Un discorso lunghissimo intervallato da applausi nonché ovazioni quello di Giorgia Meloni alla Camera dei deputati. “Doveroso, trasversale e sentito” il richiamo alle donne che hanno aperto la strada alla sua leadership, da Nilde Iotti a Marta Cartabia. Il discorso della neo presidente del Consiglio visto da Martina Carone

Un discorso lunghissimo, quello di Giorgia Meloni alla Camera, durato più di un’ora con circa 65 applausi, nonché ovazioni soprattutto nei momenti in cui ha parlato della sua storia di militanza personale, dell’orgoglio di essere italiana e dell’italianità. I temi toccati sono stati inevitabilmente tanti, ma “si è soffermata molto sulle questioni economiche”, osserva Martina Carone con Formiche.net a ridosso della conclusione del discorso, “una scelta che interpreta molto bene il segno dei tempi”.

La consulente di YouTrend e docente di Analisi dei media all’Università di Padova ha seguito attentamente le parole pronunciate dalla neo presidente del Consiglio, e ne sottolinea a caldo gli aspetti salienti, oltre all’impatto emotivo di alcune scelte.

“Doveroso, trasversale e sentito”, il riferimento iniziale alle donne che hanno permesso a Meloni di “rompere quel tetto di cristallo posto sulle nostre teste”, come lei stessa ha detto. Un passaggio, spiega Carone, in cui si è visto il coinvolgimento reale della presidente del Consiglio nel pronunciare i nomi, tra i tanti, di Tina (Anselmi), Nilde (Jotti), Rita (Levi Montalcini), Oriana (Fallaci), Ilaria (Alpi), Mariagrazia (Cutuli), Fabiola (Giannotti), Marta (Cartabia), Elisabetta (Casellati), Samantha (Cristoforetti), Chiara (Corbella Petrillo) che hanno aperto la strada alla prima donna presidente del Consiglio della storia della Repubblica italiana.

Importante, nota Carone, anche il ringraziamento nei confronti del presidente del Consiglio uscente Mario Draghi. “Meloni ha riconosciuto gli sforzi di Draghi e Cingolani, dando grande merito a quanto fatto dal precedente esecutivo guidato dall’ex Bce. Evidentemente – prosegue Carone – questa transizione è molto morbida, anche dal punto di vista delle parole”.

Ma c’è anche un accenno di conservatorismo inglese, nel discorso della nuova premier. “L’idea di sostenere chi fa impresa e non disturbare ‘chi vuole fare’ ha un sapore molto thatcheriano”, aggiunge Carone, “si osserva l’ispirazione a un modello di leadership femminile che non aveva una visione completamente progressista”.

Arriva, dalla Camera dei deputati, anche il ripudio del fascismo e delle leggi razziali del ’38, “una presa di distanza da tempo attesa”, specifica Carone, “per questo molto importante”. Allo stesso modo, è molto evidente l’uso prevalente della parola “Nazione” al posto di “Paese” in riferimento all’Italia, che sebbene secondo Carone non sia necessariamente un riferimento direttamente ideologico, ha un sapore chiaramente nazionalista.

“A dispetto di quello che strumentalmente si è sostenuto – ha detto Meloni -, non ho mai provato simpatia o vicinanza nei confronti dei regimi antidemocratici. Per nessun regime, fascismo compreso. Esattamente come ho sempre reputato le leggi razziali del 1938 il punto più basso della storia italiana, una vergogna che segnerà il nostro popolo per sempre. I totalitarismi del ‘900 hanno dilaniato l’intera Europa, non solo l’Italia, per più di mezzo secolo, in una successione di orrori che ha investito gran parte degli Stati europei”.

E se il suo è stato un discorso ricco di ringraziamenti, non si può non notare una nota polemica che potrebbe, forse, portare conseguenze o indagini. “Pur avendo fatto accenno alla pandemia, Meloni non ha mai parlato di campagna vaccinale anti Covid”, sottolinea l’analista di YouTrend. Eppure, nota Carone, si è toccato in modo piuttosto critico il tema mascherine. “Chissà che non porti a una commissione di inchiesta sul tema”.

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