Come si comporterà il governo guidato da Giorgia Meloni sul Mes? Lo ha anticipato Giancarlo Giorgetti ieri dall’Eurogruppo: “Sul Mes mi attesto sulle decisioni del precedente governo, di cui facevo parte. Si attendono i prossimi passi dell’esecutivo

“Sul Mes mi attesto sulle decisioni del precedente governo, di cui facevo parte. Aspettiamo le decisioni della Corte costituzionale tedesca e poi decideremo, confermo l’impegno a ratificarlo, esattamente la posizione dello scorso governo”. Le parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti alla fine della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles non rappresentano una novità per quanto riguarda la sua personale posizione, diverso è invece il ragionamento rispetto ad alcuni pezzi della attuale maggioranza che il Mes hanno sempre contestato.

Cosa è il Mes

Il Mes è stato ideato al fine di concedere prestiti in situazioni di estrema emergenza, come accaduto in passato a Grecia, Cipro e Spagna. Il fondo si caratterizza per condizioni piuttosto rigide tramite le quali emette i prestiti, con annessa anche la possibilità di atti sanzionatori. Il tutto è gestito dal Consiglio dei governatori costituito dai ministri delle finanze dell’Eurozona oltre che da un Consiglio di Amministrazione. Risale al 2017 la proposta di riformare il Mes, con altre condizioni, ovvero: non essere in procedura d’infrazione; vantare un deficit inferiore al 3% da un biennio; avere un rapporto debito/PIL sotto il 60% o in alternativa avere una riduzione del rapporto di almeno 1/20 negli ultimi due anni.

Tesi

Il ragionamento di chi contesta il Mes è più o meno il seguente: se questi denari sono così vantaggiosi allora perché non sono stati richiesti anche da altri Paesi in difficoltà? C’è all’orizzonte il rischio che il Mes possa cambiare in corsa le sue condizionalità portando in parallelo l’ingresso della troika come ente controllore, così come accaduto durante la crisi ellenica dal 2012?

Sul punto si registra la posizione del Single Board Resolution, autorità Ue per la risoluzione delle banche, che “spera che gli sforzi dei membri dell’Eurogruppo che hanno portato all’accordo su un sostegno comune non rimangano vani”. Secondo il Sbr la ratifica dei cambiamenti al trattato del Meccanismo europeo di stabilità e il relativo Accordo Intergovernativo sono necessari per fornire all’Unione bancaria “la potenza di fuoco necessaria per gestire i fallimenti bancari, portare ulteriore fiducia nel sistema e aiutare l’Autorità a promuovere la stabilità finanziaria e proteggere il contribuente”.

Maggioranza variabile

Già nel febbraio scorso l’allora ministro Daniele Franco aveva annunciato l’intenzione del governo di presentare il ddl di ratifica al Parlamento, provocando una serie di reazioni nella maggioranza di allora. In quelle ore Matteo Salvini osservò che non si trattava di un’urgenza (“occupiamoci di lavoro, di spendere bene i soldi a disposizione, però non infiliamoci in altri dibattiti e problemi, ce ne sono già abbastanza sul tavolo di nodi da risolvere”). Giorgia Meloni disse di essere pronta a “respingere con tutte le nostre forze questo ennesimo tentativo di riforma di un trattato che non fa gli interessi dell’Italia” e Silvio Berlusconi si disse favorevole al Mes ma annunciò di avere riserve sul regolamento di attuazione.

Andando indietro a prima del governo Draghi la posizione di Fdi sul Mes è stata sempre sfavorevole, definendo la misura come “il fondo ‘ammazza-Stati’ che l’Italia ha contribuito a creare versando miliardi di euro presi dalle tasche dei cittadini”. Quanto questo elemento potrà influire sulla decisione finale e sulle relazioni europee di Chigi?

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