Il coordinatore dei sindaci dem: “Se vogliamo parlare di autonomia dobbiamo parlare degli enti locali (Comuni e Province) e non della creazione di ulteriori meccanismi gestionali a livello regionale. Questa proposta vuole arrivare alla ‘secessione dei ricchi’”

Regioni di serie A e altre di serie B. È questo il timore che serpeggia, anche tra le file della maggioranza, a fronte della presentazione da parte del ministro leghista Roberto Calderoli, del disegno di legge sull’autonomia differenziata. Nel Pd, oltre a Vincenzo De Luca che è già sul piede di guerra e a Francesco Boccia (che sostiene che la proposta dell’esponente del Carroccio non rispetti la Costituzione), anche il coordinatore nazionale dei sindaci dem, Matteo Ricci esprime non poche riserve.

Sindaco Ricci, che cosa non la convince della proposta di Calderoli relativa all’autonomia delle Regioni?

In questo momento il Paese ha bisogno di unità e non di divisione. Il ddl Calderoli sull’autonomia differenziata rischia di fare l’esatto contrario: aumentare il divario tra Nord e Sud e produrre quella che alcuni chiamano la secessione dei ricchi. Serve coesione e più solidarietà, altrimenti si alimentano ulteriori disuguaglianze, in un Paese già diseguale.

Questa rappresenta un’antica battaglia leghista. Può costituire un problema per il nuovo esecutivo spingersi in questa direzione?

Credo che dentro Fratelli D’Italia e Forza Italia non ci sia condivisione. Il trucco sta nella parola “differenziata”, coloro che vogliono unità nel Paese non possono fidarsi di un’impostazione di questo tipo. Credo che alla fine il tentativo di Calderoli non andrà in porto, perché vedrà un’opposizione nel Paese, in Parlamento e all’interno del governo. E può diventare un elemento di divisione del governo stesso. Regionalizzare la scuola, per esempio, come vorrebbero fare i leghisti, significherebbe uscire dal solco della Costituzione e accrescere ancora le disuguaglianze, Sarebbe un arretramento radicale.

Al di là dell’allargamento del divario tra Nord e Sud che lei paventava, non ci potrebbero essere anche degli elementi di vantaggio specie per le regioni più virtuose?

Il tema è la riforma delle regioni. Se vogliamo discutere seriamente dobbiamo parlare della riforma delle regioni e degli enti locali, altrimenti parliamo soltanto di una forza politica che attraverso l’autonomia vuole ritrovare un radicamento al Nord Italia, dopo lo spostamento a partito nazionalista che aveva fatto Salvini negli ultimi anni. Le regioni sono nate per legiferare e programmare e sono diventate sempre più un ente gestionale. Se vogliamo parlare di autonomia dobbiamo parlare degli enti locali (Comuni e Province) e non della creazione di ulteriori meccanismi gestionali a livello regionale.

Parlare di coesione territoriale è probabilmente una chimera in questo Paese. Sarà un tema al centro dell’agenda del Pd che verrà discusso in ambito congressuale?

Sì, il Pd deve essere la forza che ricuce le disuguaglianze altrimenti perde la sua funzione storica.

Che cosa intende per aprire una discussione legata alla solidarietà?

Quando parliamo di divari dobbiamo intendere quello enorme tra Nord e Sud certificato sia dal voto politico che dai dati socio-economici. Ma anche centri delle città e periferie, tra costa ed entroterra, tra città metropolitane e piccoli comuni. Il Pd non può assecondare nessun tipo di processo che aumenta le disuguaglianze.

 

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