È la produttività del Paese sostenuta da un accordo tra politica e sociale la vera innovazione italiana in alternativa all’assistenzialismo e ai bonus senza limiti. Il commento di Raffaele Bonanni

La locuzione latina “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” dovrebbe ricordare ad ognuno degli italiani che è normale commettere un errore, ma trarre spunto dall’errore e continuare nella trascuratezza è indice di arroganza irresponsabile.

L’annuncio da parte di Giuseppe Conte, di Beppe Grillo e dell’intero M5S di difendere con unghie e denti la permanenza del Reddito di Cittadinanza, tale e quale a come l’abbiamo conosciuto, dà proprio l’idea della assoluta insensibilità verso errori marchiani commessi.

L’adozione dello strumento in vigore da più di 3 anni, può vantare solo l’efficacia di aver frenato in parte l’emorragia di voti nei confronti di chi l’ha concepito per ottenere consensi elettorali a spese dei contribuenti e del buon senso.

Si è persino invocata la costituzione di “brigate di cittadinanza” per arginare l’idea di sopprimerla per concepire altre soluzioni per il sostegno alla povertà ed efficaci politiche attive del lavoro. Ma la sicumera ostentata per la conservazione del Reddito di Cittadinanza, se nella scorsa legislatura ha poggiato sulla propria dotazione in Parlamento di gruppi di deputati e senatori più numerosi, nel nuovo Parlamento potrà contare su un numero sensibilmente più ridotto, e forse, per ragioni di alleanza, anche del centrosinistra che non ha mai preso le distanze da questo provvedimento, come d’altronde anche una parte consistente del sindacato.

Al punto in cui siamo di questa storia, c’è solo da aspettare di conoscere le intenzioni della nuova maggioranza. A stare alle critiche del passato del centrodestra, rinnovate in campagna elettorale, sicuramente intenderà rivedere profondamente le misure per le “povertà” che distribuisce a tre milioni di persone che ricevono un sostanzioso sussidio a giovani ed anziani senza alcun vero obbligo ad accettare alcun lavoro, a partecipare a percorsi di qualificazione, a collaborare con i servizi di pubblica utilità tanto sguarniti di maestranze nelle città grandi e piccole.

Sembra che Meloni sia interessata ad aprire un confronto con le parti sociali, e questo proposito è un bene in un momento così preoccupante che necessita di una piattaforma politico-sociale in cui possa riconoscersi il Paese.

Infatti, il coinvolgimento di soggetti sociali per rassicurare lavoratori ed imprese e responsabilizzarli nello sforzo a ricercare prospettive positive economiche in una nuova stagione di ricostruzione delle basi della economia, è la vera emergenza italiana. A monte di questa esigenza basica per il bene del Paese, servirà fare chiarezza sul come lottare la povertà, capovolgendo la logica che l’ha animata sinora. Non più il soccorso paternalistico e diseducativo dell’offerta del soccorso senza invece mettere in moto quell’aiuto che permetta un sostentamento autoprodotto dall’impegno personale e collettivo.

La proverbiale potente logica della carità che offre la “canna da pesca” a chi ha bisogno di procurarsi da vivere in alternativa alla effimera logica diseducativa della sistematica offerta del pesce che annichilisce la volontà di reagire alla propria condizione, è fondamentale per rimuovere finalmente la logica perversa dei bonus per ogni momento ed in ogni occasione che sta logorando l’Italia persino più delle avversità da fronteggiare. Il coinvolgimento delle parti sociali dovrà servire a chiarire e precisare obiettivi di crescita del Paese concorrendo tutti ad aggredire i troppi nodi che pregiudicano l’avvenire dell’Italia, e a chiarire anche la loro naturale vocazione di soggetto dello sviluppo. È dunque la produttività del Paese sostenuta da un accordo tra politica e sociale la vera innovazione italiana in alternativa all’italietta dell’assistenzialismo e dei bonus senza limiti.

Alla riaffermazione in Italia di questo concetto elementare per un Paese industrializzato, non solo è legata la possibilità di rialzarsi dall’eccessivo debito prodotto dalla scarsa produttività concomitante alla sfrenata spesa improduttiva e subcultura assistenziale, dipende anche la fedeltà alla Repubblica del sistema attuale dei partiti e alla conseguente efficienza della democrazia italiana.

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