Vaccini farlocchi, un sistema sanitario che non può stare al passo con i contagi e una bolla immobiliare che è meglio tenere in vita piuttosto che farla esplodere. L’imprenditore ed economista spiega a Formiche.net che cosa non ha funzionato in Cina in questi tre anni. E perché l’alleanza con Mosca non è in discussione

Non è tanto questione di libertà sì, libertà no. Quanto di normalità. I cittadini cinesi sono stanchi, stufi, provati da due anni e mezzo di lotta al Covid senza visione e strategia, di vaccini farlocchi e di famiglie murate dentro casa per settimane al primo starnuto. In più, e non è certo un dettaglio, lo stress generato dal collasso del mercato immobiliare con centinaia di migliaia di persone che hanno comprato appartamenti rimasti solo sulla carta ci ha messo il carico da novanta.

E allora, le proteste di questi giorni non debbono stupire più di tanto. Forse, è davvero un primo scollamento tra vita ed economia reale e desiderata di partito. Il che, per Pechino, è un problema. Formiche.net ne ha parlato con Alberto Forchielli, economista, imprenditore e gran conoscitore di cose cinesi.

Quanto visto in Cina non capita tutti i giorni. Non è Tienanmen, però…

La verità è che i cinesi non ne possono più, ne hanno le scatole piene. E lo stanno facendo capire, mi pare.

Che cosa è successo?

Tanto per cominciare il vaccino non funziona e le strutture sanitarie non hanno modo di far fronte all’ondata di malati. Di conseguenza le chiusure, le restrizioni, sono l’unica strada, è evidente.

Mi scusi ma è proprio quello che i cinesi non vogliono. La prosecuzione della linea dura.

E lo so. A questo punto Pechino ha una unica strada, comprare un vaccino che funzioni e cominciare a inocularlo alle persone. Un Moderna, un Pfizer… detto questo credo che la strategia zero-Covid vada avanti, a oltranza.

Forchielli, insisto. Ma come la mettiamo con la rabbia delle persone? Sono uomini anche loro, mica delle macchine…

Il governo proseguirà con una strategia zero Covid ma meno dura, con degli allentamenti. Arresteranno un po’ di persone e continueranno così. La verità è che non c’è l’alternativa.

In queste ore la provincia nord-occidentale cinese dello Xinjiang ha allentato diverse restrizioni anti-Covid nella sua capitale, Urumqi, dopo che un incendio mortale ha catalizzato la rabbia di molti cinesi e scatenato un’ondata di proteste in tutto il Paese.

Ecco, come le dicevo. Ma sono allentamenti, non la fine di quella strategia.

Parliamo dell’altro grande male cinese. Il collasso del mercato immobiliare. Le banche si ostinano a erogare denaro a un settore insolvente, non le pare un suicidio?

Non lo è, perché se si danno soldi a un comparto insolvente, allora diventa solvente. Il problema è che il settore del mattone va ridotto, sono anni che è in bolla e fuori misura. Ma accoppiato insieme al Covid diventa una miscela micidiale.

E dove porta?

Mi spiego meglio. Per sopprimere una bolla immobiliare, occorre un sacrificio enorme, bisogna ricollocare milioni di persone, muratori, ingegneri. Parliamo di un’operazione molto dolorosa, ma tutte le volte il governo cinese dà un morso e si tira indietro perché ha paura delle conseguenze di un collasso definitivo. Per questo le banche continuano a pompare quattrini, per paura.

Chiudiamo sulla geopolitica. L’alleanza tra Cina e Russia è davvero ancora così forte? Pechino è stata spesso ambigua con Mosca…

L’asse Cina-Russia è inossidabile, inattaccabile. Perché non ci sono alternative, per la Cina la guerra in Ucraina è poca cosa rispetto ai vantaggi dell’alleanza con Mosca. Semmai a essere imbufaliti sono i russi perché ritengono che da Pechino non li stiano aiutando abbastanza.

 

(Photo by Hyunwon Jang on Unsplash)

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