L’Accordo cerca di rispondere alle sfide del futuro e al mutato scenario internazionale del comparto spaziale, introducendo nuove tematiche di cooperazione sulla ricerca ed innovazione tecnologica e su progetti e studi di interesse nazionale che possono essere sviluppati dalle due Amministrazioni

Rinnovate sinergie per il settore spaziale italiano. Arriva l’Accordo quadro sottoscritto dal ministero della Difesa e l’Agenzia spaziale italiana (Asi) che prevede un rafforzamento della collaborazione nell’ambito delle attività spaziali, mediante la realizzazione di programmi e studi di comune interesse. La firma dell’accordo è avvenuta alla presenza del capo di Stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, delegato per l’occasione dal neoministro della Difesa, Guido Crosetto, e del presidente dell’Asi, Giorgio Saccoccia. Una partnership che arriva in un momento delicato per lo spazio italiano, con l’attesa per la ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) che si terrà verso fine novembre e la gestione dei fondi del Pnrr, senza dimenticare la guerra in Ucraina che sta mettendo a dura prova le capacità tecnologiche europee.

Il nuovo Accordo quadro

La sinergia tra ministero della Difesa e l’Asi non è certo cosa nuova, e costituisce da anni un punto di riferimento per l’attuazione delle politiche spaziali nazionali. L’Accordo cerca dunque di rispondere alle sfide del futuro e al mutato scenario internazionale del comparto spaziale, introducendo nuove tematiche di cooperazione sulla ricerca ed innovazione tecnologica e su progetti e studi di interesse nazionale che possono essere sviluppati dalle due Amministrazioni, che rappresentano gli attori istituzionali di riferimento per il settore spaziale del nostro Paese. Nel dettaglio, la rinnovata intesa mira a realizzare corsi di formazione specialistica, di aggiornamento professionale, nonché l’implementazione di programmi duali. L’evoluzione dei rischi che minacciano il settore spaziale richiede infatti una forte partnership tra comparto civile e militare per cercare di mettere a fattor comune le competenze per ricercare soluzioni tecnologiche e operative utili a prevenire incidenti e interruzioni dei servizi, puntando sulla ricerca scientifica, ad esempio nel campo emergente della Space situational awarness.

Verso la ministeriale Esa

L’Accordo, inoltre, arriva in un momento complesso per lo spazio italiano ed europeo in generale. Tra meno di due settimane, infatti, si terrà a Parigi la ministeriale dell’Esa, il vertice dei capi dei dicasteri europei con delega agli affari spaziali. Al summit si discuterà del rifinanziamento dell’agenzia europea per il prossimo triennio, e si dovranno approvare nuovi programmi e aggiornare quelli pregressi. Il tutto sulla base di una proposta, strategica e programmatica, che il direttore generale dell’Esa sta negoziando con i capi delle agenzie spaziali nazionali. Nel 2019, nel corso dell’ultima ministeriale, il nostro Paese contribuì al budget Esa con 2,2 miliardi di euro, una cifra record e quasi quanto la Francia, tradizionalmente il primo contributore. Non resta che aspettare per vedere se il nuovo esecutivo, che ha scelto Adolfo Urso per il conferimento della delega alle politiche spaziali e aerospaziali, confermerà o meno questo impegno.

Il nuovo assetto dello spazio italiano

In questo contesto è bene ricordare come a maggio sia stato adottato il provvedimento di modifica del decreto legislativo del 4 giugno 2003, n. 128, nel quale si definivano finalità, attività, organi, principi e criteri di organizzazione e funzionamento dell’Asi. Con la misura sono stati assegnati alla presidenza del Consiglio dei ministri i poteri di indirizzo, coordinamento, programmazione e vigilanza dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Una riforma attesa da tempo e che viene ora definita nei dettagli. L’indirizzo di vertice, infatti, viene ora assegnato direttamente al capo del governo, lasciando, quindi, al ministero dell’Università e della ricerca (Mur) solo i poteri di indirizzo strategico limitatamente all’attività di ricerca scientifica. Altra novità è che, d’ora in poi, i criteri di valutazione dei risultati dei programmi di ricerca dell’Asi saranno realizzati sulla base di criteri di valutazione definiti dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e non più dal Mur.

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