L’esecutivo di Giorgia Meloni prova a stringere sulla creazione di un’infrastruttura unica di rete, che potrebbe anche passare per un’Opa su Tim. Di sicuro, hanno avvertito gli operatori riuniti in Asstel, in attesa di un consolidamento il comparto soffre e per questo bisogna spingere su banda larga e 5G

L’Italia aspetta la sua rete unica, pubblica o privata che sia. Mancano pochi giorni alla scadenza del 30 novembre, data entro la quale dovrà arrivare sul tavolo di Tim l’offerta di Cassa depositi e prestiti (azionista dell’ex Telecom al 9,8%) per la rete secondaria, oggi inscatolata in Fibercop. Come noto, infatti, la strada per l’infrastruttura unica passa per la messa a sistema degli asset di Tim con quelli di Open Fiber, controllata (60%) da Via Goito.

OPA O RETE?

Una volta fuse le due reti, esse confluiranno dentro una società interamente, o quasi, a trazione pubblica. Questo sempre che non prenda forma e corpo in piano Minerva, che nei desiderata del governo Meloni e in particolar modo di Fratelli d’Italia, prevede l’Opa di Stato a mezzo Cdp proprio sul gruppo telefonico. Insomma, le strade sembrano essere due. O la cessione della rete al governo, operazione che per il ceo di Tim, Pietro Labriola è ormai diventata una sorta di priorità industriale. O la scalata di Cassa alla stessa ex Telecom, mettendo nel conto anche il confronto/scontro con gli attuali soci privati, a cominciare dai francesi di Vivendi, azionisti al 23,9%.

Nel mentre, appare ormai scontato come l’intero comparto delle telecomunicazioni italiane abbia bisogno di un riassetto, che passi magari anche attraverso una qualche forma di consolidamento. Lo hanno ribadito, nel corso dell’ultimo Forum telecomunicazioni, gli stessi operatori telefonici riuniti in Asstel. Urge, è la sostanza, un intervento di sostanza che possa spingere gli investimenti più sulla tecnologia 5G e sulla banda larga, i soli driver per una digitalizzazione del Paese, anche e non solo perché previsti nel Pnrr.

DESTINAZIONE 5G

L’ultimo report di Asstel, presentato in concomitanza con l’assise degli operatori, parla chiaro. Aumenta il traffico ma calano i ricavi in Italia, a fronte di investimenti che restano molto alti – in media 7,2 miliardi di euro all’anno – per la realizzazione delle nuove reti a banda ultralarga fisse e mobili. Il fatturato nel 2021 è diminuito dello 0,6% a 27,9 miliardi di euro, a fronte di investimenti costanti e un Capex a 1,1 miliardi di euro, il valore più basso di sempre.

Non è tutto. Dal 2020 al 2021 c’è stato un calo in Italia del 2,7% dei prezzi relativi a terminali e servizi di comunicazione, contro una media europea del +0,6%. Da dicembre 2011 a dicembre 2021 l’Italia mostra un calo del -33%, il maggiore tra i principali Paesi europei. Numeri di fronte ai quali le telco (Tim, Vodafone, Iliad, Wind Tre, Open Fiber) lanciano l’allarme: senza interventi urgenti, la realizzazione delle reti a banda ultralarga in fibra e 5G nei termini fissati al 2026 sono altamente a rischio.

LA SPINTA DEL GOVERNO

Chi ha fretta di rilanciare il settore tlc, andando oltre il discorso rete unica, è comunque proprio il governo Meloni, rappresentato in occasione del citato Forum di Asstel dal ministro per il made in Italy, Adolfo Urso. Premesso che la futura rete univa dovrà essere a controllo pubblico, Urso ha ammesso che ci sono ritardi che vanno colmati. Tra questi la realizzazione della rete “che dobbiamo garantire sia nelle zone bianche sia nelle zone grigie. Non sarà una rete unica? Forse non lo può essere più in qualche caso, ma dobbiamo garantire che nessuno dei nostri cittadini resti indietro”.

La visione è chiara: bisogna “farla in fretta e raggiungere tutte le zone del Paese. È un elemento importante per la sicurezza nazionale l’industria, anche l’artigianato, la cultura ovviamente il turismo, i servizi”. Per quanto riguarda poi come realizzare questa strategia “spetta al governo nel suo complesso. Stiamo analizzando i dossier e ovviamente lo realizzeremo nel tempo che è necessario farlo”, ha continuato il ministro, precisando a proposito di un’eventuale opa su Tim che “gli strumenti per farlo dovremo deciderli nel governo e questo è un governo che agisce insieme, all’unisono e ci ripromettiamo di farlo dopo aver fatto tutte le ricognizioni necessarie”.

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