Da Washington arriva la strategia per la Difesa di Joe Biden. Al centro c’è la Cina, con la Russia relegata a minaccia immediata e pericolosa, ma non di lungo termine. Per affrontare la sfida, il Pentagono punta su Forze armate capaci di combattere e dotate di tecnologie all’avanguardia che le garantiscano la supremazia sugli avversari

La Casa Bianca ha rilasciato la versione non classificata della Strategia di difesa nazionale degli Stati Uniti, il documento programmatico che setta le linee guida per il Pentagono e le Forze armate a stelle e strisce. Nonostante l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il Dipartimento della Difesa rimane convinto che la minaccia a lungo termine non sia Mosca, ma Pechino. La pubblicazione arriva due settimane dopo il rilascio della Strategia di sicurezza nazionale, il documento più ampio relativo alle riflessioni dei dipartimenti della Difesa e di Stato, insieme ad altre organizzazioni intergovernative. La versione classificata della Nds è invece stata inviata al Campidoglio a fine marzo, insieme alla richiesta di bilancio. Una decisione volta a mostrare ai parlamentari come il bilancio 2023 richiesto per il Pentagono fosse stato modellato su una strategia.

La sfida viene da Pechino

La Strategia rilasciata da Joe Biden diverge rispetto alla precedente perché registra come la minaccia più grande la sola Cina e non, come invece dichiarava l’ultima versione, l’unione di Mosca e Pechino. Già la Nds del 2018 aveva segnato il passaggio importante da un decennio improntato sull’antiterrorismo alla competizione tra grandi potenze, registrando come avversari sia la Russia che la Repubblica Popolare. Ora, l’orso russo è stato relegato a “minaccia acuta, immediata e forte”, pericolosa in Ucraina e per le continue minacce nucleari, mentre la Cina diventa “la sfida più impegnativa” per gli Stati Uniti. Corea del Nord, Iran e organizzazioni terroristiche seguono nell’elenco delle minacce.

Deterrenza

Per restare davanti alla Cina, il documento individua tre priorità, collegate tra loro. La prima è la deterrenza integrata, fondamento della nuova strategia. Secondo questo approccio, le Forze armate Usa dovranno lavorare in tutti i domini, teatri e spettri del conflitto senza soluzione di continuità con altre agenzie governative statunitensi e con gli alleati e i partner internazionali, nella speranza di scoraggiare eventuali aggressioni nemiche. “Deterrenza integrata significa utilizzare tutti gli strumenti a disposizione del Dipartimento della Difesa per garantire che i potenziali nemici comprendano la follia dell’attacco”, ha sottolineato il Segretario alla Difesa Lloyd Austin in una nota che accompagna il documento. Tra l’altro, la nuova strategia è stata redatta in parallelo per la prima volta insieme alla Nuclear posture review e la Missile defense review, i due documenti strategici definiscono la postura delle forze nucleari americane.

Operazioni e riforme

La seconda priorità, definita “campagna” (meglio traducibile con “operazioni”) coinvolge le azioni e le iniziative militari destinate a far progredire nel tempo le priorità strategiche del Pentagono, come le esercitazioni che consentono alle forze armate di potenziare le proprie modalità di mobilitazione e di conduzione logistica nel corso di un potenziale conflitto. Infine, la strategia chiede di “costruire vantaggi duraturi”, includendo riforme interne al Pentagono come investimenti nella forza lavoro, miglioramenti ai processi di acquisizione e una maggiore resilienza delle infrastrutture militari statunitensi di fronte ai cambiamenti climatici.

Pianificazione delle forze

Secondo la strategia, per sostenere e rafforzare la deterrenza, il Dipartimento della Difesa dovrà progettare, sviluppare e gestire delle Forze armate credibili in combattimento e adatte a portare avanti le priorità di difesa e per prevalere in un conflitto, se necessario, con programmi che integreranno nuovi concetti operativi. Secondo la strategia, le future forze dovranno essere letali, con capacità di attacco in grado di penetrare le difese avversarie a distanza, sostenibili, per continuare le operazioni nonostante le interruzioni avversarie, resilienti, survivable, agili e reattive, con forze rapidamente mobilitabili.

Anti-access/area denial

In una sezione dedicata alla pianificazione delle forze, la strategia invita le forze armate a sviluppare concetti e capacità in grado di mitigare l’Anti-access/area denial (A2/AD) del nemico, un termine che descrive il modo in cui un avversario potrebbe cercare di impedire alle forze statunitensi di operare in uno spazio di battaglia. Un problema posto in particolare dalla Cina, data la lunga distanza tra le basi americane nella regione, basate perlopiù sulle isole dell’Indo-Pacifico, e la proliferazione di sistemi missilistici a lungo raggio. “Le strategie degli avversari cercano di sfruttare le vulnerabilità percepite nel modo di fare la guerra americano, creando ambienti Anti-access/area denial”, si legge nella strategia, che prevede come contromisura lo sviluppo di armi “in grado di penetrare le difese avversarie a distanza”.

Spazio e cyber

La strategia sottolinea anche l’importanza della tecnologia di sorveglianza spaziale e della tecnologia dell’informazione, in modo da accelerare i tempi delle forze armate statunitensi per individuare e colpire un obiettivo. “Per mantenere il vantaggio informativo, il Dipartimento migliorerà la capacità di integrare, difendere e ricostituire i sistemi di sorveglianza e decisione per raggiungere gli obiettivi militari, in particolare nel dominio spaziale, superando i mezzi di interferenza o danneggiamento degli avversari”, si legge nella strategia. “Per preservare il comando, il controllo e le comunicazioni in un campo di battaglia in rapida evoluzione, renderemo le architetture di rete più resistenti alle interruzioni a livello di sistema, in modo da garantire un coordinamento efficace delle forze distribuite”.

Tecnologie all’avanguardia

La strategia afferma inoltre che il Dipartimento della Difesa “alimenterà la ricerca e lo sviluppo di capacità avanzate”, tra cui l’energia diretta, l’ipersonico, il rilevamento integrato e il cyber, oltre a fornire finanziamenti per la biotecnologia, la scienza quantistica, i materiali avanzati e la tecnologia dell’energia pulita. “Seguiremo il mercato che guida la commercializzazione di capacità rilevanti dal punto di vista militare nell’ambito dell’intelligenza artificiale e dell’autonomia, dei sistemi di rete integrati, della microelettronica, dello spazio, della generazione e dell’immagazzinamento di energia rinnovabile e delle interfacce uomo-macchina” registra il documento, che indica come via maestra la stipula di una partnership più stretta con le aziende, in particolare con l’industria spaziale commerciale, per sfruttare “i suoi progressi tecnologici e il suo spirito imprenditoriale per abilitare nuove capacità”.

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