Controllo, strategia e maggiore sicurezza per le infrastrutture energetiche di oggi (Tap) e di domani (Eastmed o rigassificatori)

Quattro corvette oltre a tutti i servizi integrati: Fincantieri ha firmato diversi memorandum of understanding con alcuni potenziali fornitori nell’ambito del programma del ministero della Difesa di Atene per le nuove navi che andranno a rinforzare la Grecia in un momento caratterizzato da una forte strategicità dell’Egeo e del Mediterraneo orientale. Non solo la guerra in Ucraina, ma anche a soprattutto il dossier energetico nato prima del conflitto del febbraio scorso, hanno influito sulla decisione del governo greco di potenziarsi.

Qui Egeo

La proposta italiana non era l’unica in campo, accanto ai francesi con le corvette ammiraglia Gowind del Gruppo Navale che costruisce le fregate Belh@rra e gli olandesi con le Corvette Sigma 10514 Damen. La proposta italiana è stata la nave oggettivamente migliore e la partnership con gli Usa di Fincantieri è un jolly geopolitico oggettivo. Per cui i memorandum of understanding (MoU) siglati in Grecia sono  l’anticamera per potenziali nuovi fornitori.

Dopo i caccia Rafale dalla Francia, gli elicotteri Kiowa dagli Usa, ecco 4 corvette per Atene: l’intera area mediterranea è interessata da una intensa e costante fase di posizionamenti, visto che la Turchia sta ancora trattando con gli Usa per gli F-16. Da quella prospettiva va letta la mossa in seno alla Nato, con il veto a Svezia e Finlandia da parte di Recep Tayyip Erdogan. Ora però con le nuove corvette che intende acquistare Atene, non solo il mare Egeo verrà interessato da un cambio di paradigma.

In questo senso si rafforza di riflesso anche la cooperazione regionale con Egitto e Cipro. Il Cairo, la cui rivalità con la Turchia si è ampliata in una forma più spiccata di contrapposizione regionale, è stabilmente in solide relazioni con Atene e Nicosia con cui è in piedi anche un accordo di demarcazione marittima della zee datato dicembre 2013.

Scenari

Gas e geopolitica si intrecciano nel mare nostrum sin dalla scoperta dei giacimenti Zohn, Nohr e Glauco, a cui vanno sommati gli ultimi a Cipro e dinanzi alle coste israeliane. Fisiologico che i players connessi, avvertano l’esigenza di dotarsi delle migliori tecnologie anche per assicurare uno scudo di protezione alle possibili nuove infrastrutture energetiche e a quelle già in essere come il Tap e l’Igb. In questo senso la sensibilità americana sul tema è garantita anche dalla competenza del nuovo Segretario di Stato Usa all’Energia, Geoffrey Pyatt, fino a pochi mesi fa influente ambasciatore americano in Grecia e soprattutto regista delle politiche energetiche che hanno reso la Grecia nuovo hub continentale.

Pyatt prima dell’incarico diplomatico in Grecia era stato di stanza a Kiev: oltre ad essere un profondo conoscitore delle materie energetiche, è stato in grado di orientare il paese nuovamente verso una prospettiva euroatlantica dopo l’intensa vicinanza del governo Tsipras a Pechino.

A lui si deve la trasformazione del porto di Alexandroupolis in snodo fondamentale per gli interessi energetici connessi al Tap e anche per il controbilanciamento geopolitico rispetto al Pireo in mano a Cosco China e a Salonicco amministrato da un corsorzio ellino-tedesco guidato dall’oligarca filoputiniano Ivan Savvidis.

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