Prima i sovranisti del nostro stivale capiscono che gli interessi nazionali si difendono e si promuovono a Bruxelles, non (af)fidandosi agli altri sovranisti, ungheresi, polacchi, spagnoli, ma contando sui federalisti, meglio sarà per loro e per l’Italia. Il commento di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica e socio dell’Accademica dei Lincei

“Mi sono sempre fatto una certa idea della Francia. La Francia non sarebbe tale senza la grandeur, così Charles de Gaulle che, da sovranista coerente, voleva una Europa delle patrie.

Confederazione europea e non Unione europea, sovranità separate che convergono nei momenti decisionali, non condivisione delle sovranità in una visione che va oltre, al di sopra, al di là delle patrie.

Mai, comunque, la preminenza del diritto europeo sul diritto dei singoli Paesi, la sovranità non è solo legge, ma sicuramente consiste anche nella superiorità delle leggi di ciascun Paese, pardon, di ciascuna patria. Rivendicare questa sovranità, oggi, significa, da un lato, non avere capito che per nessuno Stato-membro esiste l’opzione di riconquista della sovranità spontaneamente ceduta (non espropriata) a una Unione sovranazionale, dall’altro, che la sola opzione alternativa disponibile è l’uscita, exit.

Condivisione della sovranità vuole dire anche condivisione delle politiche, secondo quanto stabilito dai Trattati. Naturalmente, i sovranisti cercheranno sempre una interpretazione minimalista dei doveri che vengano imposti alla loro patria e, altrettanto naturalmente, non accetteranno nessun impegno che non derivi da doveri esplicitamente sanciti.

Nel bene, che, se esiste, è quasi impalpabile, e nel male, che è ampio e diffuso, il tema dell’immigrazione è giuridicamente trattato in maniere discutibilissima, dimostratasi costantemente inadeguata. Ciascuno e tutti i sovranisti dovrebbero essere pienamente consapevoli che trovare sponde e accoglienza dagli altri sovranisti in questa materia è alquanto improbabile e che un esito positivo può seguire soltanto da accordi raggiunti con disponibilità e generosità, forse anche con l’attesa di reciprocità, fra di loro oppure a livello europeo.

Tuttavia, se le materie sulle quali i sovranisti debbono esprimersi sono delicate agli occhi dei loro rispettivi elettorati, allora mors tua vita mea. La grandeur della Francia non può fare nessuna graziosa concessione ”nazionale” e meno che mai sentirsi dire che quella concessione era dovuta, il minimo che potesse fare. D’altronde, Macron deve tenere conto della sovran-nazionalista Marine Le Pen. Un atto di generosità può farlo con adeguato riconoscimento da parte degli italiani. Grave è che, non sentendosi abbastanza elogiato, in un lungo singulto di fiera grandeur Macron minacci ritorsioni su altri settori di competenza europea. Il suo è, in effetti, un comportamento sovranista che rischia di innescare quello che chiamerò lo scaricabarile del sovranismo con l’Italia non propriamente ben messa.

Se ciascun sovranista agisce esclusivamente in difesa o nel perseguimento dei suoi interessi nazionali di brevissimo respiro, non riuscendo neppure ad immaginare gli sviluppi successivi, in una situazione che definirò sovranismus omnium contra omnes, qualcuno vincerà poco e gli altri perderanno molto.

Non è chiaro che cosa voglia vincere il Presidente Macron tranne forse fare la faccia feroce per recuperare un prestigio nazionale, patriottico un po’ offuscato anche dalla sua coda di paglia.

Di certo, l’esternazione intempestiva e plebea di Salvini va a scapito di qualsiasi interesse nazionale, di qualsivoglia riconquista di sovranità. Prima i sovranisti del nostro stivale capiscono che gli interessi nazionali si difendono e si promuovono a Bruxelles, non (af)fidandosi agli altri sovranisti, ungheresi, polacchi, spagnoli, ma contando sui federalisti, meglio sarà per loro e per l’Italia. “Assolver non si può chi non si pente,/né pentere e volere insieme puossi/ per la contraddizion che nol consente” (Inferno, XXVII, 118-120).

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