Due anni di pandemia hanno profondamente rivoluzionato un mercato che garantisce ogni anno miliardi di entrate allo Stato. Ora la sfida è battere l’inflazione e trovare la sintesi tra gioco fisico e virtuale. Spunti e riflessioni dal convegno organizzato da Formiche con Marcello Minenna, Riccardo Grassi, Andrea De Bertoldi, Giorgio Pastorino e Alberto Giorgetti

Crescere, facendo tesoro delle esperienze del passato. L’industria del gioco legale sta lentamente lasciandosi alle spalle i due anni più difficili della sua storia. Prima la pandemia, con le sale chiuse e anni di fatturato gettati al vento. Poi, adesso, l’impennata dei costi legati all’energia che volente o nolente non potrà non impattare su un comparto che nel solo trimestre aprile-giugno 2022 ha garantito allo Stato italiano oltre 3 miliardi di entrate, quasi 11 nei primi nove mesi dell’anno.

Il messaggio emerso ieri sera in occasione del convegno Giocare da grandi. Analisi, prospettive e scenari del settore del gioco pubblico, organizzato da Formiche, era abbastanza chiaro. Per battere sul tempo la crisi, qualunque essa sia, servono investimenti ma soprattutto regole certe e chiare. Perché non c’è business che tenga se le carte in tavola cambiano dal tramonto all’alba. Tra i partecipanti ai lavori, coordinati dal direttore di Formiche.net, Giorgio Rutelli, Riccardo Grassi, head of research di Swg, Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Giorgio Pastorino, presidente del sindacato nazionale dei totoricevitori sportivi, Andrea De Bertoldi, deputato di Fratelli d’Italia e  Alberto Giorgetti, institutional relation director di Igt.

L’INDUSTRIA HA BISOGNO DI REGOLE (CERTE)

Lo spunto per le riflessioni è arrivato con uno studio curato da Swg e presentato dallo stesso Grassi, dalla quale emergono esigenze chiare e inequivocabili e altrettanti problemi connessi, da parte degli operatori del gioco. Tre su tutte: la questione regolatoria/concessoria, la coesistenza di nuove tecnologie digitali e rete fisica e la riduzione dei ricavi legata ad un aumento dei costi a cui non corrisponde una adeguata elasticità dei prezzi (soprattutto per le ricevitorie).

“Tra gli intervistati non si discute della scelta politica di fondo, a favore o contro il gioco, ma della necessità di sviluppare un sistema regolatorio e concessorio stabile che consenta di programmare l’attività imprenditoriale”, spiega Grassi. “Il gioco legale è una realtà prevista e regolata dallo Stato, ma allo stesso tempo avversata per le possibili conseguenze patologiche legate al gioco compulsivo. Questo comporta la presenza di norme contraddittorie sui territori e di una variabilità ed aleatorietà che rende difficile una programmazione imprenditoriale di medio respiro”.

TRA INFLAZIONE E TECNOLOGIA

Passando al secondo tema, quello della digitalizzazione e della migrazione verso il gioco online, anche in questo caso si assiste ad un fenomeno che ha elementi di forte contraddizione. “La sfida non è tanto quella di contrastare il processo di trasformazione in corso verso il gioco digitale, quanto quella di far coesistere tecnologie digitali e attività dei punti di gioco fisico. Il timore diffuso è che la transizione verso piattaforme di gioco online porti ad un isolamento dei giocatori foriero di due problemi fondamentali: la riduzione delle possibilità di controllo del gioco patologico e la riduzione delle attività e del personale dei punti gioco, con la conseguente chiusura e perdita di punti di presidio territoriale”, chiarisce lo studio.

