Bilaterale a margine del G20 in Indonesia dopo quello tra il leader statunitense e quello cinese Xi, che domani incontrerà la presidente del Consiglio. L’impegno diplomatico e i comunicati diffusi raccontano la volontà di collaborare ma anche una certa attenzione su alcuni temi da parte di Washington. Il diplomatico americano Eric Terzuolo, ex ministro consigliere per gli affari politici a Roma, spiega che, prima di leggere le note di Palazzo Chigi e Casa Bianca, serve guardare ai contesti interni

Giorgia Meloni e Joe Biden si sono incontrati oggi a margine del G20 in corso a Bali, in Indonesia. I due si erano sentiti telefonicamente il 25 ottobre scorso, quando, appena incassata la fiducia alla Camera, la presidente del Consiglio italiano aveva ricevuto le congratulazioni del Presidente statunitense. Da parte americana la volontà di un’incontro è stata forte sin dall’inizio, ed è positivo per la leader italiana che le polemiche dei media americani sulle sue presunte simpatie fasciste non abbiano compromesso questa decisione.

I comunicati diffusi da Palazzo Chigi e dalla Casa Bianca sono piuttosto diversi, raccontano la volontà di collaborazione ma anche una certa prudenza alla luce di alcune posizioni nel governo italiano sulla guerra in Ucraina.

La nota di Palazzo Chigi è più ampia. Apre spiegando che “il colloquio si è incentrato sulla solidità dell’alleanza transatlantica e sull’eccellente cooperazione per fare fronte alle sfide globali, dalla crescita economica alla sicurezza comune”. Continua fissando i temi della discussione, con la guerra in Ucraina e le sue conseguenze economiche in cima all’agenda italiana: “Al centro dell’attenzione il continuo sostegno all’Ucraina, la stabilità nel Mediterraneo e nell’Indo-Pacifico e i rapporti con la Cina”. Conclude sottolineando che i due leader “hanno ribadito i profondi e duraturi legami tra le nostre nazioni e il forte interesse a rafforzare ulteriormente il partenariato nei numerosi settori di interesse reciproco”.

Il comunicato della Casa Bianca è più asciutto. Biden, si legge, ha incontrato Meloni “per coordinare le risposte a una serie di sfide globali, tra cui quelle poste dalla Repubblica popolare cinese, dalla crisi climatica e dall’uso dell’energia come arma da parte della Russia. I due leader hanno anche discusso del loro impegno a continuare a fornire all’Ucraina il sostegno necessario per difendersi e far sì che la Russia risponda della sua aggressione”.

Emergono due differenze sostanziali: la necessità da parte di Meloni di ribadire la solidità dell’alleanza transatlantica anche alla luce delle posizioni dei suoi alleati Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sulla guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia; l’enfasi americana sulla Cina, prima che sulla Russia, a dimostrazione che l’aggressione di Mosca alla sovranità di Kyiv non ha fatto distogliere l’attenzione di Washington da Pechino.

L’incontro tra Biden e Meloni giunge all’indomani di quello tra il presidente statunitense e Xi Jinping e alla vigilia del faccia a faccia tra il leader cinese e il presidente del Consiglio italiano, che prima delle elezioni, in un’intervista all’agenzia di stampa taiwanese Cna, aveva definito un “grosso errore” il memorandum d’intesa con la Cina sulla Via della Seta firmato nel 2019 dal governo gialloverde presieduto da Giuseppe Conte. “Se mi trovassi a dover firmare il rinnovo di quel memorandum domani mattina, difficilmente vedrei le condizioni politiche”, aveva aggiunto con riferimento al rinnovo previsto nel 2024.

Nell’incontro con Xi, Biden ha ribadito l’impegno a far sì che la competizione tra Stati Uniti e Cina non sfoci in un confitto, gestendola “in modo responsabile” e mantenendo “linee di comunicazione aperte”. Xi ha sottolineato che la posizione della Cina sulla crisi ucraina è “chiara e coerente, sostenendo il cessate il fuoco, la cessazione della guerra e i colloqui di pace”, come ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua. La de-escalation potrebbe essere iniziata. L’annunciata visita in Cina di Antony Blinken, segretario di Stato americano, potrebbe confermarlo. Ma le distanze rimangono, su questioni come Taiwan e i diritti umani (nello Xinjiang, in Tibet e a Hong Kong) ma anche sull’economia. La nota della Casa Bianca non dedica a questo aspetto grande spazio, ma quel poco è sufficiente anche per gli alleati europei, a partire dall’Italia, primo e unico Paese ad aver aderito alla Via della Seta (messa in salita dal precedente governo guidato da Mario Draghi): “Biden ha inoltre espresso la sua preoccupazione per le pratiche economiche non di mercato della Cina, che danneggiano i lavoratori e le famiglie americane e di tutto il mondo”.

Mettendo a confronto i comunicati di Palazzo Chigi e della Casa Bianca, “bisogna tener presente che tali documenti sono sempre rivolti in grandissima parte al pubblico interno dei rispettivi Paesi”, commenta a Formiche.net Eric Terzuolo, professore all’American University di Washington, diplomatico statunitense a riposo con un passato da ministro consigliere per gli affari politici a Roma, già direttore del corso sull’Europa occidentale presso il Foreign Service Institute. “Che il governo italiano e quello statunitense abbiano deciso di mandare messaggi un po’ diversi agli elettori rispettivamente italiani e statunitensi mi sembra abbastanza normale”, spiega sottolineando che si tratta di “due comunicati che nascono in contesti molto diversi e con scopi piuttosto diversi”.

“La Casa Bianca”, continua, “sta cercando di accentuare il ruolo globale degli Stati Uniti e della collaborazione degli alleati nell’esercizio di tale ruolo, e bisogna tener presente che l’incontro con Meloni è avvenuto non a un vertice Nato o europeo, ma al vertice G20. L’enfasi sulla Cina si spiega almeno in parte con il fatto dell’incontro con Xi che ha destato grandissima attenzione negli Stati Uniti e durante il quale Biden chiaramente ha voluto segnalare che gli Stati Uniti sono a capo di una forte coalizione di Paesi like-minded”. Per quanto riguarda il governo italiano, “è chiaro che vuole giustamente sottolineare la solidarietà atlantica e del rapporto bilaterale con Washington, almeno in parte per esigenze di politica interna e anche di politica intra-europea, in particolare dopo i recenti battibecchi con la Francia”, osserva ancora Terzuolo sottolineando anche l’importanza per l’Italia di parlare del Mediterraneo, tema verso cui invece gli Stati Uniti hanno scarso interesse. “Per Washington, nei rapporti con gli alleati europei in particolare, la considerazione chiave è il sostegno che essi danno all’Ucraina. Direi che finora Meloni e l’Italia stanno superando bene l’esame”, conclude.

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