Sono chiari gli elementi che indicano la via da seguire affinché il comitato che sta per insediarsi possa proseguire la positiva esperienza maturata da quelli che l’hanno preceduto: approccio bipartisan, equilibrio e continuità nell’azione di controllo, segretezza dei lavori. L’intervento del prefetto Adriano Soi

Il controllo parlamentare sui servizi d’informazione italiani ha compiuto 45 anni: il primo comitato (il Copaco) fu infatti istituito dalla legge 24 ottobre 1977, n. 801 – atto fondativo dell’intelligence repubblicana – poco tempo dopo la costituzione dei due comitati del Congresso degli Stati Uniti, lo United States Senate Select Committee on intelligence (1976) e lo United States House Permanent Select Committee on intelligence (1977). Si può dunque dire che in piena Guerra fredda la più potente democrazia occidentale e la giovane Repubblica nata dalla Resistenza aprirono contemporaneamente una nuova, fondamentale pagina nella storia dei servizi segreti.

Al Copaco, costituito da quattro senatori e quattro deputati, nominati in base al criterio di proporzionalità, veniva affidato il controllo sull’applicazione dei principi ispiratori della nuova legge e a tal fine il comitato poteva chiedere al governo informazioni sulle “linee essenziali” delle strutture e delle attività dei servizi, formulando “proposte e rilievi”. Il comitato doveva inoltre valutare – e questo era sicuramente, almeno sulla carta, il più rilevante tra i suo poteri – la fondatezza di ogni conferma del segreto di Stato da parte del presidente del Consiglio dei ministri.

All’odierno Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) la riforma varata nel 2007 con la legge n. 124 dedica ben dieci articoli e, nel confermare il potere di verificare le decisioni presidenziali di segretazione, stabilisce che l’organismo parlamentare verifichi “in modo sistematico e continuativo” la conformità dell’attività dei servizi d’informazione alla Costituzione e alle leggi, affinché la stessa sia sempre diretta a tutelare l’interesse della Repubblica e delle sue istituzioni. I poteri ispettivi del collegio sono ampi, così come sono estesi gli obblighi di comunicazione del governo nei suoi confronti, a partire da quello relativo alla presentazione ogni sei mesi di una relazione riservata sull’attività dei servizi d’informazione, contenente anche un’analisi della situazione e dei pericoli per la sicurezza, per finire con le informazione sulle spese sostenute e sul ricorso alle garanzie funzionali e alle intercettazioni.

Questo breve elenco è sufficiente a motivare il segreto che normalmente copre i lavori del Comitato e costituisce la condizione irrinunciabile per il pieno successo dell’attività di controllo, elemento a sua volta essenziale per mantenere in equilibrio l’intero Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, nel quale cooperano e interagiscono i più delicati apparati dello Stato.

Se a questa centralità istituzionale si aggiunge la progressiva espansione dei poteri del comitato di cui abbiamo appena detto (si pensi non solo a quelli previsti dalla legge ma anche, per esempio, alla dilatazione nell’ultima legislatura dell’uso dell’indagine conoscitiva, strumento tipico dei regolamenti parlamentari) non può meravigliare il complesso gioco di tensioni politiche che in queste ultime settimane si è innescato attorno alla designazione dei componenti del nuovo Copasir e alla nomina del presidente.

La matassa è resa ancora più intricata dal fatto che, come ben sanno gli addetti ai lavori: a) per legge, il collegio non è formato in base al principio di proporzionalità tra i gruppi parlamentari bensì a quello – del tutto eccezionale in sede parlamentare – di parità tra maggioranza e opposizione; b) i dieci componenti (cinque deputati e cinque senatori) eleggono il presidente al loro interno scegliendolo obbligatoriamente tra gli esponenti dell’opposizione. Nell’attuale situazione politica, alla normale dialettica tra le varie componenti della maggioranza si è aggiunto un intreccio particolarmente complicato dei rapporti tra le tre componenti dell’opposizione, causato anche dalla contemporaneità con altri tavoli di trattativa (altre commissioni parlamentari, candidature alle prossime elezioni regionali) ciò che sta rendendo particolarmente difficile il raggiungimento di un accordo per la scelta del presidente.

L’auspicio, ovviamente, è quello che si riesca a raggiungere l’unanimità attorno ad una figura autorevole ed esperta del difficile campo dell’intelligence e della sicurezza nazionale, in grado di assicurare una guida equilibrata all’intenso lavoro cui il Comitato sarà chiamato nella legislatura che si apre.

La ricerca dell’unanimità, del resto, è una positiva costante nella storia delle istituzioni di governo della nostra intelligence durante il primo settantennio di vita repubblicana: le due leggi fondamentali prima citate (la n. 801 del 1977 e la n. 124 del 2007) sono state entrambe approvate da maggioranze larghe, più ampie di quella di governo, mentre per la n. 133 del 2012 – che nacque proprio dall’esperienza del nuovo Copasir durante la sua prima legislatura ed era intesa ad eliminare le principali difficoltà riscontrate nell’applicazione della riforma – si sfiorò addirittura l’unanimità dei consensi parlamentari (il testo venne esaminato dalle commissioni Affari costituzionali dei due rami del Parlamento in sede legislativa, evento ormai raro nella prassi parlamentare e chiara testimonianza di un cima largamente consensuale attorno all’iniziativa).

Ma non basta: tutti i regolamenti di attuazione della riforma del 2007 sono stati esaminati dal Copasir in sede consultiva e, come lo stesso comitato ha più volte affermato nelle sue relazioni pubbliche, la maggior parte delle osservazioni e delle condizioni formulate dall’organo di controllo nei suoi pareri è stata accolta dal governo nella stesura definitiva dei provvedimenti.

Infine, anche le relazioni conclusive delle indagini conoscitive condotte dal Copasir vengono di norma approvate all’unanimità.

Sono dunque chiari gli elementi che indicano la via da seguire affinché il comitato che sta per insediarsi possa proseguire la positiva esperienza maturata da quelli che l’hanno preceduto durante le prime tre legislature di vigenza della riforma: approccio bipartisan, equilibrio e continuità nell’azione di controllo, segretezza dei lavori. La missione istituzionale, vale la pena ripeterlo, è assicurare il costante contributo del Parlamento al corretto ed efficace svolgimento dell’attività dei servizi d’informazione per la sicurezza della Repubblica.

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