La controffensiva ucraina apre una finestra di opportunità per l’Unione europea che può aumentare il sostegno a Kiev e intanto costruire un sistema di garanzie di sicurezza. I commenti dall’Ecfr di Gressel, Loss e Puglierin; la conferenza stampa di Rasmussen e Yermak

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha avuto oggi una nuova conversazione telefonica con il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, in cui si è parlato degli ultimi positivi sviluppi della controffensiva lanciata da Kiev e della situazione sul terreno.

Anche con riguardo alla sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia, preoccupazione internazionale e parte del ricatto energetico che Putin spingerà maggiormente adesso che è in difficoltà, come spiegato su queste colonne da Nona Mikhelidze (IAI). Draghi ha confermato a Zelensky il continuo sostegno da parte dell’Italia alle autorità e alla popolazione ucraine in tutti gli ambiti (e magari questa conferma racchiude anche rassicurazioni sul futuro post-elettorale).

Pochi giorni fa, durante la visita a Kiev dei vertici del Copasir, a proposito di quel sostengo italiani alla resistenza ucraina — che in questi giorni sta vivendo han fase di controffensiva particolarmente positiva — è stato discussa l’importanza di preparare un nuovo pacchetto di assistenza alla difesa da parte dell’Italia, “nonché — dichiarava la presidenza ucraina — dei modi per superare le conseguenze negative del ricatto energetico russo per questo Paese e per l’intera Europa”.

Le armi fornite dall’Occidente “hanno svolto un ruolo importante per consentire all’Ucraina di difendersi dall’invasione russa”, spiega Gustav Gressel, senior policy fellow dell’Ecfr: “Le armi anticarro a corto raggio — continua in una serie di commenti forniti a Formiche.net — sono state importanti per difendere le città ucraine fin dall’inizio. L’artiglieria da 155 mm e i razzi HIMARS hanno contribuito a ribaltare le sorti della guerra d’artiglieria nel Donbas. Ora però l’Ucraina ha bisogno anche di forze di manovra pesanti per respingere le conquiste russe e liberare i territori occupati”.

Per quanto riguarda i carri armati principali, la Polonia ha finora rifornito le forze armate ucraine con T-72 e PT-91. Altri T-72 sono stati consegnati dalla Repubblica Ceca e dalla Bulgaria. Questi mezzi svolgono adesso un ruolo importante nella controffensiva, ma le varianti di T-72 in Europa sono esaurite. L’Ucraina dovrà passare ai carri armati occidentali, in un modo o nell’altro, e queste richiede formazione (da fornire) per le forze di Kiev.

“Il sostegno occidentale è stato essenziale per la lotta difensiva dell’Ucraina contro la Russia e gli ucraini si sono dimostrati capaci a utilizzare con grande efficacia le moderne attrezzature fornite dall’Occidente, come l’artiglieria di precisione e i droni”, aggiunge Rafael Loss, che all’Ecfr è coordinatore del Pan-European Data Projects.

Ora la guerra entra in una nuova fase in cui la capacità di muovere le forze sotto il fuoco nemico e di sfruttare i punti deboli nelle linee russe è di estrema importanza, serve più artiglieria e armi di fanteria, e da sole non potrebbero bastare. Sta diventando chiaro che aumentare adesso le forniture potrebbe portare a chiudere più rapidamente la partita. E a Washington sono già iniziate le valutazioni (e le pressioni) di chi pensa che questo sia il momento perfetto per aumentare gli sforzi.

L’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina dipendono dalla sua capacità di difendersi. Per garantire ciò, l’Ucraina ha bisogno di una serie di garanzie di sicurezza di ferro da parte dei suoi alleati: questo è stato il messaggio chiave di Andriy Yermak e Anders Fogh Rasmussen (il primo Chief of Staff del presidente ucraino, l’altro ex segretario generale della Nato) quando hanno presentato a Kiev, oggi 13 settembre, le loro raccomandazioni congiunte su ciò che serve adesso è in futuro a Kiev.

Il pacchetto di garanzie comprende misure preventive di natura militare, finanziaria, infrastrutturale, tecnica e informativa per prevenire nuove aggressioni, nonché misure da adottare immediatamente in caso di nuova violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Inoltre, la struttura del Patto di sicurezza di Kiev comprende un pacchetto completo di sanzioni contro lo Stato aggressore e può anche includere componenti aggiuntive, come accordi sulla fornitura all’Ucraina di moderni sistemi di difesa aerea/anti-missile, accordi regionali sulla sicurezza nel Mar Nero e altri. Sarà cruciale nelle fasi successive.

Prendere l’iniziativa e costruire una coalizione europea per sostenere l’Ucraina sotto certi obiettivi e impegni, sarebbe al centro dello sforzo per rafforzare il ruolo e la capacità degli europei di opporsi all’aggressione russa, spiega Loss, “e ci sono sempre più indicazioni che Washington sosterrebbe una tale iniziativa”.

“Questa è una finestra di opportunità per gli europei per riempire di vita la loro idea di sovranità europea e di partnership nella leadership”, aggiunge Jana Puglierin, che guida l’ufficio di Berlino dell’Ecfr. “Finora — continua — la leadership di Joe Biden e le forniture americane hanno costituito la maggior parte del sostegno occidentale all’Ucraina. Se gli europei vogliono assumersi una maggiore responsabilità per la sicurezza europea, devono farsi avanti ora, di concerto e in coordinamento con Washington”.

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