Per agevolare la partecipazione al voto dei cittadini sarà necessario, prima di parlare di riforme istituzionali, che il Parlamento si impegni a legiferare sulla rivisitazione della forma partito e ad approvare una legge elettorale proporzionale con preferenze. Il commento di Raffaele Reina

Giorni di preoccupate riflessioni per il futuro del governo italiano. I risultati elettorali netti e chiari dicono che esiste una evidente maggioranza di destra alleata a un minuscolo centro, al Senato e alla Camera, che può aspirare a governare il Paese. Sarà così? Si vedrà nelle prossime settimane.

Ci sono intanto da registrare, “venenum in cauda”, gratuiti e volgari attacchi a Mario Draghi, semplicemente per aver guidato il governo di tutti. Invece di ringraziarlo per l’opera svolta a favore dell’Italia, in coerenza col mandato ricevuto dal Presidente Mattarella, spudoratamente alcuni organi di informazione si sono spinti, rasentando l’insulto, a ingiuriare il presidente Draghi, per giunta senza motivare minimamente le ragioni degli attacchi.

Una informazione qualunquista, fine a se stessa, con il solo intento di offendere l’avversario per recuperare qualche consenso a vantaggio dei propri compari. La questione informazione-politica, argomento spinoso e delicato, va affrontata con determinazione e chiarezza di idee, fermo restando la libertà d’informazione. È una condizione che persiste sin dagli anni dell’inizio della Seconda Repubblica: la vulgata del tempo sosteneva che i partiti classici avevano esaurito la loro funzione e bisognava puntare sui nuovi, moderni e leggeri.

In sostanza, la struttura classica di partito veniva eliminata: idee senza peso, linee politiche inesistenti, in campo doveva esserci solo il capo e il suo verbo. Nel vuoto lasciato dai vecchi partiti si consentì una informazione di parte sempre più debordante, fino a diventare in molti casi essa stessa partito. Bisognava surrogare la sostanza dei partiti classici: la presenza in politica di Berlusconi, magnate dell’informazione televisiva e della carta stampata, legittimò la figura del capo-partito. Una condizione patologica consolidatasi negli ultimi decenni, e che ha portato a disordini istituzionali pericolosi, se si pensa anche alle continue modifiche delle leggi elettorali, finalizzate all’accaparramento della maggioranza dei seggi in Parlamento da parte del capo, attraverso l’imposizione delle liste bloccate. Correggere queste distorsioni è indispensabile, perché i cittadini ritornino al voto con interesse e la democrazia riprenda un percorso lineare.

E allora, prima di parlare di riforme istituzionali è giusto che il Parlamento si impegni a legiferare sulla rivisitazione della forma partito e ad approvare una legge elettorale proporzionale con preferenze, strumento essenziale per agevolare la partecipazione al voto dei cittadini.

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