è là dove stanno le attività produttive, là dove ci sono gli imprenditori. E siccome il nostro programma era molto focalizzato su produttività e crescita non per nulla ho ricevuto un’accoglienza molto calorosa da Confcommercio, Confartigianato e ovviamente Confindustria. C’è sicuramente un aspetto di radicamento sul territorio. Come Azione abbiamo delle strutture territoriali sparse su tutta Italia e probabilmente forse al Sud non sono bastate proprio perché siamo un soggetto nuovo e non abbiamo avuto forse tempo di inserirsi bene nelle dinamiche presenti al Sud. Il successo dei Cinque Stelle, che io chiamerei un mezzo successo perché rispetto alle elezioni del 2018 sono dimezzati, è dato dall’aver saputo toccare i tasti giusti per un certo tipo di popolazione.

Quale sarà il vostro approccio all’opposizione? Il fatto che il Pd possa cambiare il segretario al congresso e scegliere tra due nomi progettualmente distanti come, ad esempio, Orlando e Bonaccini, influirà la strategia comune?

L’opposizione come la intendiamo noi è un’opposizione nel merito e un’opposizione, per quanto possibile, costruttiva, quindi non solo volta a bloccare i provvedimenti peggiori, ma anche volta a trovare quelle maggioranze a geometria variabile che permettono di portare avanti le cose come abbiamo fatto con i governi Conte sul tema della giustizia. Ricordo che con l’onorevole Costa siamo riusciti a portare avanti dei provvedimenti sulla presunzione di innocenza, sul rimborso del processo per chi è stato giudicato non colpevole e il diritto all’oblio. Così noi intendiamo fare un’opposizione che protegga, dal nostro punto, di vista il Paese.

@FDepalo

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