A pochi giorni dalla sua terza investitura alla guida del Dragone, prende corpo la nuova Belt&Road disegnata da Xi Jinping. Meno infrastrutture, più energia e vaccini. Ma la trappola del debito è sempre in agguato

 

C’è sempre una seconda possibilità, anche nella testa di Xi Jinping, a un passo dall’incassare il terzo mandato alla guida della Cina, diventando un moderno Mao. La Via della Seta cinese è troppe volte inciampata, fino a rivelarsi un autentico flop. Quello che doveva essere il più grande investimento infrastrutturale su scala globale alla fine si è rivelato, come raccontato da Formiche.net, in una mastodontica trappola del debito. Le banche del Dragone, infatti, nel prestare ai Paesi dello scacchiere della belt&road hanno finito con l’indebitare mezzo pianeta. E insolvenza dopo insolvenza, molti progetti si sono arenati.

Ora, secondo alcune indiscrezioni rivelate dal Times, a Pechino avrebbero deciso di attuare una sorta di riforma della Via della Seta, con l’obiettivo di riproporne una versione nuova ai Paesi che incroceranno i progetti della Repubblica popolare. “Da quando il presidente Xi ne ha fatto il fulcro della sua politica estera, la cosiddetta Belt and Road Initiative (Bri) è diventata un simbolo per molte delle ambizioni imperiali della nuova Cina. Ma per altri si tratta di un travestimento della diplomazia del debito, quello sforzo sinistro per indurre i Paesi più fragili a prendere in prestito denaro che non potranno mai rimborsare su progetti poco pratici e troppo ambiziosi , mettendoli così alla mercé della Cina e della sua agenda politica”.

Ora, secondo il quotidiano britannico, a quasi dieci anni dall’inizio, “la Belt&Road sembra subire un’evoluzione. Questa estate, per la prima volta, la Cina si è unita ai Paesi occidentali nella ristrutturazione collettiva dei debiti dello Zambia, che è fallito nel 2020 con un debito di 17 miliardi di dollari, di cui circa 6 miliardi dovuti alle istituzioni cinesi . Fin dagli albori della Bri, nel 2013, il governo cinese ha erogato mille miliardi di dollari in prestiti e altri fondi di sviluppo a quasi 150 paesi. Avendo per anni ricevuto aiuti esteri, la Cina è ora il più grande prestatore del mondo”. E dunque, infrastrutture, impianti per la produzione di energia, sistemi di comunicazione: progetti sui quali Pechino nell’ultimo decennio ha già sborsato 932 miliardi di dollari. Dall’Asia al Medio Oriente, dall’Europa all’Africa fino al Sudamerica. Un’iniziativa che oggi raggruppa 149 Paesi in tutto il mondo.

Va bene, ma come cambia la Via della Seta? In sintesi, meno maxi investimenti e più strumento di soft e hard power, ovvero da un progetto basato sulle infrastrutture a un progetto ancora più politico, dove centrali sono quella nuova Iniziativa di Sicurezza Globale e quella Iniziativa di Sviluppo Globale che Xi lanciò lo scorso anno. Pechino, insomma, ha iniziato a tendere la mano agli Stati entrati a far parte della sua iniziativa in altri modi: con i vaccini e altro materiale medico (2 miliardi di dosi a 120 Paesi) e finanziamenti per migliorare i sistemi sanitari. Con più progetti verdi per venire incontro alle sfide del cambiamento climatico e per produrre energia pulita.

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