Dal governo gialloverde a quello giallorosso, fino a Draghi. Le stoccate ci sono per tutti, delicate ma non certo irrilevanti, nella ricostruzione curata dalla rivista dei gesuiti e diretta da padre Antonio Spadaro. La riflessione di Riccardo Cristiano sulla vera medicina per una democrazia che ci riguarda tutti

Ci voleva La Civiltà Cattolica per riuscire a fare i conti con i voli poco intellegibili della politica italiana. Una ricostruzione attenta che ci conduce sulle montagne russe di una politica che si è dipanata tra contorsioni che vanno dal governo gialloverde a quello giallorosso, all’esecutivo Draghi e alla sua fine che ricorda quella della rana che dà un passaggio allo scorpione per attraversare indenne il fiume e poi viene trafitta, a discapito d’entrambi.

Le stoccate ci sono per tutti, delicate ma non certo irrilevanti. Vediamone alcune parti, importanti. Si legge sui 5 Stelle: “Per il Movimento 5 Stelle decimato, dopo l’uscita di Luigi Di Maio e della sua corrente – l’ultima di una lunga serie di defezioni – distinguersi dal governo era ormai l’ultima possibilità per trovare una propria identità, dopo che i quattro anni al potere con tutti i suoi precedenti avversari politici avevano corroso l’immagine di novità che comunicava”.

Un altro protagonista della fine prematura del governo Draghi: “Salvini aveva bisogno di ricostruire il suo spazio politico che veniva occupato da Fratelli d’Italia, l’unica forza politica che non aveva dato il suo appoggio al governo di unità nazionale e si era tenuta le mani libere per criticarne, quando era opportuno, l’azione o appoggiarla quando le misure proposte si ritenevano più convenienti al loro elettorato di riferimento”. E ovviamente il terzo protagonista della crisi, Berlusconi: “Forza Italia è stata posta di fronte a una scelta: assecondare la crisi di governo per seguire i suoi due alleati storici (Fratelli d’Italia e Lega), oppure contrastarla e avviare una nuova strategia politica centrista. Le energie per la seconda opzione sarebbero state probabilmente troppo dispendiose per Silvio Berlusconi, il quale, quindi, non ha distrutto il patto storico che trent’anni prima aveva fondato”.

È finito così un governo che dava fiducia agli italiani: “Oltretutto, il presidente del Consiglio, da un lato, vantava un forte riconoscimento da parte degli italiani a luglio 2022 (secondo i sondaggi, Draghi era gradito al 60% della popolazione, e anche il governo da lui guidato raggiungeva il 58%: percentuali molto alte in un tempo di crisi); dall’altro lato, egli era garante di affidabilità verso i partner europei, vista la sua ottima reputazione, guadagnata come governatore della Banca centrale europea e conservata nel periodo di governo, tanto da ricevere a New York, il 19 settembre 2022, il premio della Appeal of Conscience Foundation come migliore statista dell’anno”.

L’astensione è ovviamente il primo tema di approfondimento del lungo testo, e contiene affermazioni largamente condivise da molti: “Per molti cittadini è stato difficile comprendere le motivazioni che hanno portato a chiudere l’esperienza di un governo che era stato capace di condurre con efficacia il programma concordato e costruito dalle diverse componenti che lo sostenevano. Sebbene le prospetti- ve per il 2023 non siano altrettanto rosee, in base alle stime del Fondo mondiale internazionale, il Pil italiano nel 2022 crescerà del 3%, un aumento maggiore rispetto alle principali economie dell’eurozona”.

Ma è a chi si è legato al governo, cioè al Pd, che viene rivolto il ragionamento che a chi scrive ha colpito di più. Si parte dalla ricostruzione della ricerca di accordi, divisioni, fratture, impossibilità di  fare altro che subire la campagna elettorale. La ricostruzione è vivida, i fatti noti ai lettori. Ma è il punto d’arrivo dell’analisi, che coinvolge ovviamente il Terzo Polo, a dire una cosa importante sul Pd: “Negli ultimi tempi si è schiacciato su una proposta tecnocratica (che si potrebbe tradurre nello slogan «Noi sappiamo governare meglio degli altri») e liberal-radicale  (incentrata sulla rivendicazione dei diritti civili). Una proposta che molto probabilmente non attrae né coinvolge la maggioranza degli italiani. Una scarsa visione prospettica gli ha impedito di alzare lo sguardo, ed è rimasto schiacciato dai diretti concorrenti. Il giorno seguente il risultato elettorale Letta ha annunciato un nuovo Congresso per cercare una vocazione per il futuro”. Questo mi sembra un punto cruciale: la cultura liberal-radicale manca della capacità di “alzare lo sguardo”.

La conclusione contiene due punti di rilievo: il primo riguarda il governo Draghi: “Il governo dimissionario non ha proceduto per moto inerziale. La sua azione politica ha potuto continuare a delineare alcuni aspetti del percorso di «ricostruzione» che era stato immaginato per l’Italia con il sostegno dell’Unione europea. La maggiore crescita economica che si è avuta nel 2022 lascerà una cifra tra i 9 e i 10 miliardi di euro da spendere, che il nuovo governo potrà utilizzare per affrontare i rincari dovuti alla crisi energetica, prima di iniziare a mettere mano alla legge di bilancio, che sarà il primo vero banco di prova della nuova maggioranza”.

Infine l’auspicio, che spiega tutto, al di là dei punti di vista che possono indurre a sentirsi più vicini a un’area che all’altra: “L’auspicio è che, dopo l’unità nazionale, si riesca a vivere uno stile di moderazione tra le forze politiche, in modo che si possano evitare le radicalizzazioni e trovare vie di mediazione alla ricerca del bene comune”. Evitare le radicalizzazioni, la vera medicina per una democrazia che in quanto tale ci riguarda tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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