Per la Difesa del Vecchio continente, l’Unione europea dovrebbe fare di più, e dovrebbe anche accelerare, per evitare che l’aumento dei budget deciso dai Paesi membri sia impiegato sono in chiave nazionale. L’analisi di dieci esperti europei

Dieci esperti di Difesa provenienti da centri di ricerca, istituzioni e università di tutto il Vecchio continente hanno firmato una lettera congiunta (qui il testo completo) chiedendo che per il percorso di integrazione della Difesa europea si cominci a fare di più, e in fretta. “Se gli europei intendono davvero costruire un’industria della difesa comune che permetta loro di affrontare le nuove sfide che li attendono – recita il testo della missiva – se vogliono diventare un attore credibile sulla scena della sicurezza internazionale, devono fare e spendere di più insieme. E devono farlo ora”.

Aumentano i budget nazionali

Come registrato dalla decina di studiosi, la maggior parte dei Paesi europei ha dichiarato la propria intenzione di aumentare le spese militari, una decisione resa ancora più urgente dall’invasione russa dell’Ucraina. Questo aumento di spese, stimano gli esperti, sarà di circa duecento milioni di euro per i prossimi anni. “L’aumento dei budget per la difesa nazionale dei Paesi europei rappresenta un’opportunità e una sfida per l’Ue” registrano gli esperti, mettendo in guardia i Paesi membri dal “prendere decisioni affrettate, puramente nazionali, e non devono concentrarsi esclusivamente su risposte a breve termine”, anche al netto della necessità di rinfoltire gli arsenali e le urgenze materiali dettate dalla guerra ucraina.

Serve una prospettiva lunga

Piuttosto, “i Paesi dell’Ue devono inoltre adottare una prospettiva a lungo termine che possa contribuire a costruire una difesa efficace all’interno di una base industriale tecnologica e di difesa europea competitiva”. A questo scopo, secondo i ricercatori, fondamentali saranno la cooperazione e il coordinamento tra i diversi Paesi Ue, così come con i partner della Nato, “altrimenti, le nuove risorse a disposizione degli Stati membri rischiano di aggravare ulteriormente la frammentazione”.

Gli strumenti europei

Di fronte alle sfide, registra ancora la lettera, laCommissione e l’Agenzia di Difesa europea (Eda) hanno proposto la creazione dinuovi strumenti finanziari che incoraggino i Paesi membri dell’Ue a effettuare acquisizionimilitari congiunte, come l’European Defence industry reinforcement through commonprocurement Act (Edirpa), con un budget di cinquecento milioni fino al 2024. “L’Edirpagetterà le basi per uno strumento successivo chiamato Programma europeo diinvestimenti per la difesa (Edip), che si concentra sul lungo termine con unbudget più ampio” la cui adozione è prevista per il 2023.

Fare di più e presto

Per i ricercatori “queste iniziative siano un passo nella giusta direzione”. Tuttavia, permangono le criticità: “Troppo spesso gli Stati europei hanno rivisto la loro politica di equipaggiamento quasi esclusivamente in un quadro nazionale, con una visione a breve termine a scapito di una visione a più lungo termine”. Inoltre, i cinquecento milioni di incentivi dell’Edirpa sono poca cosa di fronte ai duecento miliardi complessivi stanziati dai singoli Stati Ue. “L’Ue deve fare di più e più velocemente per evitare che tali misure diventino irrilevanti”. Il problema è che “non esistono altri incentivi finanziari in Europa che possano spingere gli Stati membri a promuovere acquisizioni congiunte”.

Le priorità per la Difesa Ue

Importante, allora, è che l’Unione garantisca almeno “una dotazione finanziaria sostanziale all’Edip” e aumenti il Fondo europeo per la difesa (Edf) per sostenere progetti di ricerca e sviluppo collaborativi nel settore della difesa. “La revisione intermedia del Quadro finanziario pluriennale dell’UE nel 2023 – registrano ancora gli esperti – offre questa possibilità”, notando come, comunque, “tutto questo è nelle mani degli Stati membri e l’ultima parola spetta a loro”. Per questo, i Paesi europei dovrebbero “trovare urgentemente un accordo su questo dossier”. I Paesi europei dovrebbero “approfittare di queste iniziative per avviare immediatamente un processo congiunto di programmazione e approvvigionamento della difesa dell’Ue che si colleghi in modo credibile alla pianificazione delle capacità nazionali e risponda alle esigenze militari nazionali, dell’Ue e della Nato”.

I firmatari

I dieci ricercatori europei che hanno co-realizzato e co-firmato la lettera provengono da centri di ricerca e istituzioni di tutto il Continente: Jean Belin, Defense and peace Bordeaux School dell’università di Bordeaux; Renaud Bellais, dell’università di Grenoble-Alpes; Daniel Fiott, responsabile del programma Difesa e governo del Centre for security, diplomacy and strategy della scuola di Governance di Bruxelles. professore aggiunto alla Vrije Universiteit di Bruxelles e borsista non residente del Real Instituto Elcano; Alessandro Marrone, responsabile del programma Difesa, Istituto affari internazionali (Iai); Sylvie Matelly, vicedirettore dell’Institute for international and strategic affairs (Iris), Jean-Pierre Maulny, vicedirettore dell’Iris; Fédérico Santopinto, ricercatore senior dell’Iris; Gaspard Schnitzler, ricercatore dell’Iris; Trevor Taylor, Professorial Research Fellow del Rusi e Dick Zandee, membro del Comitato scientifico del Gruppo Ares

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