“Mi sovviene sempre quella frase di Aldo Moro: Questo Paese – disse – non si salverà se non nascerà un nuovo senso del dovere della responsabilità. Meloni? Ha vinto anche perché quelli che le erano contro non hanno saputo neanche coordinarsi”. Conversazione con il presidente di Centro Democratico, eletto all’uninominale alla Camera, alla sua settima legislatura

In Italia sono tanti quelli che parlano senza conoscere le conseguenze delle cose che dicono, dice a Formiche.net Bruno Tabacci, presidente di Centro Democratico, eletto all’uninominale alla Camera, e alla sua settima legislatura. Il riferimento è allo scostamento di bilancio che potrebbe provocare al nostro Paese un rischio-Argentina, scenario a cui siamo andati vicino nel 2011 dopo la finanziaria firmata da Giulio Tremonti che fece salire lo spread, aggiunge.

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha detto che “la politica si fa per strada”. Un invito o un monito?

Non so se ci sia ancora uno spazio per la strada, dal momento che questi partiti mi pare che frequentino più la rete che la strada. Lo dimostra la differenza tra un sistema politico che aveva 8 milioni di iscritti ai partiti e un sistema caratterizzato da un elettorato che si sposta nell’arco di pochissimi anni da una parte e dall’altra. Vogliamo fare l’elenco delle situazioni che si sono verificate dopo la fine da Prima Repubblica?

Quali?

C’è stata l’epoca di Berlusconi, poi è arrivata la Lega, poi è arrivato al potere Renzi, poi Salvini, adesso Meloni. In quattro anni e mezzo in Lombardia Fratelli d’Italia è passata dal 4,1% al 27,1. E secondo lei è un passaggio maturato? Io che ho frequentato una certa politica, nella quale sapevo dov’erano le strade e sapevo anche chi erano i miei elettori, dubito che questi signori sappiano oggi da chi sono stati votati visto che gli elettori sono così ampiamente cangianti. Senza parlare poi del 33% dei Cinque Stelle. Anche loro nel 2018 non sapevano chi erano gli elettori. Quindi Zuppi evoca una bella immagine, ma che oggi è lontana anni luce per responsabilità di tutti.

Quale il modo per tornare a parlare con la strada? Faccio riferimento a un elemento pratico, cioè la problematica del caro bollette che investe ristoranti, aziende, famiglie: potrebbe essere l’occasione per far tornare un minimo di fiducia tra il sistema partitico e quello dei bisogni?

Non so se la gente è predisposta a riconoscere le cose complesse, perché anche i cittadini sono profondamente cambiati ed è la rete che ha concorso a cambiarli. Manca cioè un senso del dovere e della responsabilità. Mi sovviene sempre quella frase di Aldo Moro pronunciata della metà degli anni 70: “Questo Paese – disse – non si salverà se non nascerà un nuovo senso del dovere della responsabilità”. Oggi non mi pare che ci sia questo senso del dovere e della responsabilità.

Neanche da parte di chi ha vinto le elezioni dicendo di essere popolari e vicini ai bisogni della gente?

Ha vinto Giorgia Meloni anche perché quelli che le erano contro non hanno saputo neanche coordinarsi, visto che con questa legge elettorale il 43% non può vincere sul 57%. Ma se ci si divide è chiaro si può. Lo stesso è capitato alla destra che ha perso le amministrative nelle città in cui correva divisa.

Nel frattempo il Paese ha un altro problema: non abbiamo mai avuto così tanti poveri come quest’anno. Di nuovo l’elemento della strada dinanzi alla politica: come gestirlo?

Parliamoci chiaro: questo è un Paese che quando saprà leggere la povertà in maniera adeguata, allora avrà fatto una netta distinzione tra un’economia trasparente e una sommersa. Che ci sia un aumento delle persone che vanno alla Caritas, questo non c’è dubbio. E io infatti vorrei concentrarmi su quelli. Ma quanti falsi poveri ci sono? A guardare la denuncia dei redditi, i falsi poveri sono una quantità enorme ed esiste un 20% di economia in nero. Le mense non sono la regola e tutti gli altri che non ci vanno come vivono? Vivono in trasparenza?

Per tornare al famoso paradigma del debito buono di Mario Draghi, abbiamo di fronte uno scoglio importante, quello delle bollette e dell’approvvigionamento energetico. Cosa fare?

Non possiamo pensare di intervenire facendo attaccare il nostro debito dalla speculazione, altrimenti renderemmo tutti poveri. Alcuni signori parlano di scostamenti di bilancio senza sapere cosa è il modello argentino, dove sono diventati tutti poveri ed erano molto ricchi. Draghi ne aveva parlato per tempo, se invece di sfiduciarlo lo avessero ascoltato… Ma come si fa a giustificare quelli che l’hanno sfiduciato? Ascolto Salvini parlare di 50 miliardi: è un invito alla speculazione ad attaccare il debito pubblico italiano, con la conseguenza di mettersi in ginocchio del tutto. Abbiamo dimenticato la lezione del 2011?

Ovvero?

L’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti fece una finanziaria nel mese di agosto che si mangiò prima di arrivare alla fine del mese perché lo spread era volato nel frattempo a 575 nell’arco di poche settimane. Voleva dire che avevamo un mese di tempo e poi non avremmo più pagato né salari, né stipendi, né pensioni. È questo quello che vogliamo fare?

La rassicura da questo punto di vista sentire che, per esempio, a via XX Settembre potrebbe andare Giancarlo Giorgetti, una figura in continuità con la dottrina Draghi?

Non so, perché Giorgetti è dello stesso partito di Salvini che chiede lo scostamento. E quindi come la mettiamo? Certo, credo che lui sia più prudente. Però se io devo sperare nella prudenza quando c’è un fuoco di fila che va avanti da settimane, per cui una delle contestazioni rivolte a Draghi era che non voleva fare lo scostamento, questo la dice lunga. Avete visto cosa sta accadendo al premier inglese? Voleva fare il taglio delle tasse, un taglio delle tasse parziale a quelli che stanno meglio facendo debito e il debito inglese, non dimentichiamo, è molto meno rilevante di quello italiano. Cosa ha fatto la Banca d’Inghilterra? L’ha richiamata all’ordine. Cioè abbiamo avuto dinanzi una persona che probabilmente non sapeva ciò che faceva. Anche in Italia sono tanti quelli che parlano senza conoscere le conseguenze delle cose che dicono.

Reddito di cittadinanza, cosa fare: eliminarlo o rimodularlo?

Vanno aiutati i poveri veri, altrimenti non varrebbe il discorso che ho fatto con il sommerso. Mi auguro sia stato letto l’articolo di Milena Gabanelli in cui spiega che ben 7 miliardi sarebbero stati sottratti nell’ambito del 110% per ristrutturazioni mai fatte. Per questa ragione Draghi voleva mettere uno stop alla misura. Lo hanno definito l’unico meccanismo che ha consentito la ripresa. Ma di che cosa parliamo?

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