La scena politica, economica e sociale italiana è dominata da una serie di partiti trasversali che ostacolano la progressiva affermazione di una seria meritocrazia. Ecco quali secondo Luigi Tivelli

Com’è noto, sembra che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia, perlomeno sul piano dei segnali significativi, imbracciato la bandiera del merito. Una bandiera cui la sinistra, con una delle sue varie occasioni perse, ha rinunciato sia quando deteneva posizioni di governo sia dai suoi pulpiti. Se pure Giorgia Meloni darà seguito ai primi segnali – e questo è tutto da vedere e verificare – non sarà certo un’azione facile.

La scena politica, economica e sociale italiana è infatti dominata da una serie di partiti trasversali che operano sempre sottotraccia e a volte emergono tali da contribuire a ostacolare la progressiva affermazione di una seria meritocrazia. Per mettere subito i piedi nel piatto, va rilevato che al Partito del merito (Pdm) si oppone un ben più forte partito trasversale: il Pnf, che non è ovviamente il partito nazionale fascista di vecchia memoria, ma il Partito nazionale dei favori, intendendo qui per favori dalla tangente fino ai favoritismi vari e alle troppe raccomandazioni.

Sono infatti troppi gli ambiti delle amministrazioni pubbliche centrali, delle regioni, nelle amministrazioni locali, della sanità e persino qualche aspetto del sistema delle imprese in cui l’etica, la consuetudine, la prassi del favore prevale su quella del merito. Come è noto poi, la sorella gemella del merito è la concorrenza, che trova da tantissimi anni molti ostacoli rispetto a una progressiva affermazione. L’assenza o la carenza di concorrenza opera soprattutto negli ambiti e nei settori non esposti alla concorrenza internazionale. E qui intervengono altri due partiti trasversali che si contendono la scena: il Peci, Partito degli esposti alla concorrenza internazionale e il Paneci, Partito dei non esposti alla concorrenza internazionale. Un partito, quest’ultimo che in vari anni e settori si sovrappone al Partito nazionale dei favori.

Il fattore “non concorrenza” incide molto sullo sviluppo del Paneci perché troppi nel Paese, oltre agli ambiti e ai settori citati per il Pnf, sono gli ambiti e i settori non esposti alla concorrenza internazionale. Eppure, ciò che tiene in piedi l’Italia, ciò che sostiene la crescita negli anni in cui si è realizzata una appena significativa crescita del Pil negli ultimi 25 anni sono soprattutto le imprese, come ad esempio le tante medie imprese multinazionali tascabili, ma anche moltissime piccole imprese e una parte di quelle grandi che operano davvero in un regime di concorrenza e competono sui mercati internazionali.

Sostenere e promuovere il Partito trasversale del merito che purtroppo oggi non annovera molte schiere, e il Partito degli esposti alla concorrenza internazionale (o alla concorrenza in genere) sarebbe l’unica via per contribuire ad accrescere la produttività del sistema e liberare finalmente la crescita. Un obiettivo molto ambizioso perché sia quanto a previsioni ufficiali del governo e previsioni delle istituzioni finanziarie internazionali, dal 2023 torneremo alla crescita del Pil dello “0” che purtroppo ci ha mediamente accompagnato nel corso degli ultimi 25 anni.

Non solo, una qualche forma di sostegno mirato all’operato congiunto di questi due partiti trasversali, il Pdm e il Paneci, che sin qui in Italia hanno perso le metaforiche elezioni è l’unica via per restituire un futuro ai giovani, in un Paese che vanta il non commendevole record di 2,5 milioni di giovani che né studiano né lavorano e uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile nell’Unione Europea.

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