Un’opposizione autorevole può mettere in difficoltà le maggioranze parlamentari e i governi sottolineandone in maniera efficace gli errori e soprattutto, se viene percepita come un’alternativa credibile di governo, può indurli a calibrare la propria azione politica sui canoni del realismo più che su quelli della demagogia

“Con un Pd così, Meloni può dormire sonni tranquilli” è una delle frasi più ricorrenti di queste settimane. Quasi un luogo comune. Lo dicono a destra, lo ripetono, con l’enfasi tipica dei conflitti in famiglia, a sinistra. L’affermazione sconta un errore di fondo: sopravvaluta il potere reale dell’opposizione. Non sono, infatti, le opposizioni a far cadere i governi. I governi cadono quando perdono la propria maggioranza in Parlamento o quando vengono travolti da eventi esterni che nulla hanno a che vedere con l’azione dei partiti politici.

Tuttavia, un’opposizione autorevole può mettere in difficoltà le maggioranze parlamentari e i governi sottolineandone in maniera efficace gli errori e soprattutto, se viene percepita come un’alternativa credibile di governo, può indurli a calibrare la propria azione politica sui canoni del realismo più che su quelli della demagogia. Con ciò, obbligando l’avversario a dare il meglio di sé e rendendo un servizio tanto alla democrazia quanto alle Istituzioni. È quello che cerca di fare il cosiddetto Terzo Polo; è quello che il Pd ha rinunciato a fare. E non da oggi.

Quando, nel marzo del 2021, Enrico Letta si insediò come segretario del Partito democratico, tutti pensavano che, essendo allora il Pnrr il tema centrale da cui dipendeva il futuro dell’Italia, l’uomo si sarebbe presentato indossando i panni che più gli erano propri: quelli del figlioccio politico del compianto economista Beniamino Andreatta. Si presentò, invece, sotto le mentite spoglie del cuginetto di Laura Boldrini.

Nonostante fossero almeno trent’anni che in tutti i Paesi industrializzati d’Occidente si pubblicavano libri per spiegare il crollo della sinistra con la sua dissennata scelta di abbandonare la società e i temi del lavoro per aderire alle minoranze e alle questioni legate ai diritti personali, fu questa, tra legge Zan, ius soli e antifascismo militante, la scelta di Enrico Letta. Una scelta evidentemente dettata da un’insicurezza caratteriale figlia di un’incertezza identitaria. Una scelta che, tra il corteggiamento in corso dei grillini di Conte e la prospettiva di un segretario riconoscibile per massimalismo ideologico e fluidità di genere come Elly Schlein, sembra destinata a caratterizzare anche il Pd del dopo Letta. E allora sì che Giorgia Meloni potrà dormire sonni tranquilli.

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