La presidenza della commissione Difesa della Camera va al leghista Antonino Minardo. Nel prossimo futuro la commissione, e in generale il Parlamento, sarà decisivo per sostenere i numerosi impegni che aspettano il Paese, tra il sostegno all’Ucraina alla modernizzazione delle Forze armate. Su tutto, l’obiettivo del 2% del Pil alla Difesa, per cui sarà indispensabile il supporto delle Camere

Sarà Antonino “Nino” Minardo il nuovo presidente della commissione Difesa della Camera dei Deputati, scelto in quota Lega. In politica dal 1999, Minardo assume la direzione dell’organo legislativo in un momento cruciale per la Difesa nazionale, con numerosi dossier aperti, dalla fornitura di equipaggiamento militare per l’Ucraina, che deve necessariamente passare per il preventivo esame parlamentare, fino alle necessità di riforma delle Forze armate e modernizzazione degli equipaggiamenti militari.

Il profilo

Classe 1978, di Modica, Minardo è laureato in scienze politiche presso l’università degli studi di Catania. Aderisce nel ’99 a Forza Italia, e nel 2004 entra come assessore nella giunta della provincia di Ragusa. Arriva al Parlamento nel 2008, venendo eletto alla Camera nelle liste del Popolo della Libertà, confermato nuovamente anche nella XVII e XVIII legislatura. Nel 2019 aderisce alla Lega, diventando l’anno successivo segretario regionale per il partito in Sicilia. Nel corso della precedente legislatura, Minardo è stato membro della commissione Affari sociali, (2018-2019), Cultura, scienza e istruzione (fino a dicembre 2019) e della commissione Lavoro pubblico e privato. Rieletto alle elezioni del 2022 nel collegio uninominale di Ragusa, adesso assumerà la direzione della commissione Difesa.

Le sfide

Il momento è delicato per la Difesa nazionale e per la sicurezza a livello globale. Da una parte c’è la guerra in Ucraina, con l’attenzione che le nostre Forze armate dovranno dedicare ad assicurare gli impegni di sicurezza sul fianco est dello spazio europeo. In questo quadro si inseriscono le relazioni e il posizionamento del nostro Paese all’interno delle alleanze di riferimento, Nato e Unione europea. Sicuramente la posizione atlantista non è in discussione, ma più problematico potrebbe essere procedere lungo il tortuoso percorso di costruzione della Difesa europea.

La riforma delle Forze armate

Sul profilo nazionale, il Paese si è assunto l’impegno di raggiungere il 2% di Pil da destinare al comparto Difesa, uno sforzo per il quale sarà indispensabile la collaborazione del Parlamento. Accanto a questo rimane il dossier legato alla riforma delle Forze armate, L’approvazione del Ddl delega per la revisione del modello di Forze armate, che ha rimandato al 2033 i tagli delle dotazioni organiche complessive, è infatti considerato dagli osservatori solo come il primo passo. In particolare, si guarda alla riforma del modello professionale delle Forze armate, con nuovi sistemi di reclutamento e di ferma per i volontari.

I sistemi del futuro

Infine, resta aperto il capitolo modernizzazioni degli equipaggiamenti. Sono diversi i programmi di interesse per le Forze armate, e molti quelli aperti che necessitano di continuo sostegno. Le forze di terra, per esempio, continuano a richiedere l’aggiornamento del carro armato da battaglia, l’Ariete, entrato in servizio ormai 25 anni fa. Capitolo ancora aperto è quello degli elicotteri, dopo le lezioni apprese in Ucraina, con la necessità espressa più volte dal capo di Stato maggiore dell’Aeronautica di salire quanto prima a bordo del programma per il Future vertical lift, in modo da poter riceve gli stessi benefici tratti dall’essere stati i primi in Europa a entrare a far parte del programma F-35 (una scelta rivelatasi vincente, dal momento che il caccia si è imposto nell’ultimo anno anche nel resto del continente).

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