“Da questo punto di vista, la mancanza di una vision di lungo periodo derivata dall’instabilità regolatoria e concessoria rende particolarmente difficile progettare e programmare il futuro dei punti di gioco, anche laddove esistono idee ed iniziative di innovazione”. Non è finita, c’è un altro nemico oltre al caos normativo e alla sovrapposizione tra gioco online e gioco fisico: l’inflazione. “La riduzione dei ricavi è legata a due ordini di fattori: un aumento generalizzato dei costi, legato soprattutto all’aumento dei costi dell’energia, e un aumento della tassazione (sia nei confronti dei punti gioco che dei giocatori). In un sistema iper regolato come quello del mondo dei giochi, questi aumenti comportano sistematicamente una riduzione dei ricavi per i gestori particolarmente forte per le ricevitorie dove non c’è la possibilità di nessun tipo di elasticità rispetto al prezzo finale al cliente. Ne deriva una situazione di elevata instabilità e di elevato rischio di chiusure per gli esercizi attualmente attivi”.

Di qui “una richiesta forte che emerge dagli intervistati è quella di una pari dignità con le altre attività imprenditoriali che parte innanzitutto dalla capacità di dare una stabilità regolatoria per i prossimi anni e di dare accesso agli stessi incentivi riconosciuti agli altri settori per contrastare la crisi”. Perché, “il forte rischio è quello di creare una situazione di distanza sempre più marcata tra la velocità di evoluzione del settore e la capacità di risposta dello Stato”.

NO AL FAR WEST 

Poi la parola è passata a chi gli operatori del gioco li rappresenta. “Nel 2019, ultimo anno pre-pandemia, il gioco raccoglieva ancora molto, parlo del gioco fisico. Poi, dopo l’emergenza Covid, abbiamo visto il gioco online esplodere, mentre il gioco fisico si è fortemente contratto”, ha spiegato Pastorino. “Le società di gaming hanno cercato di agevolare la crescita del gioco online, perché bisogna anche favorire questa migrazione. Deve essere vista come un’opportunità, vero, ma con regole chiare. Ad oggi non siamo riusciti a regolare quello che c’era, figuriamoci se riusciamo a regolare quello che sta arrivando. Ora sinceramente vorrei evitare che frani tutto, che si liberalizzi l’intero mercato senza più regole. Concentriamoci, allora, su come portare la tecnologia nei punti vendita fisici, rendendoli più smart. Insomma, interazione tra gioco fisico e digitale”.

L’ORA DI UNA RIFORMA

Il deputato De Bertoldi, intervenendo in diretta dalla Camera, ha invece puntato il dito contro l’assenza di una vera riforma. “Credo sia arrivata l’ora di un vero intervento, profondo, che coinvolga l’intero settore e tutte le sue imprese. E quando parlo di riforma, intendo anche una qualche forma di ricambio a livello normativo. Basta con le grandi imprese che vengono in Italia infischiandosene delle regole. Chi vuole investire è il benvenuto, purché si adegui alle norme italiane”, ha spiegato il parlamentare.

Necessità di una riforma condivisa anche da Alberto Giorgetti, Institutional Relations Director di Igt. “Un intervento in un mercato che cambia è doveroso. Noi siamo pronti a confrontarci, anzi lo facciamo da tempo, con le istituzioni e con la politica. Credo che sia arrivato il momento di aprire una grande discussione tra imprese e autorità competenti, un colloquio franco con i regolatori, per mettere in cantiere questa riforma. Serve lucidità e precisione, da ambedue le parti”.

Un invito raccolto dallo stesso Minenna. “Un settore così in forte evoluzione richiede un soggetto regolatore che possa avere una capacità di intervento adeguata ai tempi. Prima di altre amministrazioni, l’Agenzia si sta misurando con sfide e difficoltà. Se a questo si aggiungono delle rigidità delle strutture di bilancio pubbliche che vengono coinvolte nel monitoraggio dei flussi finanziari, diventa una tempesta perfetta che rischia di portare a una regolazione a strappi. Questa ricerca è un ulteriore importante contributo che, al riavvio dei lavori parlamentari, ci consentirà di fare ulteriori considerazioni”.

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